Armin Mutschlechner
Oskar Zingerle
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Grundrechte

“Alles andere ist gegen die Verfassung”

Armin Mutschlechner fordert ein Grundrecht ein, das wegen Corona nicht garantiert scheint: Am 20. und 21. September sollen alle Wahlberechtigten wählen können.
Von
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Lisa Maria Gasser29.08.2020
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Nicola Canestrini
Nicola Canestrini
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Kommentare

Bild des Benutzers Sandro Bx
Sandro Bx 31.08.2020, 16:51

La materia è troppo complessa per giungere in tempi brevi ad una soluzione. Vista l'impossibilità di rimandare il referendum costituzionale e le elezioni amministrative alla prossima primavera e di modificare in tempi brevi le leggi elettorali sia regionali che nazionali, prevedendo ad esempio il voto per corrispondenza per chi ne faccia richiesta (modifiche a livello nazionale che credo necessitano di maggioranze qualificate in entrambi rami del parlamento), non ci rimane che affidarci ai seggi speciali nei comuni nei quali hanno sede strutture sanitarie che ospitano reparti Covid-19, con tutte le complicazioni connesse e la speranza di poterli occupare con personale disponibile, per la paura del contagio.

Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia all’Università di Padova, in un intervista a „il Messeggero“ il 21.08.2020 proponeva addiritura che a tutti i componenti dei seggi venga fatto il tampone:
Le elezioni sono un rischio per i contagi da coronavirus?
«Direi proprio di sì. Se pensiamo alla Francia, ci ricorderemo che durante le elezioni, nel mese di marzo, si sono infettati molti scrutatori. In quei giorni i contagi tra i francesi sono aumentati».
L’urna elettorale è diventata quindi pericolosa?
«Sì, parliamo di un piccolo spazio chiuso in cui entrano centinaia di persone. E’ pericolosa anche per gli scrutatori. Dobbiamo pensare quindi a mettere al sicuro tutte le procedure. I cittadini hanno il diritto di votare in sicurezza».
E' possibile?
«Abbiamo ancora un mese a disposizione per pensarci, per una volta l’Italia deve prepararsi per tempo»
Il primo passo quale deve essere?
«Per avviare le elezioni covid-free farei il tampone a tutti gli scrutatori. Poi penserei a schermarli, anche con un pannello divisorio, visto che entrano in contatto con centinaia di persone in un giorno»
- il protocollo sanitario ora in vigore non prevede questi suggerimenti ! -
https://www.ilmessaggero.it/salute/focus/covid_cristanti_cabine_elezioni...

Poi c'è il problema del voto dei cittadini residenti all'estero, che per il referendum votano generalmente per corrispondenza e per le elezioni amministrative devono rientrare a votare nel proprio comune italiano, quando sempre più paesi chiudono le proprie frontiere o limitano il passaggio imponendo loro una quarantena al rientro.

Problemi per entrambi corpi elettorali, ai primi non viene recapitato in tempo utile il plico per il voto, ai secondi viene ostacolato il passaggio per le frontiere, vedi:

Referendum: noi cittadini di serie B?

Nei paesi di maggior emigrazione, in Europa e oltreoceano, l’inasprimento dei contagi rischia di compromettere seriamente la partecipazione delle nostre comunità. Sono tanti i Consolati chiusi a seguito dei contagi, tante le limitazioni imposte alla libera circolazione in molti paesi. Argentina, Brasile, Francia, Germania, Venezuela, solo per nominarne alcuni, sono Paesi in cui sicuramente la percentuale di partecipazione al voto subirà una drastica contrazione.

Se in Brasile uno sciopero ad oltranza degli impiegati delle poste potrebbe rendere impossibile la partecipazione di oltre 500mila italiani, in Venezuela i provvedimenti presi dal Governo, per ridurre il numero dei contagi, potrebbe compromettere seriamente l’esercizio del voto e in Argentina la quarantena è stata estesa ulteriormente, ora fino al 20 settembre. Sono tre casi limite, che illustrano la drammaticità del momento. Ma a questi si potrebbero aggiungere quelli della Germania, della Francia, della Spagna e di altre nazioni in cui la paura al contagio potrebbe rendere vano l’impegno delle sedi diplomatiche e consolari nella distribuzione dei plichi elettorali.
Il caso del Venezuela è emblematico. La consegna dei plichi elettorali ha sempre rappresentato un dolore di testa per le autorità diplomatiche e consolari. Le poste locali sono inefficienti e pressoché inesistenti. Dal canto loro, i “courier” privati solo raggiungono alcuni quartieri di classe media.
A complicare il già complesso scenario si aggiungono non solo la crisi economica, la repressione politica e il dilagare della delinquenza, ma anche le restrizioni alla libera circolazione. Il Governo venezuelano, per evitare l’incremento dei contagi, ha decretato la “quarantena a singhiozzo”. Anche la carestia di benzina limita la possibilità di spostamento.
L’Ambasciata d’Italia a Caracas raccomanda, con ragione, di aprire all’istante il plico, votare e inserire la scheda nella busta bianca da consegnare immediatamente al postino. Ma quanti seguiranno questo suggerimento? Quanti indugeranno di fronte al pericolo di contagio?
https://voce.com.ve/2020/08/31/520525/referendum-2/

Tutto ciò fungerà purtroppo da deterrente per la partecipazione alle consultazioni elettorali.

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