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Avvenne domani

Pagherete caro, pagherete tutto.

Ovverossia del dubbio privilegio di vivere a Bolzano.
Colonna di
Ritratto di Maurizio Ferrandi
Maurizio Ferrandi17.08.2019
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Anche in queste settimane, come avviene ormai da tempo immemorabile, le statistiche ci ricordano che privilegio di vivere a Bolzano deve essere pagato con la sottomissione ad un regime dei prezzi che è il più caro d'Italia. Le ultime cifre, diffuse a luglio dall'Istat confermano che la famiglia tipo bolzanina, negli ultimi 12 mesi, ha dovuto affrontare una spesa aggiuntiva di 422 Euro rispetto all'anno precedente. È una somma considerevole per molti bilanci, un debito grave che va a pesare in modo particolare su quei nuclei familiari che già faticano a trovare la quadra per arrivare alla fine del mese.

Succede così, si diceva, da tempo immemorabile. Basterebbe sfogliare le collezioni ingiallite dei quotidiani locali per trovare notizie sull'aumento costante dei prezzi a Bolzano perlomeno dall'immediato secondo dopoguerra. Un fatto che, da solo, smentisce la facile interpretazione che circola al giorno d'oggi e secondo la quale i prezzi particolarmente alti che si registrano a Bolzano non sarebbero che un effetto inevitabile dell'alto tenore di vita, del benessere per dirla con una parola sola, del quale gli altoatesini godono.

I prezzi, a Bolzano, erano alti anche quando l'Alto Adige, negli anni 50 ad esempio, era, sempre in base alle statistiche, una delle regioni più povere e depresse d'Europa. Anche allora comperare qualcosa in un negozio, ma soprattutto acquistare o affittare un alloggio erano per molte persone e per molte famiglie un lusso improponibile.

Il tempo è passato e i prezzi hanno continuato a crescere. Sono aumentati quando l'inflazione galoppava e sono cresciuti quando nel resto d'Italia la grande crisi ha portato ad un drastico blocco. C'è stato un periodo, anni or sono, nel quale le organizzazioni che difendono gli interessi di coloro che fissano e praticano i prezzi decisero, con dispendio di mezzi, di suonare la grancassa per una contropropaganda che mirava a dimostrare che le statistiche nazionali ed anche quelle locali erano frutto di un colossale abbaglio, che comprare a Bolzano era straordinariamente più conveniente che altrove. Peccato che questo colossale sforzo finisse per sbriciolarsi miseramente contro il muro di una realtà che costringeva i bolzanini ad andare in trasferta per comprare i vestiti dei figli o a trasferirsi nei comuni del circondario per trovare un appartamento alla portata delle loro tasche.

Da qualche tempo non ci si preoccupa nemmeno più di smentire, di spiegare, di arzigogolare sul paniere e sui prodotti in esso contenuti. In effetti ormai il clima è quello di un'assuefazione totale. Il fatto che a Bolzano occorra pagare per molte cose un prezzo largamente superiore a quello praticato anche solo a poche decine di chilometri di distanza è accettato come una sorta di evento naturale, come i temporali estivi o le gelate invernali. Anche nel mese di luglio gli unici che paiono essersi accorti dell'ennesimo allarme su Bolzano capitale dei prezzi in Italia sono stati i sindacati, che hanno utilizzato la notizia per cercare di forzare l'interlocutore nell'ambito della trattativa contrattuale per il pubblico impiego. Anche in questo caso, però, ci si è limitati a chiedere aumenti salariali che possano mettere il potere d'acquisto degli impiegati provinciali al riparo dagli effetti dei rincari. In pratica un semplice giro contabile con il quale l'aumento di stipendio transita dalle buste paga per finire nelle tasche dei venditori, senza riuscire, evidentemente, a produrre miglioramenti effettivi nella qualità di vita degli interessati. È avvenuto così, d'altronde, per i contributi erogati dalla Provincia, nel settore che più di tutti sconta, nel capoluogo altoatesino, il fenomeno del caro prezzi: quello della casa. Le generose sovvenzioni uscite dalle casse provinciali sono finite direttamente nelle tasche di chi imponeva, per vendere un alloggio, cifre assolutamente sproporzionate rispetto a quelle praticate altrove.

