Politica | Trento

Baratter: “Vogliamo una Regione più forte”

Mentre a Bolzano primeggiano i nemici dell'unità regionale, a Trento la Consulta elegge un Vicepresidente “tedesco” e si apre nel segno del suo rilancio.

Con un cospicuo ritardo rispetto all'organismo gemello, vale a dire la Convenzione per la riforma dell'autonomia istituita a Bolzano (la prima riunione dei trentatré risale alla fine di aprile), sono ufficialmente cominciati ieri [12 settembre] anche i lavori della Consulta trentina: più snella, composta da venticinque membri, e orientata in modo analogo a preparare una proposta di revisione dello Statuto.

Come si legge nel sito predisposto per seguirne in rete lo sviluppo, “la Consulta per la riforma dello Statuto avrà 120 giorni, dalla prima seduta, per elaborare un documento preliminare su cui si aprirà un processo partecipativo, della durata di 180 giorni, aperto a tutti i cittadini che potranno esprimere proposte, fare osservazioni e dare suggerimenti per contribuire alla riforma dello Statuto su cui si basa l'autonomia del Trentino - Alto Adige/Südtirol”. Quindi – a chiusura del processo partecipativo –, si avranno “altri 60 giorni di tempo per la stesura del documento conclusivo con cui il Presidente della Provincia attiverà il procedimento di revisione statutaria disciplinato dall'articolo 103, secondo comma, dello Statuto speciale”.

Anche se adesso ovviamente è prematuro dire quali saranno i temi dibattuti e le tendenze che emergeranno nella Consulta, la sfasatura temporale rispetto a Bolzano permette già di abbozzare un confronto almeno per quanto riguarda il proposito più eclatante apparso con sempre più nettezza nelle ultime settimane, anche a causa della spinta impressa dall'ex governatore Luis Durnwalder, il quale, lungi dal ritirarsi come annunciato qualche giorno fa, adesso non disdegna invece l'intesa con gli hardliner più sensibili agli spiriti animali autodeterministici: massima estensione delle competenze e definitiva soppressione dell'ente regionale. In pratica a Bolzano si auspicherebbe la costituzione della Regione autonoma Sudtirolo/Südtirol, un secondo Los von Trient che archivi definitivamente l'esperienza di coabitazione istituzionale forzata con i “cugini” che abitano a sud di Salorno.

Interessante sapere perciò cosa ne pensano proprio loro, i trentini, nel giorno in cui, in via Torre Verde, il Presidente Giandomenico Falcon ha aperto il sipario della Consulta. L'abbiamo chiesto a Lorenzo Baratter, esponente del Partito Autonomista Trentino Tirolese (PATT) e membro, nonché grande fautore, del consesso.


Salto.bz: Ha sentito gli ultimi sviluppi della discussione bolzanina all'interno della Convenzione? Durnwalder ha posto un aut-aut: o si abolisce la Regione, oppure è meglio godersi la pensione.
Lorenzo Baratter
: Ho sentito. Posso dire però che, essendo partiti più tardi, a questo proposito abbiamo paradossalmente una posizione di vantaggio.

Sarebbe?
Possiamo osservare le tendenze che sono sul tappeto e orientarci in modo più costruttivo. Attualmente, in riferimento alla Regione, esistono tre posizioni possibili. La prima, quella indicata da Durnwalder, si propone di abolire la regione, scorporando le due province. La seconda, presente in prevalenza in Trentino, punta a conservare lo status quo. Io ritengo invece che ci sia spazio per una terza via, che punti cioè a riformare l'istituto della Regione, ridisegnandone in modo nuovo il profilo al fine di gestire insieme e arricchirne le competenze. Anche il presidente Ugo Rossi ha espresso in altre occasioni questo convincimento.

E come sarebbe possibile, secondo lei, convincere i sudtirolesi, i quali pensano nuovamente di voler difendere la loro autonomia non solo “con” ma anche “da” Trento?
Ogni volta che parlo con i “cugini”, anzi con i “fratelli” sudtirolesi, come amo dire, mi sforzo sempre di sottolineare questo punto: la cultura autonomista dei trentini non nasce con l'accordo Gruber-Degasperi, ma è precedente, è più radicata, quindi la conservazione delle nostre prerogative autonomistiche non può essere giocata contro le prerogative avanzate da Bolzano. Si tratta di cercare di pervenire a una sintesi che tenga conto di questa comune origine culturale.

Belle parole, ma in concreto?
In concreto bisogna intenderci. Se riusciremo a proporre quella terza via di cui le parlavo significa che non ci incammineremo sulla strada della conservazione, ma su quella del coraggio. La Regione può e deve essere un luogo istituzionale con un ruolo sempre più politico, decisionale e meno burocratico o semplicemente amministrativo. Maggiore unione e collaborazione fra Trento e Bolzano e meno formalità o formalismi. Più Regione delle persone e meno Regione delle formule normative. Io credo che i cittadini sudtirolesi e trentini appoggerebbero questa soluzione, sono certamente più avanti della politica e dei vecchi schemi traballanti.

