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Lex Twenty già impugnata da Draghi

Un emendamento di Tauber fu approvato di notte in gennaio nonostante il no dei Comuni. Kuenzer in aula disse di non poter spiegare. Già fissata l'udienza alla Consulta.
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Foto: Salto.bz

L’unica cosa che fa sorridere, nella triste vicenda dell’annullamento della concessione per l’ampliamento del centro commerciale Twenty, è che qualcuno abbia avuto il coraggio di definirsi sorpreso o abbia parlato di sentenza inattesa. Un sorriso amaro, ovviamente. Perché, questo non solo era l’ultimo grado di giudizio possibile e la sentenza del Tar appellata tra le più tranchant che si ricordino, ma anche perché “la leggina” riparatoria ad hoc di cui si è parlato in questi giorni fu preventivamente approvata 10 mesi fa grazie ad un emendamento "urbanistico" presentato da Helmut Tauber all'interno della legge di stabilità, una prassi da sempre censurata definendo queste norme dei "passeggeri clandestini" a bordo di una nave che segue un'altra rotta. Il consigliere Svp, che va considerato vicino al presidente Arno Kompatscher, lo presentò quindi nella terza commissione, che non è competente per l’urbanistica, e il testo fu poi approvato in notturna nonostante il parere negativo del Consiglio dei Comuni (a questo proposito la lettura dei verbali, di cui riferiremo più avanti, lascia abbastanza disorientati). Sorprese finite qui? Macché. Quattro settimane dopo la leggina fu impugnata e letteralmente fatta a pezzi dal governo. L’udienza davanti alla Corte costituzionale è già fissata a marzo 2023, ma qualcuno, va ribadito, negli ultimi giorni si è detto sorpreso per la sentenza del Consiglio di Stato e questo lascia come minimo interdetti.

La grana Twenty è - speriamo - l'ultimo polpettone avvelenato lasciato da un'epoca in cui chi guidava questa terra aveva confuso l'idea di autonomia con quella di onnipotenza.

La buona notizia, intanto, è che Provincia e Comune di Bolzano, e cioè gli enti che con Luis Durnwalder presidente, Thomas Widmann assessore al commercio e Gigi Spagnolli sindaco, la catastrofe amministrativa l’hanno creata una dozzina di anni fa inventando una procedura di sana pianta e ignorando una sfilza di pareri negativi degli uffici competenti, hanno coraggiosamente deciso di tenere il centro commerciale aperto. Come giusto l'obiettivo primario è tutelare i 500 lavoratori che vi lavorano. Una scelta di grande responsabilità, anche perché i legali di Aspiag hanno preannunciato denunce e in ballo ci sono pure richieste risarcitorie con cifre a sei zeri. Ma la responsabilità rischia di essere ancora più onerosa perché il Twenty resta aperto proprio in virtù della leggina ad hoc di cui si fingeva di ignorare l’esistenza. Lo si capisce dal comunicato diffuso da Palazzo Widmann il 12 ottobre in cui si legge che tra i tecnici “si registra già una convergenza in merito alla necessità di procedere tempestivamente alla rimozione dei vizi procedurali denunciati in sentenza. Si tratta dell’avvio di un percorso non semplice, con una tempistica stimata in circa 6 mesi, che porterà all’individuazione dell’area più idonea attraverso le garanzie di trasparenza e parità di trattamento richieste dalla sentenza. Nel frattempo, il Twenty potrà rimanere in funzione, stante le disposizioni della legge provinciale territorio e paesaggio proprio per i casi di annullamento di titoli abilitativi”. Il riferimento, come si vedrà, è proprio al testo della lex Twenty. E se a tra qualche mese la Consulta dovesse accogliere il ricorso del governo Draghi? Ad ogni modo l'obiettivo sembra quello di fare ora la gara che si è incredibilmente evitato di fare 12 anni fa, preferendo istituire una commissione ad hoc senza definire prima i criteri di scelta del sito. Un modo di procedere, questo, irriso dai giudici del Consiglio di Stato, ma in realtà tipico dell'"Alto Adige da bere" di Luis Durnwalder. In quegli anni il Landeshauptmann, che si trattasse di dare una mancia con soldi pubblici a una Musikkappelle o una centrale idroelettrica a Sel piegando tutte le regole, era convinto di poter fare come gli girava, quando gli girava. La grana Twenty è - speriamo - l'ultimo polpettone avvelenato lasciato da un'epoca in cui chi guidava questa terra aveva confuso l'idea di autonomia con quella di onnipotenza.

