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ICT

I&CT - siamo ancora in tempo

Gli avvenimenti mondiali in ambito I&CT ci dovrebbero far riflettere: non è ancora troppo tardi.
Un contributo della community di Sergio Sette04.02.2016
Ritratto di Sergio Sette
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Questa settimana sono accaduti due fatti estremamente rilevanti nel mondo dell'I&CT. Il primo è che Facebook ha superato, in termini di capitalizzazione in borsa niente meno che il gigante petrolifero Exxon, la prima delle mitiche "sette sorelle", posizionandosi al quarto posto fra le aziende con maggior capitalizzazione in USA. Classifica che per altro vede nelle prime tre posizioni i colossi dell'informatica Google, Apple e Microsoft.

La seconda notizia riguarda appunto la classifica sopra menzionata, dove al primo posto non risulta più Appele superata da Google.

Queste notizie ci mostrano come ormai l'economia mondiale sia trainata non più dal petrolio o l'industra manifatturiera o pesante ma da quella informatica ed in particolare, e questo è il senso della seconda notizia, dal comparto del software.

Questo è alquanto evidente negli USA, dove le aziende della Silicon Valley trainano ormai da decenni l'economia americana, ma inizia a palesarsi in modo prorompente anche in Cina, India e nell'est europa, a dimostrazione del fatto che la produzione del software e dei servizi informatici non necessita di particolari infrastrutture ma al più di buoni cervelli. Insomma, un'occasione che tutti potrebbero cogliere, soprattutto per chi, come in Italia (e nel nostro piccolo la cosa vale anche per noi Sudtirolesi), pensa di collocarsi in quanto ad "intelligenza" nel top mondiale, cosa in parte corroborata dalla terza notizia settimanale ossia che Apple aprirà nel napoletano un grosso centro di sviluppo di applicazioni per iOS.

Purtroppo la realtà che viviamo viaggia nel senso opposto e il comparto I&CT in Italia (ma anche localmente) è quanto mai povero e in perenne sofferenza. La produzione del software in particolare è di fatto inesistente, considerata roba da "smatettoni", economicamente risibile in quanto priva di ogni valore, tanto che è opinione diffusa che il software debba essere regalato (questa è l'italica materializzazione dell'OpenSource...). Per non parlare delle politiche nel settore da anni ormai orientate solo al contenimento della spesa. Al più concepiamo scarsi investimenti infrastrutturali come quello ad es. sulla banda larga, spacciandoli magari per cose gigantesche.

Una clamorosa mancanza di visione che nemmeno fatti eclatanti come quelli avvenuti in settimana riescono a correggere.

Ma non è troppo tardi per rivedere i piani, soprattutto in posti come l'Alto Adige, dotati di tutto quello che serve per impiantare un'industria informatica del sofware: soldi, discrete infrastrutture e un buon livello culturale. Manca solo la volontà!

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Ritratto di Peter Lustig
Peter Lustig 8 Febbraio, 2016 - 06:51
Spero che la camera di commercio e la nuova IDM leggono qui ;-)
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