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#quellavoltache

Cari uomini, che mondo vogliamo?

Anche se ci sentiamo inoffensivi veniamo visti come una minaccia, che siano strade deserte o luoghi affollati. Davvero non possiamo fare niente contro tutto questo?
Von
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Valentino Liberto21.10.2017
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Ci ho fatto caso proprio qualche giorno fa. Tornavo a casa verso l'una di notte, a passo svelto, dopo una serata in centro. Abito vicino alla stazione di Pisa Centrale e spesso percorro a piedi via San Martino e piazza Guerrazzi, per poi imboccare via Fratti. Il solito giro, insomma. Da Guerrazzi in poi, davanti a me, ho una giovane donna. La strada è deserta, e io non vedo l'ora di arrivare a casa e mettermi sotto le coperte. In breve tempo con il mio passo veloce quasi raggiungo la donna che mi precede sulla via del ritorno. In via Fratti salgo sul suo stesso marciapiede - il solito che faccio sempre - e noto uno strano comportamento da parte sua. Si volta appena, un paio di volte, e comincia a zigzagare sulla strada, accenna un passo accelerato. Dopo qualche istante, capisco la situazione. Rallento e un po' e prendo in mano il cellulare (era pure spento, scarico) fingendo di leggere qualcosa. Dopo 50 metri le nostre strade si dividono: la donna sale le scale verso l'aeroporto e io volto a destra.

Quella persona aveva paura di me. Perché era l'una di notte, la strada era vuota e io apparentemente la stavo seguendo. Quella persona non si sentiva libera di camminare senza doversi guardare alle spalle, non si sentiva libera come posso sentirmi libero io. Quella persona è privata del senso di libertà, la libertà di girare indisturbata, perché è una donna. E quella persona mi temeva perché sono un uomo. La libertà di muoversi senza sentirsi minacciati nella propria fisicità appartiene solo a noi, cari uomini. E sì, siamo visti come lupi inferociti, anche quando siamo innocui. Questo è il mondo che vogliamo? Davvero per voi si parla troppo di queste cose, è un'esagerazione, "too much feminism"? No, non se ne parla mai abbastanza, e non ne parliamo abbastanza. Non ci guardiamo allo specchio, non ci assumiamo mai sufficienti responsabilità per questa società dove tutte le donne devono temere la nostra violenza e prevaricazione, non solo fisica, e sacrificare la propria libertà, quella di cui noi invece godiamo.

Quella persona è privata del senso di libertà, la libertà di girare indisturbata, perché è una donna. E quella persona mi temeva perché sono un uomo.

Ascoltiamo i racconti delle donne, leggiamo le testimonianze sotto gli hashtag #metoo e #quellavoltache e rendiamoci conto una buona volta delle proporzioni immani di questo male. Ognuno di noi, nessuno escluso, può fare qualcosa affinché l'uguaglianza, il rispetto, la libertà non restino solo un'illusione a parole.

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Per gentile concessione

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Kommentare

Gli uomini devono liberarsi dalla mascolinità tossica, il pesante fardello che ha lasciato loro il patriarcato e che è all’origine dei mille volti della violenza sulle donne. Non esiste una questione femminile: esiste invece una questione maschile, che gli uomini che devono seriamente ad affrontare. Come? Partendo per esempio da un articolo come questo, dove un uomo si interroga sulla sua libertà di camminare per strada senza provare la stessa paura che prova una donna e riflette sui privilegi che il patriarcato ingiustificatamente gli regala. Oppure spiegando a amici e conoscenti che non lo hanno ancora capito, cosa rende il loro linguaggio o comportamento sessista. Protestando (senza aspettare una manifestazione di donne) contro femminicidi e violenza sulle donne, la disparità salariale, il “soffitto di cristallo” le tutte altre ingiustizie che gli uomini non subiscono ma le donne sì. E soprattutto, uomini, ascoltate le donne. A cominciare da quelle a voi più vicine, perché se non sapete quali sensazioni prova una donna entrando da sola in una stanza piena di uomini o rincasando da sola di notte, vuol dire che non state parlando con le donne che fanno parte della vostra vita.

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