Società | FIGLI E LAVORO

Madri e Lavoratrici

In Italia per 1 donna su 5 diventare madre è la causa della sua uscita dal mondo del lavoro.
Avvertenza: Questo contributo rispecchia l’opinione personale dell’autore e non necessariamente quella della redazione di SALTO.
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Foto: Ansa

In Italia per 1 donna su 5 diventare madre è la causa della sua uscita dal mondo del lavoro.

Secondo un report dell’INAPP solo il 6,6% delle donne trova lavoro dopo essere diventata madre, questo potrebbe anche spiegare in parte il perché l’Italia nel 2022 ha toccato il minimo storico di appena 400.000 nuovi nati, confermandoci come uno dei paesi più vecchi in Europa.

Sembra proprio che le donne nel nostro paese debbano scegliere fra l’impegno lavorativo o la maternità, ma quali sono le cause di questa scelta?

Sicuramente la questione economica svolge un ruolo fondamentale nella scelta di avere un figlio, contratti di lavoro precari, costo della vita sempre più alto e difficoltà per ottenere prestiti per la prima casa da parte dei giovani, se non con l’aiuto dei genitori, certamente non rende semplice avere dei figli.

Inoltre, c’è anche una questione culturale in Italia, rispetto ad altri paesi del nord Europa, ad esempio, nonostante tutto facciamo ancora fatica a immaginare una donna sia madre che lavoratrice allo stesso tempo, non riusciamo ancora a congiungere il lavoro con la maternità, scindendo a priori le due scelte.

Questo comporta che se all’inizio del millennio la contrazione riguardava soprattutto le nascite dal secondo figlio in poi, oggi colpisce direttamente i primi figli, che per le donne italiane arrivano sempre più tardi.

Inoltre, l'età media delle madri al primo figlio è in costante aumento, come anche il numero di donne che diventa madre dopo i 40 anni.

Dunque, il figlio arriva più tardi, la propensione al secondo diminuisce in ragione di nuovi elementi di consapevolezza, legati al crescente costo dei figli e alla carenza di politiche a sostegno delle famiglie.

Ecco in parte spiegato il perché nel nostro paese sentiamo spesso la frase “In Italia non si fanno più figli”, nonostante ci siano comunque esempi, come quello dell’Alto Adige, che soprattutto grazie a un welfare migliore, le percentuali delle nuove nascite sono superiori rispetto alla media nazionale delle altre province e regioni italiane.

Ovviamente non possiamo vedere solo una piccola porzione del territorio del nostro paese come l’Alto Adige, dove comunque in molti riscontrano seri problemi economici per avere dei figli, soprattutto la classe media, ma bisogna intervenire anche nelle altre Province e Regioni italiane, magari aumentando e rendendo più efficienti le misure di sostegno per le future famiglie previste dal welfare, ridurre la precarietà nel mondo del lavoro, offrire orari più flessibili e introducendo la settimana lavorativa corta come già esiste in paesi come il Belgio, la Spagna o in UK, dove si sono ottenuti risultati promettenti sia dal punto di vista lavorativo che sociale.

Se non lo capiamo, se la politica non lo capisce, il rischio è quello di avere un paese dove regna la denatalità, un paese vecchio e senza futuro.

Dobbiamo cambiare tendenza e aumentare le nuove nascite, capire che probabilmente è possibile coniugare lavoro e maternità per una donna, per tutte le donne lavoratrici del nostro paese.

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Francesca Morrone Gio, 06/08/2023 - 15:11

Caro Jacopo, grazie per questo articolo informativo. È un piacere leggere che un giovane come te senta prioritario il tema delle nascite, della maternità e del lavoro. Grandi conquiste sono state fatte, ma che sforzo però! Sempre lento il nostro paese in fatto di battaglie per l'affermazione dei diritti fondamentali.
La paternità in altri paesi d'Europa è più smart e non rappresenta un vincolo culturale.
E vedere la deputate del M5S allattare in Parlamento mi ha commosso. Ma non basta qualsiasi conquista va estesa a tutte le lavoratrici. E come dici tu bisogna sostenere le donne e le famiglie nell'accudimento dei figli. Siamo giunti ad un tasso di natalità bassissimo. La sfida è pari a quella del cambiamento climatico: non so può tornare indietro.

Gio, 06/08/2023 - 15:11 Collegamento permanente