Gesellschaft | Potere e narrazione

La memoria selettiva

ovvero come commemorare le vittime della Shoah e allo stesso tempo festeggiare permanentemente una nazista convinta tra le madri dell'autonomia sudtirolese
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Campo di transito e concentramento di Bolzano
Foto: campo di transito e concentramento di Bolzano, 1945
  • Sul quotidiano Alto Adige del 27 gennaio 2024 è stato pubblicato l'intervento che segue a questa introduzione, qui completato dalla risposta del direttore del giornale Alberto Faustini.

    L'intervento
    Il 27 gennaio ricorre il cosiddetto Giorno della Memoria: istituito con la legge 211 del 20 luglio 2000, il suo scopo è sia commemorare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione, la deportazione, la prigionia e lo sterminio dei cittadini ebrei che sollecitare l'organizzazione anche di momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado.
    In Alto Adige/Südtirol la questione della Shoah ha rappresentato per anni un elemento fortemente divisivo. Il 22 gennaio 2019 il quotidiano Alto Adige pubblicò un’intervista a Federico Steinhaus, autore del libro «Una giornata della memoria, 364 giornate dell’indifferenza», nel quale lo stesso raccontava di come «essere ebrei durante “l’era Magnago” non deve essere stato semplice» e richiamava un fatto conosciuto da pochissimi: ovvero, che quello che i sudtirolesi hanno sempre considerato il padre della patria sudtirolese «aveva vietato a tutti gli esponenti della SVP di partecipare a qualsiasi evento della comunità ebraica».
    Ora: saltando a piè pari nel qui ed ora, Arno Kompatscher non è Silvius Magnago e l’appena riconfermato Landeshauptmann, che invece alle commemorazioni del 27 gennaio ha sempre partecipato, si è già espresso con forza sul tema dichiarando in un’intervista altrettanto poco nota che nella nostra provincia «ci sono state denunce, rastrellamenti, concentramenti, qui è nato un partito nazista molto attivo e velenoso, qui alcune radici non sono mai state del tutto recise, come in molti altri luoghi della terra».
    C'è però un fatto la cui gravità rende obbligatoria una specifica riflessione sulla Shoah ed è la celebrazione, nella mostra permanente per il cinquantennale dell'autonomia di piazza Magnago, di Viktoria Stadlmayer: ovvero, un personaggio sul cui passato prima del 1945 nella mostra non si fa alcun cenno.
    Divenuta membro del partito nazionalsocialista nel 1938 su sua stessa richiesta in qualità di “Alte Kämpferin” (“Vecchia combattente"), nel 1941 consegue un dottorato di ricerca a Vienna sotto la guida del professor Heinrich von Srbit, pangermanista e attivo antisemita studioso di storia moderna che nel 1938 ha già salutato l’ “Anschluss” (l’annessione dell’Austria al III Reich) come «die Verwirklichung des tausendjährigen Traums der Deutschen» (“la realizzazione del sogno millenario dei tedeschi”) iscrivendosi contestualmente al partito nazista con la tessera n. 6.104.788. In seguito all’occupazione della provincia altoatesina da parte dell’esercito hitleriano conseguente all’armistizio dell’Italia del 8 settembre 1943, con la creazione della cosiddetta “Alpenvorland” ("Zona d’operazione delle Prealpi”) Stadlmayer si trasferisce da Innsbruck a Bolzano assumendo la direzione locale di una sezione della “Alpenländischen Forschungsgemeinschaft” (“Comunità di ricerca sui territori alpini”, Brain-Trust della politica völkisch nazionalsocialista) e collaborando con le autorità naziste in merito alla questione demografica fino alla fine della Seconda guerra mondiale.
    Lasciando ai lavori di Rolf Steiniger, Robert Gismann e altri gli ulteriori approfondimenti sulla figura di Viktoria Stadlmayer, anche in relazione alla sua conoscenza ovvero verifica dell'ipotesi di coinvolgimento diretto, in qualità di esperta di politica demografica - e già autrice, nel 1987, di una citazione relativa ad un inaccettabile paragone tra Auschwitz e Hiroshima -, nella deportazione degli ebrei residenti in provincia di Bolzano compiuto dai nazisti con l'aiuto dei sudtirolesi, come si può conciliare la ricorrenza del Giorno della Memoria con la commemorazione permanente di una "Vecchia combattente" e perciò come da lei stessa affermato meritevole di adesione al partito nazionalsocialista nonché collaboratrice del medesimo?

