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Avvenne domani

C'è un altro Sudtirolo?

Polemiche, equivoci e silenzi sulla proposta di istituire una scuola bilingue in Alto Adige.
Kolumne von
Bild des Benutzers Maurizio Ferrandi
Maurizio Ferrandi26.02.2017
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La proposta del senatore Francesco Palermo sull'istituzione di una scuola bilingue in Alto Adige ha suscitato, come prevedibile, una serie di reazioni di tono assai diverso. A parte il fuoco di sbarramento della destra nazionalista sudtirolese che ormai, Trump docet, ha organizzato militarmente la propria capacità di intervento nei forum e nei social media, Palermo ha incassato l'approvazione delle forze politiche che lo hanno portato in Parlamento, Verdi PD e SEL, le critiche più o meno arzigogolate della destra italiana e infine l'acida indifferenza del principale interlocutore in questa partita. Per la Suedtiroler Volkspartei quella del senatore non è altro che una fuga in avanti decisa a livello puramente personale. Come a dire che l'idea non ha un futuro.

La questione, invece, è di enorme importanza e l'iniziativa di Palermo rappresenta una cartina di tornasole che dovrebbe obbligare a prendere una posizione chiara non solo gli esponenti politici, ma anche molte altre persone e forze che da troppo tempo, in provincia di Bolzano, paiono svanite nel nulla.

Ancora una volta, però,  guardare al passato significa poter avere una migliore comprensione del presente e forse anche  qualche elemento per costruire il futuro.

Quello della scuola, non bisogna mai dimenticarlo, è il terreno sul quale, negli ultimi centocinquant'anni, i due opposti nazionalismi, italiano e tedesco, hanno giocato la partita più dura nelle terre bagnate dal fiume Adige. Ancora a metà dell'ottocento sono le scuole a diventare gli avamposti di conquista o  di difesa nazionale nel confronto che si gioca sui confini linguistici. Lo scontro diviene frontale dopo l'annessione dell'Alto Adige all'Italia. In molte località della Bassa Atesina l'apertura delle scuole italiane è osteggiata in ogni possibile maniera. Nel 1922 i fascisti fanno la prova generale della Marcia su Roma occupando con la violenza, Bolzano, la scuola intitolata ad Elisabetta d'Austria e dedicandola alla Regina Elena. Durante il ventennio sono le scuole clandestine, Katakombenschulen, a rappresentare la punta di diamante della resistenza sudtirolese nei confronti del Regime. Nel secondo dopoguerra lo sforzo disperato della società sudtirolese per ridare vita alla scuola di madrelingua tedesca è il segno più evidente della volontà del gruppo linguistico di continuare a lottare per la propria esistenza. Nasce e si afferma in questo modo il sistema della separazione totale tra i sistemi educativi in lingua italiana e in lingua tedesca. È un frutto necessario della storia, sul quale i giornalisti italiani che arrivano a Bolzano in cerca di facili sensazioni, ricameranno per anni, giocando con spregiudicatezza su termini come "apartheid", o sull'immagine delle due scuole medie di Oltrisarco divise da una recinzione.

Verso la fine degli anni 70, tuttavia, due nuovi elementi vengono a turbare un quadro che pareva essersi ormai consolidato. Il gruppo linguistico italiano, cresciuto attorno al concetto-base "qui siamo in Italia e qui si parla italiano", scopre con  sgomento che le norme della nuova autonomia lo obbligano ad imparare il tedesco se vuole continuare ad accedere a quel pubblico impiego che è stato per decenni una sua riserva di caccia illimitata. Inizia in quegli anni, non prima sia chiaro, una lunga riflessione collettiva sui modi per rendere più agevole ai giovani italiani l'apprendimento di una lingua "così difficile" come quella tedesca. Il primo sbocco di questo processo è quello dell'insegnamento precoce, ovverossia nelle scuole materne, vero toccasana, si dice, per favorire la conoscenza della seconda lingua. L'esperimento varato a metà degli anni 70 dagli asili comunali bolzanini viene però bruscamente stoppato dalla Suedtiroler Volkspartei, che ne fa una questione di rigida applicazione dell'articolo 19 dello Statuto. È l'inizio di una guerriglia politica che conosce momenti di grande tensione e che trova nuovo alimento, una decina d'anni dopo, per far comparire sulla scena di un'altra proposta didattica, quella della cosiddetta "immersione", ovverossia dell'insegnamento, nella seconda lingua, di normali materie come la matematica o la geografia. Anche in questo caso la SVP si oppone in ogni maniera alla novità, alimentando tutta una serie di illazioni sul fatto che i politici sudtirolesi non desiderino per nulla che gli italiani possano, imparando il tedesco, radicarsi realmente nella realtà altoatesina. Accuse nelle quali le rivalità politiche del tempo hanno la loro importanza, ma certo è che l'interpretazione rigida del famoso articolo 19 dello statuto mostra tutta la sua fragilità negli anni successivi, quando invece, grazie alla costante pressione dei partiti italiani di governo in Provincia, molte delle cose che fino a qualche anno prima erano vietate, l'insegnamento del tedesco negli asili, l'utilizzo della seconda lingua per l'insegnamento di diverse materie,  vengono, ad un tratto, quantomeno tollerate se non ufficialmente consacrate.

