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ASP/Bacini montani sud
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Pianta nel mirino

“Giusto tagliare le acacie”

Pulizia degli argini, Schuler replica ai Verdi: “Nessun danno all’apicoltura, la specie è invasiva e va rimossa”. Ma Dello Sbarba: “Bassa Atesina, c’è preoccupazione”.
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L’abbattimento durante la pulizia degli argini in Alto Adige di diversi tipi di piante - fra cui le acacie (Robinia pseudoacacia) - rappresenta “un grave problema per le famiglie di api”. È la criticità ravvisata da Riccardo Dello Sbarba, consigliere dei Verdi, nell’interrogazione in cui si chiedono lumi sui tagli operati a margine dei corsi d’acqua. Al gruppo ecologista risponde Arnold Schuler, assessore all’agricoltura, che nega ripercussioni per gli insetti così preziosi sia per la natura che per le coltivazioni. “La specie - precisa - ha un’importanza relativa per l’apicoltura. Inoltre, risulta invasiva, ha un’alta velocità di crescita e compete vittoriosamente con le altre piante a crescita più lenta”. Giusto dunque rimuoverla, prosegue l’assessore, nel corso dello sfalcio che persegue la tutela il deflusso idraulico e “la biodiversità”.

 

I Verdi: “Bassa Atesina, apicoltori preoccupati”

 

Nella premessa dell’interrogazione, Dello Sbarba nota come l’acacia sia benefica per le api: “Oltre a trattenere il terreno con le sue radici tenaci - si legge -, è una pianta preziosa per questi insetti in quanto la sua fioritura segue quella del melo, in un periodo altrimenti povero di fioriture: rappresenta, per alcune settimane, l’unica fonte nutrizionale”. Ancora, “la mancanza di nutrimento porta ad un indebolimento delle colonie (di api, ndr) e viene meno il loro importante ruolo nell’impollinazione”. “Ciò - aggiunge il consigliere - preoccupa gli apicoltori: a noi sono arrivate segnalazioni dalla Bassa Atesina”.

L’acacia è una pianta preziosa per le api: per settimane rappresenta l’unica fonte nutrizionale. Il taglio indebolisce le colonie di insetti (Riccardo Dello Sbarba, Verdi)

I Verdi passano alle domande: per sapere quali sono i criteri adottati per la pulizia degli argini e se sia possibile tutelare almeno gli esemplari più grandi di acacia, magari proprio nella Bassa Atesina.

Gli apicoltori sono preoccupati: a noi sono arrivate segnalazioni dalla Bassa Atesina

 

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Pulizia degli argini: i lavori lungo l’Adige e i suoi affluenti fra Merano e Salorno eseguiti nel febbraio 2020 dalle squadre della sistemazione bacini montani dell’Agenzia provinciale per la protezione civile. Foto: Asp/Bacini montani sud

 

Invasiva e forestiera, le “colpe” dell’acacia

 

Schuler interviene senza tentennamenti. “L’acacia - chiarisce - è una pianta altamente nettarifera che però in Alto Adige ha un’importanza relativa per l’apicoltura, in quanto raramente durante la fioritura della pianta le condizioni climatiche sono favorevoli per potere raccogliere del miele. Si comporta come specie invasiva, ha un’alta velocità di crescita, soprattutto se ceduata. Per questo motivo spesso compete vittoriosamente con specie autoctone di crescita più lenta”. 

La pianta è altamente nettarifera ma in Alto Adige interessa poco l’apicoltura, perché quando fiorisce il clima non permette di raccogliere il miele (Arnold Schuler)

Ed ecco le risposte al gruppo consiliare, centrate sull’operato lungo le sponde e degli argini dei fiumi. L’attività affidata all’Agenzia per la protezione civile, afferma, ha come fine ultimo la tutela della biodiversità. “Si basa su vari criteri, con l’obiettivo di garantire il deflusso idraulico, la stabilità delle sponde e degli argini e la diversità della specie vegetali”. “Per quanto riguarda la struttura della vegetazione spondale - continua l’assessore - si mira a una diversificazione delle fasce di età e quindi delle altezze. Sulla base di vari studi fatti in passato e delle indicazioni del progetto ‘Lebensraum Etsch-Habitat Adige’ si cerca di mantenere e migliorare la biodiversità della flora e fauna lungo gli habitat ripariali”. 

Infine, oltre ad essere invasiva l’acacia ha la “colpa” di essere forestiera. “La specie - argomenta ancora Schuler - è da considerare non autoctona lungo i corsi d’acqua in Alto Adige. Nella cura della vegetazione spondale si cerca di mantenere e creare in prima linea una popolazione di cespugli e alberi tipici ed autoctoni per gli habitat fluviali con una struttura molto varia caratterizzata da diverse età ed altezze”. Licenza dunque di abbattere.

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Kommentare

Viele Imker in Südtirol verkaufen Akazienhonig, doch offensichtlich ist das noch nicht bis in die Landespolitik vorgedrungen: "perché quando fiorisce il clima non permette di raccogliere il miele" (Arnold Schuler).
Robinien (= Akazien) treiben nach dem Fällem aus Wurzeln sehr stark aus und breiten sich dadurch räumlich aus. In Zukunft wird es durch das Fällen noch mehr Robinien geben.
"4.2 Allgemeine Empfehlungen zur Bekämpfung
Falsch geplante Bekämpfung kann das Problem verschlimmern: Stockausschläge, die nach dem Absägen der Bäume entstehen, sind oft dichter als die ursprünglichen Bestände. Deshalb ist sicherzustellen, dass Mittel für eine mehrjährige Nacharbeit vorhanden sind. " Schreibt Deutschlands Amt für Naturschutz Deutschland (https://neobiota.bfn.de/handbuch/gefaesspflanzen/robinia-pseudoacacia.html).
Um den Fortbestand der Robinien braucht man sich sicher nicht zu sorgen, die nehmen durch die ständigen Holzfällerarbeiten zu und wuchern nicht nur an der Etsch sondern auch in den Laubwäldern an den Hängen des Etschtales.
Was das Projekt Lebensraum Etsch angeht, wurden verschiedene Auwälder an den Ufern der Etsch beschrieben, Grauerlenauwald, Silberweidenauwald und auch von Robinien bestockte Flächen. Um den Lebensraum Etsch zu erhalten, wäre es notwendig gewesen, die naturnahen Silberweidenauwälder und Grauerlenauwälder zu erhalten, jedoch wurden durch alljährliche Durchforstungen und durch Rodungen bei Revitalisierungen die Auwälder entlang der Etsch vielfach zerstört.

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