    La risposta di Alberto Faustini
    Penso che proprio il presidente della provincia autonoma di Bolzano Arno Kompatscher (che su questi temi si è sempre espresso con chiarezza e trasparenza) possa prendere in mano la situazione.
    I tempi aiutano a volte. Anche a giudicare l'opera, le azioni e in generale la politica - che non si può comunque riassumere in una frase o in una specifica decisione certo infelice - di Silvius Magnago e la sua era.
    Come avrà visto, anche in queste ore siamo tornati comunque a parlare con Federico Steinhaus, testimone sempre acuto e prezioso.

    (© Luca Marcon - tutti i diritti riservati. Gli altri articoli dell'autore sono reperibili qui)

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Peter Gasser Di., 30.01.2024 - 07:39

Antwort auf von Luca Marcon

... „ne dice di cose“, dass Sie periodisch für sich deutschsprachige Feindbilder aus der Vergangenheit in Südtirol abarbeiten, aber schweigen zum italienischen Zeitgeist des saluto romano, zu hunderten und öffentlich, und schweigen zu il presidente und der fiamma tricolore im Parteizeichen der Staatsführung.
Muss deutsche Vergangenheit italienische Gegenwart verdecken?

Di., 30.01.2024 - 07:39 Permalink
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Hartmuth Staffler Sa., 27.01.2024 - 20:47

Man könnte natürlich auch fragen, warum in der Gemeinde Brixen immer n och der Kriegsverbrecher Gennaro Sora Ehrenbürger ist. Sora hat mindestens 1500 Frauen und Kinder umgebracht, aber das scheint niemanden zu stören.

Sa., 27.01.2024 - 20:47 Permalink
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Simonetta Lucchi Di., 30.01.2024 - 07:20

È di incredibile gravità l'indifferenza - del resto, non di oggi - nei confronti delle sofferenze della comunità ebraica, ben esplicitate da quanto detto dalla Presidente della Comunità di Merano Rossi Borenstein poco tempo fa: "Le nostre vite sotto scorta...offese e minacce continue, da sempre". Ma evidentemente questo si ritiene giusto e non degno di nota. Le offese - pur non facendo io parte della comunità, ma come semplice cittadina- ricevute solo perché si era davanti al Lager di Bolzano oggi da velocissimi bikers mascherati la dice lunga sulla capacità di occuparsi di cose che ci sono vicinissime, ma evidentemente scomode. Meglio pensare a guerre lontane, di cui diventiamo grandi esperti e strenui difensori di diritti , finché non ci arriveranno addosso.

Di., 30.01.2024 - 07:20 Permalink
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Luca Marcon Di., 30.01.2024 - 20:52

Ieri sera (29/01/2024), moderato da Tommaso Speccher, già autore di "La Germania sì che ha fatto i conti con il nazismo", interessante - e anche commovente - incontro alle 18:30 presso la sala di rappresentanza del comune di Bolzano con Saskia von Brockdorff, figlia di quella Erika condannata dal regime nazista in quanto membro della cosiddetta "Rote Kapelle" a dieci anni con successiva conversione in pena capitale e ghigliottinata la sera del 13 maggio 1943.
Dall'etichetta di traditori appiccicata ai membri della "Rote Kapelle" da una repubblica federale tedesca ancora piena e preda dei nazisti ben oltre la fine della Seconda guerra mondiale, si deve arrivare al 2006 perché Saskia riesca a ricostruire pienamente la storia di sua madre e dell'associazione di cui faceva parte: un'associazione accusata dai nazisti di effettuare attività di resistenza contro il regime hitleriano.
https://de.wikipedia.org/wiki/Rote_Kapelle

Di., 30.01.2024 - 20:52 Permalink