Società | Integrazione

Assistenza batte Lavoro: 1 a 0

L'assistenza non porta all'integrazione, il lavoro, si.
Avvertenza: Questo contributo rispecchia l’opinione personale dell’autore e non necessariamente quella della redazione di SALTO.

Da non credere: nella provincia con il minor tasso di disoccupazione in Italia (4%), c’è un gruppo sociale, quello dei richiedenti asilo, col tasso di disoccupazione al 75%! Tenendo conto che siamo in estate, in alta stagione per il turismo e per l’agricoltura e che i richiedenti asilo sono per lo più uomini in giovane età, il dato è ancor più paradossale. Lo Stato e la Provincia, oltre che predisporre per loro una prima accoglienza consistente in un alloggiamento, il vitto e un “Taschengeld”, hanno autorizzato la loro iscrizione alle liste di collocamento e la possibilità quindi di un impiego regolare, a partire dal 60esimo giorno dalla presentazione della domanda di asilo. È chiaro che essere assunti non è facile: conoscenza della lingua, professionalità, pregiudizi sociali, ecc., ma in un mercato del lavoro di oltre 220.000 occupati, non può non esserci una possibilità di impiego anche per i nostri richiedenti asilo. E se questa possibilità continuasse a non esserci, vuol dire che qualcosa non funziona nel nostro sistema. Vuol dire che le politiche del lavoro e quelle dell’assistenza non interagiscono tra loro e non ci sono adeguate “condizionalità” nella erogazione di certe provvidenze. Vuol dire che le Istituzioni Pubbliche (Provincia) e Private (Sindacati e Imprenditori, Terzo Settore) non hanno ancora avviato le iniziative adeguate ad intaccare questa area anomala di disoccupazione, stimolando l’avvio al lavoro di centinaia di giovani, attualmente involontariamente inattivi e percettori passivi di prestazioni a carico dell’Ente Pubblico. Con uno sforzo comune e coordinato, in Alto Adige ce la potremmo fare. A meno che la partita non la vinca l’assistenzialismo, che come noto è il primo avversario delle politiche attive del lavoro. Questa volta ci sono tutte le condizioni per ribaltare il risultato: un posto di lavoro proprio con un reddito che da il via ad una vita autonoma dovrebbe poter battere un “vitto e alloggio” in regime di assistenza e senza prospettive. Dovrebbe. Se non lo batte e se continueremo invece a registrere a Bolzano tassi di disoccupazione del 75% tra i richiedenti asilo, vuol dire che abbiamo perso tutti. E avremmo fatto bel regalo alla logica assistenzialistica, alla economia illegale e alla crescente insofferenza di molti cittadini residenti verso le politiche di asilo e di immigrazione.
(www.albertostenico.it)