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Tabù?

Proporz e dintorni

La proporzionale ha ancora senso nel Suditirolo del 2016? Le opinioni in merito sono diversificate, ma partono dal presupposto che si tratti di uno strumento ‘datato’.
Von
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Luca Sticcotti19.01.2016
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Kommentare

Bild des Benutzers Francesco Palermo
Francesco Palermo 20.01.2016, 13:01
Mi sembra opportuno che si ragioni su questi temi. E che lo si faccia finalmente in una cornice procedurale e partecipativa come la convenzione. Questo a mio avviso consente di far compiere al dibattito un salto di qualità, auspicabilmente uscendo dalla logica della contrapposizione tra pregiudizi ed entrando in quella del dialogo nel merito. È questa la principale scommessa di un processo come questo, ben al di là dei singoli temi. Farà molto bene a tutti toccare con mano le "narrative parallele" della nostra società, nella quale ci sono gruppi (trasversali ai gruppi linguistici) che mai si sono confrontati con le logiche di gruppi (trasversali) opposti. Oppositori della proporzionale che non si capacitano di come al giorno d'oggi si possano mantenere istituti di separazione e altri che ritengono che anche solo discuterne significhi mettere in pericolo il fondamento dell'autonomia storicamente fondata sulla tutela delle minoranze tedesca e ladina. E simili incomunicabilità ci sono su tanti altri punti (scuola, toponomastica, e via discorrendo). Per questo fa bene essere confrontati con posizioni diverse, cosa che finora non è avvenuta. O magari è avvenuta a mezzo stampa, il che contribuisce a banalizzare i messaggi e ad aumentare l'incomunicabilità. Ecco perché il processo è più importante dei contenuti, almeno in questa fase. Sul punto specifico: nessuna "scaramuccia". Ognuno ha la sua legittima idea, la mia è ovviamente personale (a che altro titolo potrei parlare?) e la spiego un po' meglio: a mio avviso potrebbe essere molto interessante sperimentare brevi sospensioni controllate (dunque a tempo e in specifici settori in cui la proporzionale è stata raggiunta) per vedere se l'equilibrio tra i gruppi funziona anche da solo. Ovviamente reintroducendo subito il meccanismo della proporzionale se si notano oscillazioni significative. Così tra l'altro nessun gruppo ha da temere (né quelli che pensano che senza la proporzionale l'Alto Adige sarebbe italianizzato, né quelli che ritengono che l'istituto oggi serva solo agli italiani,né quelli pregiudizialmente contrari all'idea in sé di una quota - le solite narrative parallele). Sarei il primo a preoccuparmi se si volesse superare la proporzionale di colpo: perché anche se funzionasse, le ricadute sui delicati equilibri della nostra provincia sarebbero molto maggiori dei benefici, e perché le quote sono sempre uno strumento essenziale della tutela delle minoranze. Per dirla in metafora: si può provare a mettere molto basso uno dei fornelli della cucina per qualche pietanza che viene forse meglio a fuoco lento, salva la possibilità di rialzarlo se non va bene. Anche saper dosare è una qualità. Comprendo perfettamente che Achammer abbia una posizione diversa, e va benissimo così, anzi meglio. La cosa che più mi piace è cambiare idea dopo avere riflettuto sulle posizioni altrui, e mi capita non di rado quando la discussione è metodologicamete corretta. Ingenuo io che ogni tanto mi appassiono alle questioni di merito dimenticando come funziona la comunicazione (specie politica) e il suo utilizzo strumentale. Comunque se dà l'occasione per riflettere sulla sostanza dei temi, come in questo caso con l'articolo di Luca Sticcotti, forse non tutto il male viene per nuocere.
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