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“Cambiare verso”

Le proposte per migliorare i tempi di attesa, l’appropriatezza delle prescrizioni e per superare le problematiche del pronto soccorso .
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Foto: Malata e infermiera

 

“Sono tanti i cantieri aperti. Manca personale. Si deve curare l’informatizzazione. Si deve rendere più agevole l’accesso alle prestazioni in ospedale e agire sui tempi di attesa” – con queste parole ha aperto il convegno “Come ridurre i tempi di attesa in sanità?”, ieri (2 maggio) presso l’Accademia Eos a Bolzano in via Rencio 42 dalle 9.15 alle 13 il moderatore Ulrich Seitz che ha aggiunto: “E’ un’occasione per una discussione costruttiva con gli esperti del settore per studiare cosa fare in concreto per migliorare i servizi, in particolare per le persone nella terza età e i malati cronici”.

 

Il primo intervento è stato quello della difensora civica della provincia autonoma di Bolzano Gabriele Morandell, che ha sottolineato l’importanza di migliorare la comunicazione tra medico e paziente al fine della costruzione di un rapporto di fiducia: “Molti anziani si lamentano, perché al pronto soccorso durante le lunghe attesa prima della visita i medici non li guardino e non si occupino di loro. Di sicuro, il paziente aspetterebbe più volentieri, se si sentisse accolto”.

Tra le altre segnalazioni ricevute dalla difensora civica si segnalano in particolare casi di persone che non sono riuscite a conseguire una visita prioritaria entro i 7 giorni previsti e difficoltà di accesso al rimborso di euro 50 per le visite specialistiche eseguite in privato a fronte di lunghi tempi di attesa in ambito pubblico.

“Infine, più persone hanno reputato il servizio di guardia medica poco operativo, dacché non hanno ricevuto visite a domicilio, anzi sono stati invitati a recarsi in sede o al pronto soccorso. Sarebbe bene che la guardia medica si trovasse all’ospedale vicino al pronto soccorso e che nel fine settimana i medici di base e i pediatri, come a Bressanone, prestino servizio al pronto soccorso” – ha osservato Morandell.

 

Per il consigliere provinciale Hans Heiss (Verdi) bisogna spiegare ai pazienti, spesso adirati e disperati, che non si possa avere tutto e subito: ”Si deve inoltre superare l’idea che vi sia un punto di riferimento medico unico per tutte le esigenze. Si deve poi valorizzare il ruolo dei medici di base, quale filtro per togliere peso all’ospedale”.

Sulle problematiche della prima assistenza d’urgenza Heiss reputa necessario un triage anticipato per assumere i primi provvedimenti e poi dividere i pazienti secondo le necessità e smistarli anche verso il pronto soccorso.

 

“Per quanto riguarda i malati cronici non si deve guardare solo ai tempi di attesa, ma anche alla presa in carico dei pazienti e all’erogazione di servizi specifici per ogni singola malattia” - ha affermato l’esperta di AGENAS (Agenzia per i servizi sanitari regionali) Emanuela Reale che ha esposto la situazione delle liste di attesa in provincia di Bolzano con riferimento all’attività libero professionale intramoenia: su 43 prestazioni monitorate nel 2014 in una settimana indice di aprile ed in una di ottobre si è rilevato che i tempi di attesa fossero per oltre il 50% entro i 10 giorni; su 345 prenotazioni nell’aprile 2014 e su 367 prenotazioni ad ottobre 2014 risulta poi che i pazienti abbiano prenotato mediante Centro Unico di Prenotazione rispettivamente per l’86% e il 91%, dato pressoché costante rispetto all’anno precedente.

 

Concorda sulla necessità di percorsi ad hoc per ogni patologia Giuliano Mariotti (AGENAS): “Per non inquinare il dato sui tempi di attesa e per una migliore gestione dei servizi si devono separare le liste di attesa per le prime visite da quelle per i controlli programmati, ai quali si devono sottoporre i malati cronici. In quest’ultimo caso le prenotazioni dovrebbero essere eseguite direttamente dallo specialista”.

