Economia | Piano di ripresa

Ricostruire economia e coesione sociale

Nonostante la nostra autonomia molte scelte che l’Italia dovrà fare riguardano anche noi.
Avvertenza: Questo contributo rispecchia l’opinione personale del partner e non necessariamente quella della redazione di SALTO.
Piano
Foto: Fabio Petrini Cgil/Agb

Senza ombra di dubbio la pandemia da Covid rappresenta per la nostra generazione un evento finora sconosciuto.

Ma in ogni catastrofe si nasconde anche un’opportunità: se facciamo le scelte giuste abbiamo la possibilità di ricostruire l’economia e la coesione sociale. Dobbiamo però porre oggi le basi per un futuro diverso, anche se i tentativi di tornare alla vecchia normalità sono ancora forti.

Dal punto di vista politico la novità più dirompente è che l’Europa, nonostante le resistenze dei paesi frugali, - quel frugale andrebbe analizzato un po’ meglio – ha deciso di raccogliere la somma di 750 miliardi di euro sui mercati garantita in solido da tutti i paesi della Ue.

Il difficile viene ore: investire i soldi in maniera oculata per il futuro del Paese. I soldi vanno indirizzata verso gli obiettivi indicati dall’Europa. E su questo punto dobbiamo essere particolarmente rigorosi. Serpeggia nell’opinione pubblica di molti altri paesi una certa sfiducia nell’Italia. In altre parole in Italia ci giochiamo in larga parte anche il futuro dell'Europa che è ancora pervasa da sentimenti sovranisti e di molti egoismi.

Il piano nazionale di ripresa e resilienza può rappresentare una straordinaria occasione per il nostro Paese per affrontare le grandi trasformazioni determinate dalla transizione digitale e verde. Obiettivo è quello di modernizzare l'economia e ridurre le disuguaglianze a tutti i livelli. Sono convinto che nella fase nuova ci siano le condizioni per creare lavoro buono e tutelato da un sistema universale di diritti.

La buona occupazione è legata a una buona formazione e anche la ricollocazione e il reintegro nel mercato del lavoro per chi con le nuove tecnologie sarà espulso passa da li. Lavoro e coesione sociale, a partire da un sistema di ammortizzatori universale devono andare di pari passo.

A supporto servono un sistema d'istruzione, di sanità e di welfare universale. Non serve una sommatoria di progetti, ma un’idea di fondo per trasformare il modello sociale e di sviluppo che possa dare risposte concrete ai bisogni delle persone, dell’ambiente e del territorio.

In questo senso altri paesi dedicano nei loro piani ampio spazio alle politiche industriali, mentre nel piano italiano la questione risulta sottovalutata. Altrove è lo Stato che si rende protagonista e delinea le strategie e le linee guida e non solo il mercato e l'iniziativa privata.

Per la scelta green dell’Europa non bastano i contributi alle aziende, ma servono scelte chiare le cui finalità e opportunità devono essere ben chiare ai cittadini e alle aziende. Solo la politica e le rappresentanze collettive possono indirizzare l’opinione pubblica verso quel consenso necessario per gestire la messa in discussione d'intere filiere o distretti produttivi e gli effetti sul lavoro e il Welfare.

A chi sarà coinvolta deve essere subito chiara la prospettiva futura, per evitare resistenze che possono ritardare i progetti e mettere in discussione i finanziamenti europei.

Questo non può prescindere da un coinvolgimento del Sindacato su tutte le tematiche che hanno una ricaduto su coloro che rappresentiamo. Non il solito confronto informativo, ma una vera negoziazione – prevista anche dall’Europa – e non solo sugli investimenti da attuare.

L’erogazione dei fondi è legata a riforme che languono da anni nei cassetti della politica: pubblica amministrazione, semplificazione, concorrenza, istruzione, sanità, politiche sociali, pensioni, ma soprattutto fisco. Sono riforme necessarie, ma anche complesse, che non vanno lasciate solo alla politica, devono vedere la partecipazione attiva delle parti sociali. Come tutte le riforme non sono “neutre” e a seconda delle scelte che verranno fatte incideranno pesantemente sulle condizioni di vita di ognuno di noi.

Non a caso la parola riforma fa scattare l’allarme: per troppi anni dietro questa parola si nascondevano le razionalizzazioni, ovvero i tagli. Dobbiamo ridare a questo termine un valore positivo. Siamo di fronte a decisioni, che incideranno anche sulla prossima legislatura e chi pensa alla probabile vittoria elettorale non avrà intenzione di approvare scelte strutturali se non in linea con il proprio pensiero.

Per questo serve avviare il percorso e intervenire in maniera tale che diventi difficile cambiare poi tutto radicalmente.

E anche per questo le riforme devono avere il supporto delle parti sociali e un largo consenso tra la popolazione. Qui penso al fisco che per noi è una priorità.

Va salvaguardata la progressività, allargata la base imponibile e collocata in un contesto ampio che comprende non solo l’Irpef ma anche l’IVA, le tasse locali, l’uso incrociato dei dati, il funzionamento delle istituzioni preposte e i servizi.

Noi non ci accontenteremo di qualche aggiustamento delle aliquote o di qualche ulteriore esenzione. La partita è delicata e va finalmente affrontata e chiusa positivamente.
Sulla semplificazione le preoccupazioni sono giustificate.

Semplificare è un obiettivo da raggiungere, ma non deve diventare una deregolamentazione, soprattutto nel settore degli appalti. E qui già si vedono i primi effetti negativi di questa stagione politica. Anche i pensionati seguiranno con attenzione la situazione perché siamo grandi utilizzatori di servizi spesso appaltati.

Ci sarebbero tante altre cose da aggiungere, ma mi limito a evidenziare che anche in Alto Adige è mancato sinora il confronto con il Sindacato. L'unica cosa trapelata è che porteremo a casa una cifra di molto inferiore a quella auspicata.
Ora che conosciamo le linee guida si dovrebbe aprire la partita vera.

La nostra richiesta è ovviamente di essere coinvolti nella stesura di un piano strategico per uno sviluppo della nostra realtà in linea con le esigenze del dopo pandemia. Purtroppo anche per la piccola struttura della nostra economia è difficile uscire dalla logica dei contributi a pioggia.

Su questo terreno si svolgerà gran parte del confronto con il Sindacato. Per questo serve veramente uno sforzo per capire come inserirci nei finanziamenti del Next Genaration EU.
Speriamo che con le condizioni richieste dalla EU anche la nostra provincia possa fare un ulteriore salto di qualità.

Alfred Ebner