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Sulla nomina di Cecile Kyenge

Fallacia argomentativa

Che ogni tanto, leggendo di certe cose, ti chiedi: ma ce la faremo mai, a essere un Paese normale?
Un contributo della community di Gianluca Trotta01.05.2013
Ritratto di Gianluca Trotta
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Un merito questo governo ce l'ha sicuramente: avere fatto emergere, con la nomina di Cecile Kyenge, le reazioni isteriche dei soliti razzisti. Quelli che, fino a qualche mese fa, facevano parte dei cosiddetti "moderati" che per anni hanno governato questo povero Paese, contribuendo al disastro cui ora ci troviamo di fronte; salvo che, grazie alla intelligenza strategica della cosiddetta sinistra, hanno potuto profittare di un lungo periodo di purgatorio, al termine del quale si sono presentati con la veste virginale a un elettorato che è eufemistico definire smemorato.

Prendi un paio di articoli che ho letto su una piattaforma che si autodefinisce "la voce senza padroni" e addirittura "l'informazione senza filtri". Nel quale l'anonimo estensore, per tutto il cosiddetto testo, non nomina mai la ministra, ma la chiama "la congolese"; addebitandole il delitto di avere, nella sua attività politica, lottato per la chiusura di quelle vere e proprie aberrazioni del diritto che sono i CIE (che, piuttosto, non si capisce perché la cosiddetta sinistra, quando è stata al governo, non abbia chiuso immediatamente: e poi si meravigliano che quelli di sinistra non li votano...). E vede nella sua nomina ministeriale la "svendita del nostro paese agli ultimi arrivati", che porterebbe l'Italia "verso il baratro". Testuali parole, non mi sono inventato nulla.

Ma se vogliamo credere che dietro un testo simile si nasconda un qualsiasi rancoroso razzista con limitati strumenti mentali e linguistici, cosa pensare delle incredibili dichiarazioni del presidente della regione Veneto Luca Zaia? Uno che, lo ricordo, è stato pure ministro del nostro Stato. E che, di fronte all'arresto a Vicenza di due ghanesi per la violenza nei confronti di una turista austriaca, non ha trovato di meglio che affermare che la nuova ministra dell'Integrazione Kyenge dovrebbe rendere visita alla vittima "con il coraggio di affrontare i problemi per quello che sono e per ribadire a tutti che non ci può essere integrazione senza legalità".

Strana logica, quella di Zaia. Basata ovviamente sulla solita fallacia argomentativa che regge la logica razzistica. Che funziona all'incirca con un sillogismo simile (semplifico al massimo):

  • Sull'autobus mi hanno rubato il portafogli.
  • Chi mi ha rubato il portafogli aveva la pelle nera.
  • Quindi: tutti coloro che hanno la pelle nera rubano portafogli sugli autobus.

E quindi, nella logica di Zaia:

  • Una turista austriaca è stata violentata da due uomini del Ghana.
  • Il Ghana è in Africa, e le persone che vengono dal Ghana hanno la pelle nera.
  • La nuova ministra, originaria del Congo (che sta nel continente africano), ha la pelle nera.
  • Quindi: la nuova ministra ha il dovere morale di farsi carico di questa violenza e deve, in un gesto quasi espiatorio, fare visita alla vittima.

Ecco, mi sembra che questa sia la logica che sottende il discorso di Zaia (che, fino a questo momento, passava per essere una delle teste pensanti del suo partito: figurarsi gli altri!).

A questo punto, applicando la stessa logica, Zaia dovrebbe pensare che, quando era lui a ricoprire un incarico ministeriale, avrebbe dovuto rendere visita a tutte le donne vittime di violenza da parte di uomini originari dello stesso suo continente, l'Europa, e con la pelle un po' scolorita come la sua. Anzi, gli faccio una proposta: in un gesto espiatorio simile a quello che chiede alla ministra Kyenge, lo faccia ora. Tanto più che lui, con gli autori delle violenze contro le donne, condivide pure il genere.

Però, forse, visti i numeri delle statistiche, dovrebbe viaggiare un po' troppo, per fare visita alle tante vittime di uomini europei. E diamogli una mano, all'ex ministro: vada solo dalle vittime di violenza da parte di uomini italiani.

Anche così, pare, dovrebbe troppo dedicarsi a viaggiare nella nostra bella penisola, isole comprese. E allora aiutiamolo ancora un po': che vada a fare visita solamente alle vittime di violenza da parte di uomini veneti. Chissà, forse in un paio di mesi, limitandoci solo all'ultimo anno, il presidente del Veneto potrebbe cavarsela. E magari farebbe pure in tempo a organizzare per bene la prossima campagna elettorale.

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