Politik | vertenza SASA

Un dis-accordo infinito

SASA ha fatto pressioni sui propri autisti affinché votassero “sì” all'accordo-ponte, sottoscritto da azienda e sindacati e rimandato al mittente dagli stessi lavoratori.
Sciopero Sasa Usb
Foto: Usb

Dagli inediti attacchi della Provincia a un sindacato promotore di uno sciopero ai tentativi di un’azienda di influenzare un processo referendario dei propri lavoratori: la vertenza SASA ha assunto nelle ultime settimane dei tratti alquanto grotteschi, se non del tutto surreali.
L’ultimo capitolo della lunga vicenda che vede coinvolti, loro malgrado, gli autisti del trasporto pubblico locale comincia con una serie di scioperi organizzati dall’Unione Sindacale di Base per richiedere concreti aumenti economici e migliori condizioni di lavoro per il personale viaggiante. Una risposta anche alle recenti mosse dall’azienda che, secondo USB, non avrebbero fatto altro che peggiorare le condizioni di lavoro degli autisti, fino a spingerli alle dimissioni, un fenomeno di una portata tale al punto da costringere SASA a cancellare diverse corse e a proporre criticate soluzioni tampone come, lo ricordiamo, l’aumento del nastro orario del personale e la “premiazione” degli autisti che avrebbero accettato le nuove condizioni con buoni benzina o acquisti per un valore oscillante tra i 10 e i 50 euro, a seconda delle ore giornaliere lavorate (dalle 10 alle 13).
La mobilitazione del 12 luglio organizzata da USB, a cui ha partecipato anche una rappresentanza di UIL, ha visto aderire all’incirca il 70% del personale viaggiante. La sera stessa la Provincia, attraverso i propri canali ufficiali, pubblica un comunicato dove attacca apertamente il sindacato, accusandolo di “compromettere l'intesa delle parti sociali sull’accordo transitorio”.

 

Secondo quanto scritto dalla Provincia, tale pacchetto transitorio sarebbe stato sottoposto al voto il giorno successivo lo sciopero, mercoledì 13 luglio. Una votazione che in realtà non si è mai verificata.
Gli stessi sindacati coinvolti, interpellati da salto.bz il 14 luglio, avrebbero appreso di tale votazione dai giornali, appurando l’inesattezza di quanto comunicato. A far maggiore chiarezza è stata la delegata CGIL Anita Perkmann, che ha confermato la “confusione” degli organi di stampa provinciali e che il referendum, la cui data doveva ancora essere definita, riguardava l’aumento dei buoni pasto e la diaria giornaliera per le corse extraurbane, un accordo-ponte valido per sei mesi e sottoscritto dai principali sindacati presenti in azienda, ad eccezione di UIL E USB.
La direttrice di SASA Petra Piffer, interpellata lo stesso giorno, ha invece confermato il contenuto del comunicato stampa, sostenendo che il giorno precedente si sarebbe svolto il voto menzionato e che il successivo 15 luglio si sarebbe si sarebbe svolto l'incontro con le delegazioni sindacali proprio per discuterne l’esito. Dopo essere stata incalzata sul mancato svolgimento del referendum la direttrice ha affermato di non essere a conoscenza se sia effettivamente avvenuta o meno la votazione, dal momento che “la questione appartiene ai sindacati”.


Il voto


Il referendum sull’accordo-ponte dopo alcuni slittamenti si è svolto in realtà solamente i giorni scorsi, chiamando a votare tutto il corpo dipendente di SASA.
Come previsto,  è stato bocciato con 156 “no” e 108 “sì”. A Merano l'opposizione è stata ancora più netta, con 66 contrari e solo 18 favorevoli.
A venire approvato, seppur con una risicata maggioranza, è invece il premio da 1.300 euro voluto da 131 dipendenti contro i 126 contrari.
Nelle fasi che hanno preceduto il voto, SASA ha cominciato a inoltrare una serie di strane mail ai dipendenti, allo scopo di spingerli a schierarsi per il “sì”. Un’attività insolita, dal momento che le indicazioni di voto del referendum, quale principio di democrazia diretta dei lavori, possono eventualmente essere fornite dai sindacati ma non di certo dall’azienda, che si è già espressa attraverso la sottoscrizione dell’accordo stesso.
salto.bz ha provato a contattare nuovamente la direttrice Piffer, al fine di chiedere spiegazioni in merito a alla presunta condotta antisindacale da parte dell'azienda, non ricevendo tuttavia alcuna risposta.

 

Nonostante i ripetuti tentativi di influenzare il voto, l’accordo proposto da Sasa e sindacati è naufragato, secondo l’interpretazione di USB per timore del pericoloso sdoganamento della restituzione delle indennità già godute, oltre al fatto che le misure proposte non sarebbero state in grado di rispondere alle esigenze del personale viaggiante. L’introduzione della diaria giornaliera per le corse extraurbane e dell’aumento dei buoni pasto non sarebbero state infatti compatibili con due tipologie di indennità già previste dagli accordi contrattuali, determinando nei fatti una sorta di scambio poco vantaggioso tra le due.

Come sindacati abbiamo elaborato una proposta ma pare che sia stato troppo poco

Incomprensibile, invece, per ASGB la bocciatura: “Come sindacati abbiamo elaborato una proposta ma pare che sia stato troppo poco, sebbene debba ancora appurare del tutto - ha dichiarato Dalsass -. Qualcuno ha pensato che una volta approvate queste misure ci si sarebbe fermati, non portando a casa gli interventi strutturali su cui tutti siamo d’accordo, ovvero adeguamento dei turni e degli stipendi. Ma bisogna essere realisti, io preferirei avere in tasca cinque euro anziché aspettare settembre nella speranza di averne sette. I pochi iscritti di ASGB che si sono fatti vivi - prosegue Dalsass - si sono detti rammaricati per l'esito del voto. Ora dobbiamo cercare di firmare il premio di produzione. Mi suona strano che molti lavoratori si siano dichiarati contrari a ricevere un premio. Non riesco a capire, mi rifiuto di capire”. 

Ora che i lavoratori si sono espressi, la discussione sugli aumenti economici viene rimandata con tutta probabilità a settembre. Rimane infine il nodo irrisolto di come si muoverà SASA sul fronte dei buoni pasto, dal momento che avrebbe già stampato e distribuito tra i dipendenti le nuove tessere. La partita è ancora aperta