Mariotti spiega che l’appropriatezza prescrittiva preveda la sussistenza di una valutazione concorde tra medico di famiglia e specialista sulla priorità delle prestazioni. Quali gli indicatori innovativi da misurare? Il coinvolgimento partecipativo, l’utilizzo di linee giuda ed evidence, la priorità clinica, la segnalazione dei e comunicazione con i cittadini, la concordanza e discordanza, la formazione sul campo con gruppi di miglioramento ed il dialogo tra medici sui casi clinici, la riduzione del ritardo diagnostico.

Il metodo RAO (raggruppamenti dei tempi di attesa), elaborato da Mariotti a Trento e poi applicato altrove, mira proprio a mettere d’accordo medici generici e specialisti su malattie segni e sintomi, quindi sui ragionevoli tempi diversi da applicare al singolo caso.

Non solo i tempi di attesa. Altro annoso problema, non solo altoatesino, ma mondiale, quello concernente la prima assistenza in ospedale.

 

“La condizione della prima gestione delle urgenze deve essere vista come un problema dell’intero ospedale – afferma il coordinatore medico al pronto soccorso dell’ospedale di Merano Norbert Pfeifer che ha esposto le molteplici cause dell’eccessivo ricorso alla gestione delle emergenze, tra cui l’accesso da parte delle categorie socialmente più deboli che vi individuano una soluzione temporanea ai loro problemi.

Tra le soluzioni il dottor Pfeifer ha prospettato tra l’altro: l’installazione ed il rafforzamento dei servizi territoriali, maggiore diponibilità di strutture sanitarie per le post acuzie, l’implementazione delle dimissioni protette e l’attivazione di percorsi alternativi e la terapia antalgica già in triage.

 

Su tali proposte il presidente di  “Cittadinanza attiva - Tribunale diritti del Malato” Stefano Mascheroni afferma: “Da anni chiediamo tali misure. Ma l’Asl è in difficoltà, perché troppo spesso non converge la politica. Molti centri politici ed economici frenano sui vari interventi necessari. Basti pensare che si debba ancora chiudere l’accordo contrattuale tra medici di base e provincia”.

Mascheroni, che si è soffermato anche sugli anziani e ha sottolineato come per loro sia molto pesante aspettare al pronto soccorso da 4 a 5 ore, a volte anche fino ad 8 ore, suggerisce: “Case della salute aperte 24 ore su 24, attrezzate per svolgere analisi sangue, radiografie, ecografie, affinché siano dei piccoli pronto soccorso vicini al cittadino. Per quanto attiene al centro unico di prenotazione si deve omegeinizzare il sistema informativo, fino ad averne uno unico in provincia che dirotti il cittadino verso il territorio, nei cui distretti vi sono macchinari di qualità e non manca l’eccellenza medica, nonché verso le strutture private convenzionate”.

Il presidente di Cittadinanza Attiva ha sostenuto che anche i cittadini debbano fare la propria parte e rendersi conto che non si possa avere tutto sotto casa: “Se occorre, bisogna anche spostarsi. Si possono realizzare convenzioni per trasferimenti gratuiti. Prima ancora si devono superare le resistenze psicologiche nei cittadini. Infine, non bastano gli accorpamenti di alcune strutture sanitarie. Sette ospedali sono tanti, almeno due di questi dovrebbero essere riconvertiti in case della salute e posti letto per le cure intermedie”.

 

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Max Benedikter Mer, 05/03/2017 - 09:44

“Molti anziani si lamentano, perché al pronto soccorso durante le lunghe attesa prima della visita i medici non li guardino e non si occupino di loro. Di sicuro, il paziente aspetterebbe più volentieri, se si sentisse accolto”
Mamma mia!! Ma questa gente si rende conto cosa sono le prioritá di un pronto soccorso? Parlano di cose di cui non hanno alcuna idea? Il compito del PS è non sbagliare e metterci una pezza. Chi ha altre pretese vive nel mondo dei sogni.
Mi dispiace per gli anziani, ma il personale sanitario in PS di Bolzano non ha nemmeno tempo di andare a fare la pipì, di andare a fare una pausa pranzo. Poi si sforzano a trattare educatamente il paziente (quando ci riescono). Ma il tempo per coccolarlo - mi dispiace - non c'è!! Non con queste risorse.

Mer, 05/03/2017 - 09:44 Collegamento permanente