La lex Twenty

I fatti. Il 10 gennaio 2022, con l’approvazione dell’articolo 4 della legge di stabilità vengono approvate importanti modifiche alla legge “Territorio e paesaggio”. Il comma 10 in particolare prevede che “in caso di annullamento del titolo abilitativo, qualora in base a motivata valutazione non sia possibile la rimozione dei vizi delle procedure amministrative o il ripristino dello stato dei luoghi, anche in considerazione dell’esigenza di bilanciamento con i contrapposti interessi di salvaguardia delle attività legittimamente espletate, l’autorità preposta alla vigilanza applichi una sanzione pecuniaria, tenuto conto del danno urbanistico arrecato dalla trasformazione del territorio. L’ammontare della sanzione pecuniaria varia in ragione della gravità degli abusi da 0,8 a 2,5 volte l’importo del costo di costruzione”. E ancora.  “Nelle more della rimozione dei vizi delle procedure amministrative relative al rilascio del titolo (...) sono fatti salvi gli usi in atto derivanti dal titolo abilitativo annullato”. Per questo, secondo i tecnici, “l’uso” del Twenty, può proseguire.

Il governo si oppone

La disposizione è in vigore ma su di essa pende questo:

Leggendo l'impugnativa emerge che per il governo è evidente che la disposizione della legge provinciale vada impugnata in quanto essa – scrive l’avvocata dello Stato Maria Gabriella Mangia – “disciplina le ipotesi in cui si può procedere alla irrogazione della sanzione pecuniaria, in luogo della rimozione dei vizi o dell ripristino, anche in considerazione dell'esigenza di bilanciamento con i contrapposti interessi di salvaguardia dell’attività legittimamente espletate. La previsione, pertanto, introduce un criterio valutativo, non rinvenibile nella disposizione nazionale, che di fatto amplia le ipotesi in cui è possibile escludere il ripristino”.

Altro problema grosso è che il legislatore provinciale ha voluto abbassare sensibilmente le sanzioni previste dal Testo unico dell’edilizia. “Sembra potersi ipotizzare che la disposizione provinciale introduca una ipotesi di sanatoria, sganciata dai presupposti richiesti dalla legislazione statale. Inoltre, la disposizione stessa parametra l'ammontare della sanzione pecuniaria al costo di costruzione, discostandosi dalla disposizione nazionale, che prevede l'applicazione di una sanzione pecuniaria pari al venale delle opere o loro parti abusivamente eseguite".

Per il governo Draghi non va bene che "si preveda la sanzione ripristinatoria come residuale, invece che come sanzione principale, secondo quanto stabilito dalla legge statale”. Quindi non si può introdurre un bilanciamento "con gli interessi contrapposti”. Non va bene neppure che la sanzione pecuniaria abbia una portata molto meno afflittiva, in quanto commisurata al costo di costruzione delle opere, e non al valore venale delle stesse”. Secondo la giurista “complessivamente, il legislatore provinciale altera in modo sostanziale la ratio sottesa all'impianto sanzionatorio del Testo unico dell'edilizia. Quest'ultimo è, infatti, improntato principalmente a una finalità ripristinatoria  dell'interesse pubblico leso, da attuarsi prioritariamente mediante la rimessione in pristino dello stato dei luoghi, mentre la disciplina provinciale è orientata all'irrogazione di una sanzione afflittiva nei confronti dell'autore dell'abuso, senza dare prioritaria rilevanza alla rimozione dell'opera abusiva”. Lo Statuto di autonomia, secondo il governo, non prevede competenze specifiche della Provincia in materia di sanzioni nell’edilizia e queste non possono che essere uniformi sul territorio nazionale. Per questo viene chiesto alla Consulta di dichiarare illegittima la “leggina”.

Il punto è probabilmente questo. Dieci anni fa la normativa provinciale, unica in Italia, consentiva di avere un solo centro commerciale “ufficiale” in Provincia. Se oggi si decidesse di aprire al commercio al dettaglio in zona produttiva, magari solo nel capoluogo, il Twenty potrebbe restare aperto, Tosolini consoliderebbe il centro-commerciale-di-fatto al Centrum e Aspiag costruirebbe il proprio accanto all’Interspar. Ma l’unica cosa che interessa a Palazzo Widmann è tenere fermo ad ogni costo il principio dell’unico centro commerciale. Gli enti sono quindi disposti a tenere aperto il centro commerciale dichiarato abusivo, facendo riferimento ad una normativa impugnata dal governo. Politici e tecnici sembrano dunque perfino disposti a rischiare i loro patrimoni personali per impedire la diffusione dei centri commerciali. Fortunatamente per i dipendenti del Twenty, il coraggio amministrativo in Provincia e Comune non manca.