Nello stesso momento in cui si sviluppa questo aspro confronto sulle difficoltà di apprendimento della seconda lingua, soprattutto, va detto, per il gruppo italiano, un altro tema di ancor maggiore delicatezza si affaccia sul proscenio della politica altoatesina. Alla fine degli anni 70 il gruppo che si raccoglie nella Nuova Sinistra - Neue Linke di Alexander Langer pone con forza il problema dell'esistenza di una realtà che non si vuole riconoscere necessariamente in uno dei tre gruppi ufficiali consacrati dal dettato autonomistico. È l'Alto Adige dei mistilingui che rifiutano di farsi ingabbiare in una struttura sociopolitica che non ammette scelte differenti da quelle tese al mantenimento perenne di una divisione senza punti di contatto. Una delle rivendicazioni fondamentali che partono da questa affermazione è quella di superare la rigida tripartizione anche nel mondo della scuola. Occorre, affermano gli alternativi, creare una scuola bilingue che possa accogliere non solo gli alunni provenienti da famiglia mistilingui, ma anche tutti coloro che non si sentono a loro agio nel sistema della separazione a tutti i costi.

Sarà per il fatto che, come detto, le due questioni vengono poste a livello politico più o meno negli stessi anni, ma da allora, e sino ad oggi, c'è una certa confusione tra il tema politico della scuola bilingue e quello degli strumenti per assicurare una miglior conoscenza della seconda lingua. Non che le due cose non possano essere in qualche modo collegate. È più che probabile che gli studenti di una futuribile scuola bilingue avrebbero garantiti livelli di conoscenza che oggi, per essere conseguiti, esigono scelte radicali come quella di scrivere gli alunni agli istituti dell'altro gruppo linguistico, ma le questioni, per una fondamentale esigenza di chiarezza, devono  rimanere assolutamente distinte.

Se si chiede l'istituzione di una scuola bilingue, come ha fatto Francesco Palermo con la sua proposta di legge, non lo si fa per dare un nuovo strumento agli italiani per imparare meglio il tedesco. Lo si fa perché si ritiene giunto il momento di riconoscere, anche attraverso uno strumento fondamentale come quello dell'educazione scolastica, che l'Alto Adige-Sudtirolo non è più quello degli anni Cinquanta. Il processo di cambiamento sociale e culturale ha favorito la nascita di una realtà sociale che non può più essere inscatolata a forza nella tripartizione storica immaginata nel 1948 e pietrificata nel 1972. La realtà sta cambiando a ritmi incalzanti e il mondo, con le sue migrazioni umane e le sue felici contaminazioni culturali, non si ferma davanti ai confini provinciali. L'idea di un quarto tipo di scuola che possa accogliere i frutti di questi cambiamenti non è solo benefica, ma, a parere di chi scrive, assolutamente necessaria.

Proprio per questo vien da chiedersi, senza voler far polemica ma con grande rammarico, perché nel dibattito che la proposta di Francesco Palermo ha avuto il merito di suscitare, sia completamente mancata, sino ad oggi, la voce dei soggetti che hanno sostenuto, nel corso dei decenni, il peso di portare avanti queste tematiche. Non parliamo, è ovvio, dei politici militanti che, come abbiamo visto, con maggiore o minore intensità, qualcosa hanno detto. Ci riferiamo al mondo della cultura, della scuola in particolare, a quel mito ricorrente della cosiddetta "società civile" che pure su queste tematiche molte cose ha detto nei decenni passati.

Esiste ancora l'altro Sudtirolo?

Se c'è, per cortesia, batta un colpo.

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Kommentare

Bild des Benutzers carlo sperzna
carlo sperzna 26.02.2017, 13:44

non c'e speranza.

Bild des Benutzers Karl Gudauner
Karl Gudauner 26.02.2017, 16:08

Ottima ricostruzione! Oggi è così: La paura di non cogliere le emozioni della piazza e di perdere consenso blocca persino il dialogo. L'alimentazione sistematica della contrapposizione etnica ed il fomento tanto artificioso quanto scientifico di una situazione di emergenza rende difficile qualsiasi discorso costruttivo e rilassato. Anche questo è vero. Sembra che l'inerzia spinga ancora di più verso il conflitto. Ma io credo fortemente nella ragionevolezza della popolazione. L'inerzia spinge soprattutto verso la sconfitta, se da parte degli elettori verrà interpretata come mancanza di polso.

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Loredana Motta 26.02.2017, 19:40

La ricostruzione storica è necessaria per capire la complessità della questione della lingua di insegnamento nella scuola. Grazie, Maurizio Ferrandi

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Martin Senoner 27.02.2017, 11:44

Di fatto a Bolzano le scuole trilingui hanno sostituite le scuole italiane (e una scuola tedesca). Chi vuole che suo filgio italiano non faccia nessuna materia in CLIL tedesco o inglese deve essere disposto a cambiare quartiere!

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Armin Kager 27.02.2017, 21:51

Bin soeben auf einen zum Thema passenden Artikel gestoßen (http://www.spiegel.de/spiegel/print/d-13532081.html). Es erstaunt, dass er vor ca. 30 Jahren geschrieben wurde. In Sachen gemischtsprachigen/r Kindergarten/Schule müssen wir und unsere Kinder wohl nochmals 30 Jahre warten!

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