Langkofelscharte, Forcella Sassolungo
Othmar Seehauser
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dolomiti

Una “nuova” funivia sul Sassolungo?

Sostituire e potenziare l’impianto che sale da Passo Sella: trent’anni dopo il progetto contestato negli anni '80, Marzola ci riprova. Col favore del CAI?
Von
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Valentino Liberto26.11.2022
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Proteggere il Sassolungo e il Plan da Cunfin”: questo l’appello rivolto dal gruppo gardenese “Nosc Cunfin” all’assessora provinciale all’urbanistica di Bolzano Maria Hochgruber-Kuenzer e firmato, appena lo scorso settembre, da innumerevoli sigle ambientaliste del Sudtirolo. Mettere sotto tutela una delle montagne simbolo delle Dolomiti, si leggeva nell’appello, significherebbe mettere definitivamente da parte tutti i progetti infrastrutturali ancora in attesa di essere realizzati, “dal collegamento delle zone sciistiche dell’Alpe di Siusi e del Monte Pana con un trenino o una funivia, all’ampliamento e potenziamento della funivia sulla Forcella del Sassolungo” in quanto rappresentano, per i promotori, “un anacronismo legato alla massimizzazione dei profitti degli scorsi decenni, concetto inconciliabile con una politica moderna orientata verso il futuro”.

 

Forcella del Sassolungo, Langkofelscharte
Prima e dopo: la funivia della Furcela de Saslonch com'era all'inaugurazione e com'è oggi. (Foto: valgardena.it)

 

Lassù sorgerà un nuovo impianto, più potente, che porterà più gente in cima” si vocifera da tempo in Val Gardena, ma da decenni si discute dell’ammodernamento dell’antica telecabina (o “bidonvia”) che da Passo Sella sale ai 2.685 metri di altitudine del rifugio Toni Demetz sulla Forcella del Sassolungo (Furcela de Saslonch), nel comune di Selva. Un impianto di risalita la cui inaugurazione risale al 1959; gli originali “cestini” aperti furono sostituiti nel 1971 con delle minuscole cabine-uovo biposto di colore giallo, diventate bianche con la ristrutturazione del 1992.

 

Dolomiten, Langkofelscharte
Dolomiti sulla Dolomiten: tra anni '80 e '90 il contestato progetto del Sassolungo fa notizia. (Foto: Landesarchiv)

 

È proprio sul finire degli anni Ottanta e con l’inizio dei Novanta, al “cambio della guardia” tra Silvius Magnago e Luis Durnwalder alla guida della Provincia autonoma, che la questione “Langkofellift” diventò scottante. Dopo un tira e molla con la società gestrice Tessl Srl di Gianni Marzola, ideatore e primo presidente del Dolomiti Superski, la Giunta provinciale presieduta da Magnago autorizzò nel 1987 la trasformazione dell’impianto in una funivia dalla capacità oraria massima di 6-700 persone l’ora. La cosa suscitò fortissime proteste: furono raccolte 9000 firme contrarie all’opera, contro la quale si schierarono CAI, AVS, Dachverband, Heimatpflege, il politico verde Alexander Langer e lo scalatore Reinhold Messner. Anche il comune di Ortisei votò una mozione contraria alla funivia, paventando un suo prolungamento sull’altro versante del Sassolungo, ai danni delle preziose sorgenti d’acqua ai “Piani del Cunfin”.

 

gianni marzola 1925_-_2002
Gianni Marzola (1925-2002): l'ideatore del Dolomiti Superski acquistò il rifugio Comici. (Foto: selvafoto.it)

 

Quando la Commissione funivie impose una portata massima di 400 persone l’ora, la Tessl Srl non si perse d’animo e presentò il progetto di una cabinovia da 600 l’ora. La Giunta Durnwalder l’approvò nel 1990, a condizione di fissarne la capacità oraria di nuovo a 400/ora - e la chiusura invernale, così come era già avvenuto per lo stop alla pericolosissima pista da sci che scendeva dalla Forcella a Passo Sella. A quel punto Marzola gettò la spugna e, come ultimo atto, chiese al Landeshauptmann un sostegno economico per la demolizione della vecchia telecabina. Non se ne fece nulla.