L'incredibile storia dell'emendamento

Come abbiamo visto, dunque, la sentenza sul Twenty era ampiamente attesa nella stanza dei bottoni. E vale proprio la pena di ricostruire attraverso i verbali del consiglio (si possono leggere integralmente qui) come si è arrivati alla “.leggina”. Impossibile non sgranare gli occhi.

Le anomalie sono diverse.  L'articolo, come detto, prevedeva modifiche alla legge urbanistica, su cui sarebbe competente la II commissione. Però, visto che era stato inserito in una legge di bilancio, è stato discusso, su iniziativa di Tauber, nella III commissione, che di urbanistica non capisce nulla. In questo modo è passato del tutto inosservato. Il testo è stato quindi inviato al Consiglio dei comuni che ha dato il suo parere negativo prima dell'arrivo in aula.  “Al Consiglio dei Comuni – è scritto - non sono note le motivazioni per la modifica, né la necessità di una modifica è stata avanzata dai Comuni. Pertanto la variazione della disposizione vigente non sembra necessaria".

 

Al momento della discussione in aula, avvenuta alle tre di notte dopo due giorni di bla bla, è intervenuto Faistnauer (Perspektiven Für Südtirol). "Chiedo la cancellazione dell’emendamento nel senso del parere del Consiglio dei Comuni, a meno che l’assessora non ci spieghi perché l'articolo debba essere modificato. Se lo guardiamo, una cosa in particolare appare drastica. Si riduce la sanzione minima. ora è da 0,8 a 2,5 volte i costi di costruzione. In precedenza era da 1,5 a 2,5. Perché c'è una riduzione? I Comuni sono stati convinti?". Faistnauer, in sostanza, ha preso pari pari il parere dei Comuni e ha fatto un emendamento soppressivo, credendo che in ballo ci fosse solo della riduzione dell'entità delle multe. In realtà la Spectre, come visto, aveva anche altri obiettivi.

"Ho già detto in precedenza che non posso esprimere un parere in merito".

Quando l’assessora Maria Hochgruber Kuenzer, a nome della Giunta, ha detto di bocciare l'emendamento soppressivo di Faistnauer, il consigliere è intervenuto per chiedere perché non si accogliesse il parere negativo dei Comuni. Kuenzer ha dato una risposta inquietante. “Ho già detto in precedenza che non posso esprimere un parere in merito. Il parere del Consiglio dei Comuni è arrivato solo dopo la conclusione dei lavori del della commissione legislativa, ma  fornirò le informazioni successivamente”. Cioè: l’assessora all’urbanistica non può esprimere un parere su una modifica alla legge per lei più importante?

Forse tutto ciò è passato inosservato anche perché l’attenzione era stata attirata dall'emendamento concordato col Comune di Bolzano per trasformare cubature di uffici vuoti in abitative. Il Verde Riccardo Dello Sbarba aveva fatto notare: “Non passa omnibus senza che ci sia una modifica della legge Territorio e paesaggio, che purtroppo continua a essere lavorata ai fianchi. (...) anche questo non è passato dalla II, ma dalla III commissione (...) le materie sono complesse, quindi intanto credo che sia chiaro che tutto ciò non andava discusso in un dibattito sul bilancio, perché sono questioni veramente legate al tema urbanistico quello più essenziale, e quindi sono cose che andavano approfondite in un percorso che riguardava l'urbanistica ...”.

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Tschoerner Hagen Ven, 10/14/2022 - 13:42

Alla fine questi "criminali" sono omnipotenti perché anche perdendo causa al consiglio di stato possono sempre farsi la loro legge provinciale che gli para il culo.
Succedono così tante " porcate", vengono cambiate delibere a piacere e il Tar fa il gioco della politica.
La situazione nel Sud-Tirolo è molto peggio che al sud d'Italia.
La vera Mafia legalizzata risiede qui da noi, pagata con le nostre tasse.

Ven, 10/14/2022 - 13:42 Collegamento permanente