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Il sindaco scrittore

La Guerra di Renzo

Lo chiamavano il Sindaco Scrittore. Ieri sera Renzo Caramaschi ha presentato tutti i suoi quattro romanzi. Lo sciovinismo del sindaco e le sue guerre con Nabokov.
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Ore 18.30, Kolping. Piazza dei Domenicani, Bolzano.

 

Questa sarebbe grossomodo la dicitura se fossimo all’interno di un qualsiasi film action di bassa lega con Steven Seagal. Eppure siamo nella sonnacchiosa Bolzano, sul tardo pomeriggio - quasi sera - neppure un alito di vento. Entrando nella sala affrescata del Kolping si comincia a intravedere qualche anima, tutti in religioso silenzio, mentre aspettano l’autore in arrivo, alcuni procedono con i preparativi. Sono i membri della Società Dante Alighieri, di cui Daniele Moretti e Giulio Clamer  fanno parte e presenziano in sala. Se ci fosse possibile avere una panoramica dall’alto - ma sono sicuro che i nostri lettori non siano certo sprovvisti di immaginazione - al posto degli spettatori vedremmo solo una parte della damiera, quella con le pedine bianche.
 
Arriva l’autore, è Renzo Caramaschi, sindaco di Bolzano, città aspirante capoluogo.
“Abbiamo voluto mostrare al pubblico qual è il filo logico, il motivo conduttore e l’importantissimo messaggio che il nostro Caramaschi ha voluto imprimere nei suoi romanzi, ovvero lavorare per un mondo migliore” - così esordisce Giulio Clamer, presidente della Dante di Bolzano.
 
Servono due persone per raggiungere la verità: una per dirla, l’altra per ascoltarla. Su per giù recita così un passo di uno dei suoi romanzi, così ha inizio la presentazione. “Per me la scrittura è una forma di disintossicazione dalla vita, dal lavoro, dalla routine. E’ importante che le storie siano affascinanti. Purtroppo da quando sono sindaco ho dovuto abbandonare la mia montagna, di cui scrivo sempre nei miei romanzi.”
 
 
Caramaschi
 
Da questo momento in poi la linearità si rompe.
Caramaschi è un fiume in piena, concentra quattro romanzi in meno di un’ora, anche per un reporter scafato sarebbe difficile seguire e interpretare. Qui, per i lettori di Salto, i tratti salienti. A volte le descrizioni potranno poco soddisfacenti, a volte snervanti e a tratti slegate dal contesto, ma per chi vorrà e avrà piacere di proseguire, arriviamo alla Guerra di Renzo.
 
“Mi sono imbattuto per la prima volta in Nabokov e mi sono chiesto come fosse possibile che uno scrittore potesse descrivere così bene anche solo una finestra” - proseguendo così: “Mi trovavo per caso in una stube e vedo una serratura tutta intarsiata, bellissima. Allora mi sono detto ‘Nabokov adesso ti sistemo’ ed è partita la gara tra me e Nabokov e ho descritto quella serratura, che sarebbe stato il primo titolo che avrei scelto per il romanzo Il segno del Ritorno, anche se quelli di Mursia mi hanno detto che sembrava di entrare dal ferramenta”.
 

Microcosmi

 

Interludio. Lettura di un brano per il pubblico.
“Ecco un Caramaschi 2014” - dice la lettrice.
Chissà con cosa si accompagna a pranzo.
 
caramaschi3

Renzo Caramaschi, Il segno del ritorno, Mursia, 2014

 
A proposito del rapporto amoroso tra due personaggi di uno dei quattro romanzi.
“Si vede proprio la stupidità del maschio quando cerca di corteggiare una donna. Mi ricordo queste pollastrelle che scappano da un stupido gallo. Le pollastrelle sono corse da me e mi hanno anche rotto i pantaloni. Ho pensato: ‘Che stupido gallo’”.
 
Problema tecnico.
Dieci minuti vengono impiegati per far funzionare il computer attaccato al proiettore, che mostrerà un video di sette minuti - a metà tra il booktrailer e il sequestro di persona - consistente in una sequela di immagini di repertorio di soldati in guerra. In mezzo alle foto dei cadaveri ammassati tra le trincee, con accanto i volti sgomenti e a tratti apatici dei soldati, un aggiornamento di sistema di Windows balena tra lo schermo e il video proiettato.
 
De religionibus.
"Per vocazione sono un peccatore, amo tutte le eresie” - continua - “Mi hanno inviato a stare in Canada un gruppo di luterani simili agli Amish, un po’ più moderni, anche se ugualmente dovrebbe essere tutto ricondotto alla Bibbia, secondo loro. Se non me ne vado io prima o mi mandano via, nell’estate del 2020 sarò in Canada per un paio di mesi.”
 
Caramaschi spiega che quella comunità sarebbe “di un’ignoranza abissale” e si domanda se valga davvero la pena di leggere, guardare film, ascoltare musica, porsi problemi che non si sognerebbero mai di domandarsi. Nonostante una comunità possa riuscire comunque a raggiungere “attimi di felicità, ugualmente”.
 
Fin.
La piccola ressa bianca si dirada, restano solo le luci e l’aggiornamento di Windows.
All’uscita, il sindaco chiede a un signore con il cappello e gli occhiali:
“Come sono andato?”.
 

 

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Kommentare

Bild des Benutzers Hartmuth Staffler

La setta, alla quale Caramaschi si riferisce, si chiama "Amisch" e non "hamish".

Bild des Benutzers Domenico Nunziata

Ancora peggio, è "Amish". Pronta correzione.

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