 

“Potrebbe andarci bene se...”

 

“È vero, si parla di sostituire la funivia sul Sassolungo”. Maurizio Veronese è da pochi mesi presidente del CAI di Bolzano. E il CAI è proprietario dei terreni a Passo Sella su cui sorge la stazione a valle dell’impianto. Veronese conferma a Salto.bz che c’è una discussione in atto “sul mantenerlo oppure no”, ma “per esprimersi il Consiglio direttivo è ancora in attesa del progetto definitivo da parte della società”. Progetto che, dalle prime bozze, dovrebbe prevedere l’eliminazione del vecchio impianto, una riduzione del numero dei piloni e uno spostamento del tracciato, allontanandolo dalla “città dei sassi”, un’area di particolare pregio paesaggistico. “La proposta potrebbe andarci bene, se si terrà conto di alcune attenzioni - come ad esempio l’interramento della stazione di partenza - affinché l’impianto non sia più impattante e tuteli l’ambiente del Passo Sella” sottolinea Veronese. “Daremo indicazioni precise, non vogliamo andare allo scontro”.

 

maurizio veronese
Il presidente del CAI di Bolzano, Maurizio Veronese: "Aspettiamo il progetto definitivo". (Foto: Centro Trevi)

 

A monte, sulla Forcella, qualcosa si muove già. Negli ultimi anni sono avvenute alcune cessioni di terreno demaniale (ovvero dalla Provincia) rispettivamente alla società Piz De Sella Spa, proprietaria della telecabina, e al Rifugio “Toni Demetz”. Nel secondo caso, è stata presentata un'altra richiesta d'acquisto, ma per una ragione specifica. A spiegarlo a Salto.bz è lo stesso ex gestore e storico proprietario Enrico Demetz, che da qualche anno ha passato il testimone alla figlia Julia. “La risposta è semplice: d’estate soffriamo di mancanza d’acqua e la situazione peggiora di anno in anno: il Sassolungo si rinsecca, nevica sempre meno. Abbiamo parlato con la Provincia, a livello demaniale, per realizzare un serbatoio di raccolta dell’acqua in una conca naturale. Un’opera che si adatterebbe molto bene al paesaggio”. La nuova domanda di acquisto del terreno è però fallita.

 

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Enrico Demetz, storico gestore del Rifugio Toni Demetz: "Sulla Forcella c'è poca acqua". (Foto: argonaut.pro)

 

L’approvvigionamento dell’acqua è andato in crisi anche “per il cospicuo aumento degli ospiti: più gente c’è, più si consuma acqua. Se non c’è acqua dobbiamo chiudere”. Certo, prosegue Demetz, come rifugio “avremmo bisogno pure di altri interventi, ma costano molto, gli aiuti provinciali sono limitati e lo spazio è poco. Se si farà qualcosa, in futuro, saranno soltanto piccolo aggiustamenti e miglioramenti, non finalizzati all’aumento del numero di letti”.  E la funivia? “Noi siamo per la sostenibilità”.

 

Obiettivo: 2024

 