Sì, ma intanto a Bolzano, sentendo parlare di “più Regione”, a qualcuno potrebbero drizzarsi i capelli sulla testa, anche se magari di capelli non ne ha più.
E allora mettiamola giù così: personalmente ritengo che la Regione possa essere concepita come luogo strategico per un’inedita collaborazione fra le due Province Autonome, in una logica di co-gestione delle competenze. Alcune “competenze chiave”, oggi affidate alle due Province (solo a titolo di esempio: trasporti, energia, sanità, giustizia, agricoltura, turismo, cultura), potrebbero trovare proprio nella Regione il contesto nel quale sia prevista una condivisione di strategie fra Trento e Bolzano, con la finalità di aumentarne la competitività anche sul piano internazionale. La futura Regione o Unione regionale, in altre parole, dovrebbe essere riconosciuta dalla popolazione come fattore strategico di sviluppo sociale, economico e culturale.

Una nuova Unione regionale, dunque. Ma questo intento è sovrapponibile a (o almeno compatibile con) quello di costruire un Euregio ancora più efficace? Non era quello l'orizzonte ancora più unitario al quale guardare?
La sfida dell’Euregio è ancora quella di farsi percepire chiaramente dai cittadini, i quali devono scoprirne tutte le potenzialità. Guai se diventasse il luogo in cui scaricare le tensioni politiche interne ai tre territori (come accaduto recentemente in Tirolo). Per quello che ho potuto osservare io, negli ultimi due o tre anni si sta lavorando molto per avvicinare i cittadini all’Euregio. E molto altro è in cantiere. Ma qui faccio una domanda provocatoria: qualcuno si è accorto che, se un freno è stato posto al tentativo di costruire un muro al Brennero, questo è accaduto anche grazie all’impegno dei tre governatori che insieme, per la prima volta insieme, sono andati con una linea unitaria a Bruxelles all'Europarlamento, a Vienna dal Capo dello Stato austriaco, a Roma dal Ministro Alfano? A volte siamo così bravi a farci del male, a cercare ciò che divide anziché ciò che unisce… Eppure basterebbe aprire gli occhi.

A proposito di ciò che divide: non è che i membri della Consulta e della Convenzione rischieranno di ignorarsi a vicenda, tanto che alla fine vi presenterete con proposte in aperta contraddizione (vedi per l'appunto il ruolo della Regione)?
Non lo percepisco come un problema. E lo spiego. Esistono precise ragioni formali (il raccordo fra i due organismi è prescritto sia dall’Art. 3 della LP 1/2016 sia da una mozione approvata a larga maggioranza tre mesi fa in Consiglio regionale, che investe il Presidente del Consiglio regionale a esercitare funzioni di raccordo) ma esiste pure (almeno da parte trentina) la volontà di massima collaborazione e di confronto. Il clima è favorevole. La stessa nomina di un Vicepresidente di madrelingua tedesca nella Consulta trentina [è stato eletto il docente universitario Jens Woelk, ndr] - che è tra i 25 membri in quanto rappresentante delle minoranze linguistiche ladina, mòchena e cimbra del Trentino – faciliterà ulteriormente il collegamento tra le due istituzioni. Certo, il vero luogo in cui si farà sintesi fra il lavoro dei due territori sarà il Consiglio regionale ed è giusto che sia così, non solo perché lo prevede la legge, ma perché esso è l’organo rappresentativo che può assolvere in modo efficace questo ruolo. Nessuno – diciamocelo francamente – ha interesse che il processo di riforma non vada a buon fine, tanto a Trento quanto a Bolzano. Esso va portato a termine e nel migliore dei modi.

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Robert Tam... Mar, 09/13/2016 - 17:09

Den Trittbrettfahrern der Südtiroler Autonomie südlich von Salurn kann man die Verlustängste direkt ansehen. Es gehört schon eine gewisse Portion Unverfrorenheit (oder besser gesagt: Desinteresse gegenüber Minderheitenschutz) dazu, um de facto eine Regionssituation vor 1972 herbeizuwünschen.

Aber die Trientner brauchen sich keine großen Sorgen zu machen: die überfällige Abschaffung der Region Trentino-Südtirol wird nicht nur durch Rom verhindert, sondern auch durch die Hardliner der zentralistisch-animalischen Urinstinkte (um Di Luca-Sprech zu verwenden, ich finde so ein Vokabular eigentlich unpassend) in Bozen.

Mar, 09/13/2016 - 17:09 Collegamento permanente
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Thomas Benedikter Gio, 09/15/2016 - 12:27

Interessante notare che né questi signori del PATT né altri politici trentini in merito all'istituzione superata della Regione Trentino-Alto Adige non parlano mai di democrazia, ovvero del diritto fondamentale di una popolazione di un dato territorio (quello sudtirolese) a definire le caratteristiche fondamentali della loro autonomia. Fra questi diritti democratici di fondo di sarebbe anche quella di poter scegliere fra una Regione autonoma a se stante o una Regione condivisa con qualcun altro. Oggi è scontato che la maggioranza della popolazione sudtirolese in un referendum libero direbbe: SI ad una Regione autonoma propria, ma anche SI alla cooperazione con Trento e con l'EUREGIO in tutte le forme, ma volontariamente accordate, non imposte da un'istituzione mai effettivamente accettata. Buona parte dei politici trentini non solo se ne infischiano di quanto pensa la maggioranza dell'elettorato altoatesino, ma perfino azzardano un gioco tattico poco simpatico, come questo sig. Baratter: se i sudtirolesi chiedono una Regione propria, noi chiediamo il rafforzamento della Regione esistente. Così alla fine arriviamo al compromesso di lasciar tutto come è. Un brutto gioco, perché i trentini sanno di avere i centrali del potere romano più vicini che non mollano questa camicia di forza senza il consenso del Trentino.

Gio, 09/15/2016 - 12:27 Collegamento permanente