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Destinazione Italia

Ecco cosa c'è sul treno del PD

Siamo saliti sul Destinazione Italia insieme a Renzi, poi venuto a Bolzano. Lunga sosta per il segretario Pd nel capoluogo bolzanino.
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Il treno del Partito Democratico è arrivato ieri al nord-est, la sua prima tappa è Thiene, in provincia di Vicenza, dove il segretario nazionale Matteo Renzi non viene esattamente accolto a braccia aperte. Ad aspettarlo ci sono alcuni contestatori e i cartelli e i cori sono sullo stesso tenore: “Ladro!”. I contestatori appostati alla stazione erano ex risparmiatori della Banca Popolare di Vicenza, una delle banche popolari che sono finite nel ciclone dello scandalo di qualche tempo fa. Renzi scende e non appena vede i contestatori e si ferma a parlare con loro: “Perché sono un ladro? Mi dica”- continua rispondendo a ogni critica da parte degli astanti, comprese quattro mamme anti-vax, con cui la discussione si potrae per circa mezz'ora.

Il Destinazione Italia – questo il nome del treno -  riparte e fa scalo a Rovereto, prima delle tre tappe del tour di Renzi e del suo staff in giro per il Trentino Alto-Adige. Il filo conduttore che seguirà le tappe da Mezzocorona a Bolzano è quello dell’innovazione, non a caso durante la sosta trentina, Renzi ha fatto visita al Tecnopolo. Alla fermata c’è Mattia Peradotto, giovane organizzatore del treno targato Pd, che discute con alcuni ragazzi dei Giovani Democratici di Verona delle lotte intestine al partito e di quello che al momento dovrebbe esserci alla sinistra del Partito Democratico: “Per essere plurali non c’è bisogno per forza di essere litigiosi. I 5stelle? Loro sono forti perché basano tutto sulla non-scelta, è facile per loro”.

 

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A bordo del treno

Ed è qui che si comincia a seguire il treno dall’interno, dopo l’arrivo di Renzi, prima assediato dalle tv locali e poi impegnato – una volta salito sul treno – in un incontro istituzionale sul treno stesso, probabilmente con alcuni esponenti del Pd trentino. “Non vede l’ora di scendere”, dice correndo nella direzione opposta una ragazza dello staff, appena finito l’incontro durato più di quaranta minuti. La sala stampa è piena di giornalisti locali, a cui Renzi non rilascia nessuna dichiarazione, mentre i giornalisti che seguono interamente il percorso del treno sono in un vagone a scrivere in tempo reale le ultime – poche – notizie che si riescono a cogliere durante il viaggio.

 

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Il treno è un Frecciabianca di cinque vagoni affittato appositamente dal partito, a quanto pare solo per il viaggio di questa pre-campagna elettorale, ciò allude quindi a una successiva campagna elettorale più vicina alle elezioni politiche, forse dopo la Leopolda di fine novembre, su cui Renzi lascia delle anticipazione nella sua tappa bolzanina. Sala stampa e sala riunioni e il resto sedili per lo più vuoti. Girando per i vagoni di intravedono vari gadget, come tazze brandizzate o t-shirt che si possono acquistare, comprese svariate copie del libro di Renzi sulla sua esperienza di governo, Avanti. Avanti, quindi, fino a Mezzocorona, dove però i giornalisti non riescono a seguire l’evento a causa di un piccolo incidente con il pullmann e quindi costretti a invertire la rotta e andare direttamente verso il NOI Techpark di Bolzano, ultima tappa del viaggio per la regione,  per seguire l'intervento che farà Renzi nella sala dove pochi giorni fa si era concluso l'SFScon, la conferenza internazionale sul free software.

Il comizio di Renzi 

In prima fila ci sono Christian Tommasini e Carlo Costa, alcuni imprenditori locali come Claudio Corrarati ma anche la segretaria del Pd uscente Liliana Di Fede, arrivata anche lei con il Direzione Italia insieme alla vicesegretaria Nadia Mazzardis e ai Giovani Democratici dell’Alto Adige. Non può mancare Alessandro Huber, il neo-segretario del Pd locale, uscito vincente dalla partita delle primarie con il 72% dei voti.

“Siamo stati in molti posti bellissimi durante questo viaggio per l’Italia” – comincia Renzi – “Abbiamo scelto il NOI, una struttura bellissima, come luogo importante dell’Alto Adige, un luogo di futuro”. L’aggettivo bello è la parola chiave del segretario nazionale più o meno pronunciata su ogni ambito da lui toccato, d'altronde faro della retorica renziana.  Questo quindi il tenore “positivo” dell’incontro con i militanti e i simpatizzanti del partito. Renzi prosegue con alcune delle sfide che ritiene essere cruciali da adesso a cinque anni, ci sono accenni alla robotica e all’intelligenza artificiale e al sorpasso della Cina nel campo informatico a cui l’Italia dovrebbe cercare di stare dietro. Dal macro si passa al micro e Renzi continua: “Non è possibile che qui in Alto Adige riusciate ad avere l’11% di tutti i turisti che arrivano in Italia, praticamente quanto riesce a fare tutto il meridione, l’Alto Adige è un esempio da seguire, come per l’alternanza scuola lavoro, che educa i ragazzi alla fatica e al sudore, non all’assistenzialismo”. Nessuna domanda scomoda per il segretario del Partito Democratico, partito che a quanto pare dovrebbe essere parte di una "coalizione più ampia possibile" per le prossime elezioni. A guidare le trattative per una possibile coalizione, Piero Fassino.

 

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Renzi continua a rispondere alle domande per oltre un’ora e mezza, tappa eccezionalmente lunga per gli standard del Destinazione Italia, forse complice il fatto dei risultati bulgari in Sudtirolo sia al referendum costituzionale del 4 dicembre scorso, sia per le ultime primarie, che hanno appunto visto il candidato della Lista Renzi vincere con il risultato già citato. Oltre a commentare fatti ormai noti, Renzi lancia l’unica vera notizia della serata in merito alla Leopolda, l'annuale kermesse renziana di Firenze: “Il treno arriverà alla Stazione Leopolda, da lì è partito tutto per caso, quando feci un’intervista al telefono in una trattoria fiorentina usando per la prima volta il termine rottamazione. Il tema sarà l’incontro e la lotta, infatti sarà l’ottava edizione della Leopolda, tutti avranno un cartellino con scritto lotto per”. Il gioco di parole lascia il tempo che trova e si esaurisce in fretta, così come si esaurisce il tempo di Renzi, che appena finito l’incontro monta in macchina – curiosamente non in treno, dove rimangono staff e giornalisti – direzione Lombardia.

 

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