“So delle polemiche a Tires, ma qui l’impianto non è nuovo e la situazione è molto diversa. Amiamo più noi la montagna di tutti gli altri”. Igor Marzola, figlio d'arte di Gianni, è proprietario del rifugio Emilio Comici nonché della Piz de Sella Spa che gestisce la funivia di Plan de Gralba e quella sulla Forcella. “L’impianto è degli anni cinquanta e va revisionato ogni vent’anni: la prossima scadenza è nel 2024. È un vecchio catorcio, ormai obsoleto, e arriva a una scadenza fisica e tecnica” racconta a Salto.bz. “Stiamo studiando cosa si potrebbe o non potrebbe fare e siamo ancora in alto mare, non siamo ancora arrivati a una soluzione: non c’è il progetto, non c’è nulla di concreto”. Il primo passo fatto era “parlare con tutti, in primis con il sindaco di Selva e il CAI in qualità di proprietario del terreno, per capire se c’è la volontà di sistemare l’impianto”. Il tracciato però, fa sapere Marzola, “sarebbe identico”. “È solo un intervento migliorativo - ribadisce - per offrire un servizio migliore e risolvere problemi di gestione, estetica e confort. E di sicurezza”.

 

igor marzola
Igor Marzola, patron della Piz de Sella: “Sarà un intervento migliorativo, il tracciato resta identico”. (Foto: dwl)

 

Qualche numero però emerge. “Non parliamo di mega-impianti, portate orarie, cose mostruose o fantomatiche: non è una questione di quantità, ma di qualità. Attualmente l’impianto ha una portata oraria di circa duecento persone (230, ndr), non servirà andare oltre le 300-400 l’ora , non c’è la necessità né lo spazio né la volontà: la richiesta è risolvere i problemi. Saranno una ventina di cabine da 4 o da 6 persone, ovvero 6-7 cabine per ramo, con una bella estetica adattata all’ambiente. Per questo convincerò anche gli scettici. Gli ambientalisti? Diranno che bisogna mandare via la gente dalla montagna, ma se restiamo realisti sappiamo che a Passo Sella la gente c’è”, fa notare Igor Marzola.

 

Passo Sella, Sassolungo, Langkofel
Passo Sella e la bidonvia che sale sulla Forcella Sassolungo: tra le mete più amate delle Dolomiti. (Foto: O. Seehauser)

 

Sembra di rivedere lo stesso film degli anni ottanta, quando i comitati “S.O.S. Dolomites” protestavano contro una funivia più grande, raccogliendo firme e sostegno politico. All’epoca il progetto tramontò di fronte a condizioni non più redditizie, con il CAI di Bolzano schierato nettamente contro. Andrà a finire come allora, oppure questa volta la spunterà Marzola jr.? “Chi conosce la montagna lo sa: a Passo Sella e alla Forcella Sassolungo c’è poco spazio e siamo quasi al limite. È tra le aree di maggiore intervento del Soccorso Alpino sulle Dolomiti”, sostiene una fonte che preferisce restare anonima. Una cosa è certa: la tutela dell’ecosistema del Sassolungo, oggi come trent’anni fa, non sembra essere prioritaria.

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Carlo Alberto Zanella - Nosc Cunfin
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Kommentare

Bild des Benutzers Massimo Mollica
Massimo Mollica 25.11.2022, 08:38

Oggi voglio essere populista! E invece che fare una seggiovia perché non facciamo una tagenziale per Bolzano Bozen?

Bild des Benutzers rotaderga
rotaderga 25.11.2022, 08:59

Concordo pienamente, magari passando per la Ütia Toni Demetz. (ENA)

Bild des Benutzers Christian I
Christian I 28.11.2022, 13:32

Die Üties sind in Gadertal...

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Manfred Gasser 25.11.2022, 09:31

Forse perché Bolzano Bozen non é incluso nel Patrimonio Mondiale UNESCO?

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G. D. 25.11.2022, 12:26

Sig. Mollica, stà chiedendo troppo. Se rimaniamo in tema funivia, sarebbe già un passo avanti rifare (o riaprire) la funivia per San Genesio. O smontare quella (illegale?) da Tires e rimontarla in un posto dove serve veramente alla popolazione altoatesina.

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kuno prey 27.11.2022, 07:27

… una cosa tira l'atra: raddoppiare la portata della funivia avrà come conseguenza l'ingrandimento del parcheggio e la costruzione di un nuovo rifugio…
il tutto sotto la tutela UNESCO.
evviva!

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