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“È stato un piccolo miracolo”

Conclusa l'esperienza di “Housing First” presso il Winterhaus di Bolzano. I responsabili ne tracciano un orgoglioso consuntivo. Senza risparmiare critiche alla politica.
Winterhaus
Foto: Salto.bz

L'inverno appena trascorso potrà essere archiviato (speriamo presto) sotto l'hashtag #iorestoacasa. C'è però una cosa che si dimentica spesso: non tutti ce l'hanno, una casa. Anche in una città ricca come Bolzano, il numero di persone senza fissa dimora si è sempre mantenuto alto. Un grande problema, di fronte al quale le politiche sociali hanno spesso stentato a trovare risposte, e in certi casi neppure hanno provato a darle. Per fortuna sono comparsi dei cittadini privati in grado di offrire un riparo a chi ne aveva bisogno. Ed è il motivo per il quale ieri (5 maggio) – presso il Winterhaus/Casa Invernale di via Carducci 19 – è stata organizzata una conferenza stampa con lo scopo di raccontare cosa è accaduto da dicembre ad aprile.

Se tutte le persone fossero come quelle che siamo riusciti a ospitare, il mondo sarebbe davvero un luogo migliore

I protagonisti di questa storia edificante parlano a turno, nel giardino della casa, davanti a un nutrito gruppo di cronisti. Il primo a prendere la parola, ovviamente, è Heiner Oberrauch – presidente del gruppo imprenditoriale Oberalp/Salewa – , il quale ha messo a disposizione l'immobile che ha reso possibile il progetto di accoglienza. La sua disamina ne ripercorre le tappe, a partire dalle prime impressioni registrate proprio il 10 dicembre, quando la struttura fu inaugurata: “La notte è andata bene. Ho conosciuto un nuovo aspetto di Bolzano. Se tutte le persone fossero come quelle che siamo riusciti a ospitare, il mondo sarebbe davvero un luogo migliore. Sì, per me questa notte è stata davvero buona”. In città – ha poi proseguito Oberrauch – “si tende a pensare che i senza tetto siano solo una piccola minoranza di disperati, qualche clochard, gli sbandati che incontriamo davanti alla stazione. Ma non è così. Sono molti quelli che finiscono in una situazione di estrema necessità, che si ritrovano a non sapere dove dormire anche disponendo di un lavoro. Qui da noi sono transitate inoltre molte famiglie. Per questo era indispensabile fare qualcosa, mettere a disposizione una soluzione in grado di alleviare tale stato di necessità, e grazie all'impegno straordinario di quasi cento volontari possiamo dire di esserci pienamente riusciti”. Non manca poi una stoccata alla politica, in particolare quella comunale “che non ha mostrato quasi mai sensibilità, limitandosi per così dire a prendere atto di quanto noi stavamo facendo, senza passare neppure a dirci grazie”. Quando è poi esplosa l'emergenza causata dal virus, ha concluso Oberrauch, “ci siamo impegnati a gestire in proprio la difficile situazione e posso dire che qui è avvenuto un altro piccolo miracolo, perché non era certo facile costringere delle persone altrimenti abituate a vivere per gran parte del loro tempo all'esterno dentro spazi improvvisamente diventati ristretti. Eppure ce l'abbiamo fatta. Siamo riusciti a coinvolgerli, a motivarli. E non abbiamo avuto neppure un caso di infezione”.

 

Anche il resoconto di Caroline von Hohenbühlen, Paul Tschigg e Federica Franchi non si discosta molto da quanto affermato da Oberrauch. C'è l'orgoglio – legittimo – di aver coordinato una grande mole di lavoro (alla fine il consuntivo è di 50 persone ospitate, per un totale di 7000 pernottamenti) senza mai avere avuto problemi: “Nonostante le profezie negative – si legge nel comunicato distribuito all'ingresso –, in cinque mesi di Winterhaus non si sono mai verificati episodi di violenza o di furti. Il rispetto e la solidarietà hanno sempre caratterizzato i rapporti tra tutti gli ospiti”. E dall'esperienza avuta si delinea così con grande chiarezza la ricetta migliore per affrontare situazioni del genere (“che non costituiscono una sporadica emergenza – lo ripetono più volte in coro –, ma una condizione di necessità purtroppo strutturale”): “Abbiamo bisogno di strutture non collocate in periferia, di piccole dimensioni, in modo da permettere una proficua interazione con gli operatori. La volontà politica dovrebbe quindi orientarsi verso progetti imperniati sul concetto di Housing First, secondo il quale la dotazione di un alloggio è vista come punto di partenza e non come destinazione finale”. Se solo esistesse una politica in grado di rendersene conto, è il malinconico sottinteso che filtra sotto queste parole.

 

Come esempio di politica ottusamente restia a perseguire le migliori pratiche di accoglienza, e anzi costantemente rivolta a speculare sulle disgrazie degli ultimi, valga qui l'esempio delle proteste orchestrate di recente da alcuni esponenti del partito Fratelli d'Italia a proposito dell'altra esperienza di Housing First in atto in questi mesi a Bolzano, vale a dire quella del Maso Zeiler messo a disposizione da Hellmuth Frasnelli nella zona di Gries. Anche in questo caso il consuntivo è stato estremamente positivo, eppure è bastato un isolato esempio di intemperanze tra alcuni residenti (avvenuto peraltro nel difficilissimo periodo della quarantena) e un unico caso di contagio per attirare critiche violentissime e controproducenti. Adesso i residenti del maso hanno in gran parte perso il lavoro e sono stati spostati tutti nel centro di raccolta allestito a Colle Isarco (mentre gli abitanti del Winterhaus di via Carducci si trovano nei locali predisposti alla Fiera), una misura certamente inadeguata per chi, fino a pochi giorni prima, poteva usufruire di una sistemazione decisamente più dignitosa. Quando si tornerà a godere di condizioni più normali sarà necessario riprendere il filo di tutte queste esperienze e rinnovare la pressione su un ceto politico finora capace di scegliere come prevalente strategia di sopravvivenza il lavarsene le mani, a mala pena tollerando che siano poi i cittadini privati a darsi da fare per limitare i danni acuiti dall'inefficienza della pubblica amministrazione.

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Karl Trojer Mer, 05/06/2020 - 10:06

Den beiden Initiatoren von "Winterhaus" (Heiner Oberrauch) bzw. "Zellerhof" (Hellmuth Frasnelli) und ihren MitarbeiterInnen gebührt großer Dank und Anerkennung dafür, solidarisch und effizient dort eingesprungen zu sein, wo die öffentliche Hand versagt hat, bei den Ärmsten, den Obdachlosen. Es ist erschreckend, dass eine so reiche Gesellschaft wie die unsere soviel Armut rundum zulassen kann. Ich denke, dass die Zeit für ein EU-weites Grundeinkommen mehr als reif ist, und dass die Politik auf verschiedenen Ebenen dringend in diese Richtung Fakten setzen muss. Die existentielle Angst zerstört heute bei vielen Menschen den Glauben an den Rechtsstaat und an die EU und wird so zum Sprungbrett für fanatische, nationalistische Putschisten. Die Europäische Union muss sich mehr denn je als Wertegemeinschaft verstehen, der Solidarität und verantwortete Freiheit zugrundeliegen, ansonsten läuft die EU Gefahr zu zerbrechen, und zum Speilball fremder Mächte zu werden.

Mer, 05/06/2020 - 10:06 Collegamento permanente