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Il progetto

Una Casa del popolo a Bolzano

Bozen solidale lancia l’assemblea aperta per trovare “uno spazio condiviso”. Una risposta a Lega e CasaPound. Franchi: “Un luogo per chi non è d’accordo con il buio”.
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Un’assemblea aperta a cittadini e associazioni - stasera, nella collocazione comunicata su facebook - per “contarsi” e vedere chi è disponibile a contribuire al finanziamento di “uno spazio condiviso”. Luogo “che sia di incontro, aggregazione, attività sociale e culturale, aperto a tutti quelli che condividono i nostri ideali di antifascismo e antirazzismo ma assolutamente non legato a partiti politici”, spiega Federica Franchi, presidente di Bozen solidale. L’ispirazione sono le Case del popolo ancora presenti in Emilia Romagna, ritrovo collettivo per un insieme vario di iniziative che include corsi di italiano per richiedenti asilo, aiuto-compiti per i ragazzi, dibattiti, iniziative di vicinato, raccolta e scambio di verdura e via dicendo.

Vogliamo creare un luogo che sia di incontro, aggregazione, attività sociale e culturale, aperto a tutti quelli che condividono i nostri ideali di antifascismo e antirazzismo ma assolutamente non legato a partiti politici (Federica Franchi, Bozen solidale)

 

Bozen solidale assemblea
Classe operaia: la Casa del popolo della tradizione socialista è il modello a cui si rifà Bozen solidale per il progetto di cui si parlerà nell’assemblea “Prendiamoci un posto” convocata oggi, martedì 11 giugno, alle 19.

 

L’assemblea di stasera serve per capire il gradimento verso il progetto e la risposta del tessuto locale altoatesino. Da parte dei promotori - Bozen solidale, associazione nata un anno e mezzo fa dall’interno di Sos Bozen e che conta una quindicina di attivisti - si sottolinea la distanza dai partiti ma la volontà al tempo stesso di fare qualcosa di “politico”. Nel senso di coinvolgere le persone e le realtà sociali in opposizione, si legge nell’invito sui social, al “periodo buio e drammatico in cui viviamo”. Una fase nella quale, continuano da Bozen solidale, malgrado gli annunci “si muore ai confini” (in mare, ad esempio, ma non va dimenticata la tensione che contagia a intermittenza il valico del Brennero) e in cui la disaffezione ai partiti ha reso l’associazionismo l’ultimo rifugio per l’attivismo di base dei cittadini. 

 

Bozen solidale
In piazza: l’associazione Bozen solidale a Verona per il corteo contro il congresso delle famiglie. Da destra la presidente Federica Franchi e Mamadou Diallo, vicepresidente della Consulta degli stranieri di Bolzano. Foto: Bozen solidale

 

L’idea di base è vedere chi è disposto a mettere del proprio per l’autofinanziamento di uno spazio da prendere in affitto, magari un negozio chiuso o sfitto (visto che purtroppo non mancano anche a Bolzano) e farlo diventare una sorta di centro sociale, propriamente detto. Ovvero sede di associazioni, eventi, incontri e utile per l’organizzazione di iniziative. Non ci sono preclusioni all’apertura, salvo i valori di riferimento che richiamano ad “antifascismo ed antirazzismo”. Indirettamente è una risposta anche a realtà come CasaPound che a Bolzano conta su sedi proprie.

La situazione politica, in Italia e non solo, ci preoccupa. Vediamo la stretta all’immigrazione e l’inasprimento della censura. Vogliamo offrire un posto alle persone che non sono d’accordo con tutto questo. Uno spazio libero, anche dai contributi pubblici

L’autofinanziamento - si stimano 20-30 euro al mese per ciascuno, ma dipenderà da quanti parteciperanno - permetterà inoltre, aggiungono da Bozen solidale, di non dipendere dai contributi pubblici. “Il nostro intento è trovare un posto a Bolzano dove incontrarci, dove far incontrare le varie associazioni e ospitare attività collettive, in modo del tutto libero” continua la presidente Franchi. Il rimando all’attualità, all’ascesa di Salvini e della Lega, è stringente. “La situazione politica, in Italia e non solo, ci preoccupa. Vediamo la stretta all’immigrazione e l’inasprimento della censura. Vogliamo offrire un posto alle persone che non sono d’accordo con tutto questo”.

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Kommentare

Bild des Benutzers Massimo Mollica
Massimo Mollica 11.06.2019, 09:15

L'errore di fondo è all'inizio. La comunicazione è avvenuta su Facebook, ovvero uno social media chiuso e proprietario. Io per esempio non ne faccio parte quindi sono tagliato fuori dall'iniziativa. La casa del popolo, ma anche circolo culturale o sede di partito, del 2019 è digitale, si chiama FORUM ed è aperta a tutti coloro che vogliono confrontarsi civilmente. Chiaramente va gestita da qualcuno e quindi richiede un minimo costo di tempo (che si traduce in denaro). E' un luogo dove ci si incontra digitalmente e ci si confronta. E' diverso dai social media nella stessa differenza che intercorre tra un circolo e un bar. E' una cosa che non c'è e nessuno fa più. E' ricreare, partendo dal digitale, una sorta di comunità che discuta dei problemi comuni. E' l' arma più potente contro tutti i fascismi.

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