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Finferli e nuvole

MendelGP

Per i ciclisti la Mendola sarebbe la salita più bella di tutto l'Alto Adige. Peccato che le moto GP rovinino loro la festa.
Colonna di
Ritratto di Fabio Marcotto
Fabio Marcotto08.08.2019
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Benvenuti al motodromo Appiano-Mendola. Partenza 400 mt slm, arrivo 1365 slm, dislivello 965 mt., ingresso libero per i partecipanti e per chi li osserva. E per chi li ascolta, da dentro i boschi intorno.

Il Gran Premio va in onda ogni giorno. Da metà marzo circa a circa fine settembre. Non c'è un orario preciso. I picchi si raggiungono attorno alle 11 di mattina e dopo le 2 di pomeriggio.

Sono 15 km che portano dal Maxi Mode presso Appiano al passo della Mendola. Vi partecipano delle Honda e Yamaha o Ducati che nulla hanno a che vedere con Valentino Rossi e Marc Marquez. Sono privati, normali cittadini come noi. Molti austriaci e tedeschi, qualche italiano.

Non è una pista esclusiva. Sul loro tracciato trovano anche automobili, moto non-GP e biciclette. Tutti ostacoli più o meno fastidiosi sulla linea ideale che porta al sorpasso e al passo. Costringono al freno e impongono deviazioni improvvise. Non consentono di piegare al massimo e di chiudere la curva come si potrebbe. Proprio lì dove alla velocità di limiti non ce n'è. E nemmeno ai decibel.

Per i ciclisti le moto GP sono un autentico incubo. Avanzano piano e sanno che da un momento all'altro il boato si alzerà dalla curva di sotto. L'attimo dopo arriverà il sorpasso, una fucilata di aria compressa e motore aperto che li schiaccerà contro la roccia. Passato il primo, ce ne sarà un altro; e ancora, a volte interi stormi in competizione tra loro.

Il pedalatore arriva in cima, beve qualcosa, gira la bici e in discesa talvolta è anche peggio. In discesa, per sua natura, la bicicletta in curva allarga e si avvicina alla corsia di chi sale: la moto GP, spesso, già piegata e ben oltre la linea di mezzeria.

Per i ciclisti le moto GP sono un autentico incubo. Avanzano piano e sanno che da un momento all'altro il boato si alzerà dalla curva di sotto. L'attimo dopo arriverà il sorpasso, una fucilata di aria compressa e motore aperto che li schiaccerà contro la roccia

Per chi pedala la Mendola sarebbe la salita più bella di tutto l'Alto Adige. Lunga ma non lunghissima, in gran parte all'ombra, ricca di curve e tornanti, non troppo larga, praticabile tutto l'anno, con una pendenza ideale per chi è un po' allenato; e anche per chi lo è un po' meno e pedala assistito.

Certo, ci sono anche il Rombo e il Giovo, il Pennes e la Plose o tutti i passi dolomitici attorno al Sella. Ma per Bolzano la Mendola è la Mendola, un po' come per Trento il Bondone è il Bondone.

Negli ultimi anni la situazione è migliorata (o peggiorata?) di molto. Ai ciclisti tradizionali se ne sono uniti forse altrettanti che hanno scelto la e-bike. Molto più che una decina di anni fa, oggi bisognerebbe finalmente dichiarare la Mendola “Salita di interesse ciclistico.”

Un cartello a valle e uno a monte. Velocità massima 40 km/h. Apparecchi a fotocellule lungo il percorso. Telecamere nei punti più pericolosi. Controlli frequenti. Contravvenzioni adeguate. Ritiro della patente per i casi estremi.

La proposta non è nuova, ma rilanciarla nell'era delle biciclette elettriche mi sembra più attuale che mai.

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Ritratto di Federico Rossi
Federico Rossi 8 Agosto, 2019 - 16:29

Da ormai ex-ciclista (MTB) e attuale motociclista (no motogp con scarico da corsa etc) condivido solo in parte il pensiero, sicuramente non il finale.
"Lunga ma non lunghissima, in gran parte all'ombra, ricca di curve e tornanti, non troppo larga, praticabile tutto l'anno..": questo pensiero vale, come vale per il ciclista, anche per il motociclista. In moto il passo della mendola è una goduria, da fare gustandosi il panorama sulla vallata sottostante, andatura decisa ma non esagerata, curvoni bellissimi ed un asfalto impeccabile.
E come per il ciclista, per il motociclista la cosa peggiore è trovarsi in curva (ogn i tanto anche una curva cieca) un gruppo di ciclisti rigorosamente in fila per 2 (o anche 3!) che chiaccherano mentre salgono in bici ed intralciano mezza carreggiata a 12-15km/h, in mtb anche a 7km/h.
Quindi ritengo egoista chiedere velocità massima di 40km/h orari su una strada che non attraversa un centro abitato. Sarebbe come chiedere alle biciclette che viaggiano in strada e non in ciclabile una velocità minima di 35 km/h per non intralciare macchine e moto. Sbagliati entrambi gli approcci. Si tratta di affrontare la convivenza (forzata) in maniera civile: chi vuole andare piano in bici chiaccherando, usa la ciclabile e chi vuole guidare veloce in moto/macchina va in autostrada (anzi, meglio: in pista).
Saluti

Ritratto di Fabio Marcotto
Fabio Marcotto 10 Agosto, 2019 - 16:58

Caro Federico, hai ragione sui ciclisti in doppia fila. Ma una salita, di fronte alla violenza delle moto GP, dico una, gliela si deve dedicare

Ritratto di Fabio Marcotto
Fabio Marcotto 11 Agosto, 2019 - 12:39

Dicevo si avvicina, non la supera. Di solito superano la linea di mezzeria le motoGP

Ritratto di Mensch Ärgerdichnicht
Mensch Ärgerdichnicht 8 Agosto, 2019 - 16:32

"In discesa, per sua natura, la bicicletta in curva allarga e si avvicina alla corsia di chi sale"
Ma anche no! In discesa se il ciclista frena davanti alla curva e non la fa in piega come il motociclista criticato, può benissimo restare dalla sua parte della carreggiata. Per il resto c'è solo da concordare, le motociclette troppo rumorose vanno tolte dalle strade nel momento in cui vengono fermate, ma le nostre forze dell'ordine ce l'hanno un dispositivo per misurare i decibell?

Ritratto di Ralph Kunze (gesperrt)
Ralph Kunze (gesperrt) 8 Agosto, 2019 - 19:22

Was soll man sagen? Das Problem besteht. Tatsache ist auch, dass wenig bis gar nicht kontrolliert wird. Die Mendelpassstrasse verläuft abwechselnd auf Eppaner und Kalterer Gemeindegebiet. In beiden Gemeinden zusammen gibt es an die 20 Dorfpolizisten un sicher ein Dutzend Carabinieri. Warum es auf dieser gefährlichen Passstrasse kaum Polizeikontrollen gibt, ist schleierhaft.

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