Risalire alle cause reali di questo abnorme regime di prezzi significa dover recitare una di quelle filastrocche per bambini nelle quali ogni strofa si aggiunge alle precedenti, in una catena che non sembra avere mai fine. Gli appartamenti, ma anche gli affitti dei negozi, un litro di benzina una tazzina di caffè a Bolzano costano nettamente più cari che in molte altre città d'Italia non meno baciate dalla fortuna di essere anche attrattive mete turistiche, perché sono più alti i costi al metro quadro e questi a loro volta dipendono dai prezzi dei terreni che da noi, per motivi che hanno che fare in pari grado la storia con l'economia, sono da sempre ad un livello stellare.

E poi, ovviamente, c'è sempre lo slogan consolatorio: vivere a Bolzano costerà anche molto di più che altrove, ma vuoi mettere la qualità dei servizi, l'ordine e la pulizia e quel tenore di vita che, in effetti sono altre  statistiche a confermarlo periodicamente, è sicuramente superiore a quello di altre città e di altre province.

Solo che, senza bisogno di stare a rievocare il Pollo di Trilussa, risulta abbastanza chiaro che questi salari sensibilmente più alti, o le entrate di chi, per il mestiere che fa, può agevolmente cavalcare con proprio profitto l'inflazione galoppante, sono appannaggio di una parte solamente di coloro che vivono a Bolzano e in Alto Adige. Ci sono lavoratori dipendenti o pensionati le cui entrate sono rigidamente ancorate ad un sistema che non le schioda da quelle che sono le medie nazionali. Ci sono persone che vivono a Bolzano ma che percepiscono gli stessi introiti che avrebbero se vivessero nella bellissima città di Perugia, dove negli stessi dodici mesi che sono costati alla famiglia bolzanina un aumento di 422 Euro, la stessa famiglia ha potuto contare un abbassamento generalizzato dei prezzi pari a un risparmio di 23 Euro.

Quanto poi ai servizi impeccabili che compenserebbero l'aumento dei carovita a Bolzano, non resta che ripensare a tutte le recenti polemiche sul sistema del trasporto pubblico o sull'efficienza del pianeta sanità per guardare tutta la questione con un po' di scetticismo. È certamente vero che, in Alto Adige, esiste un sistema di welfare ben organizzato e ben rifornito di risorse che assiste gli ultimi, i più poveri e sfortunati in una misura che probabilmente altrove è sconosciuta. Quello che resta nascosto, però, è che esiste una fascia di popolazione, compresa tra coloro che possono giovarsi del sostegno pubblico e coloro che invece  degli aumenti dei prezzi non si accorgono neppure. Sono i nuovi poveri. Non tanto disgraziati da poter ricevere alloggi sociali e sovvenzioni ma inchiodati ad un reddito mensile che ogni mese, a Bolzano, è sempre più insufficiente per sbarcare dignitosamente il lunario.

Pensionati che devono tirare la cinghia, giovani coppie che non ce la fanno e non ce la faranno a coronare il sogno di possedere una casa adeguata alle loro esigenze. Famiglie monoreddito che devono rinunciare alle vacanze o cambiare la macchina. Genitori separati che non riescono a far fronte alle esigenze imposte dalle difficoltà familiari. La macchina della statistica li ingoia  e compensa i loro guai con le sfavillanti realizzazioni di un'economia sempre lanciata verso nuovi traguardi.

Quella di bloccare gli effetti del continuo e apparentemente inarrestabile aumento dei prezzi sembra una battaglia che nessuno si sogna nemmeno di voler combattere. Altri, a quanto pare, sono i segni di degrado che tutti mostrano premura di cancellare: qualche senzatetto che bivacca nei giardini pubblici qualche angolo della città non troppo presidiato. Quelle sono le emergenze. Quelli i problemi veri.

Sul gonfalone della città potrebbe ben figurare lo slogan sessantottino: "Pagherete caro pagherete tutto".

Il lockdown è finito. La crisi invece no. Ogni abbonamento a salto è un sostegno a un giornalismo indipendente e critico e un aiuto per garantire lunga vita a salto.bz.

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Ritratto di Fabio Marcotto
Fabio Marcotto 17 Agosto, 2019 - 21:00

ottime considerazioni: ricordo che quando insegnavo alla LUB gli studenti tedeschi della Germania mi chiedevano perché Bolzano fosse così cara

Ritratto di Sepp Bacher
Sepp Bacher 17 Agosto, 2019 - 21:49

Sehr guter Beitrag Sign. Ferrandi! Ich weise immer wieder auch auf diese Probleme hin und denke die lokale Politik müsste bezüglich der überhöhten Lebenshaltungskosten und der ständigen Minderung der Kaufkraft durch die hohe Inflation in Südtirol gegensteuern. Man müsste die Inflationsanpassung der Renten und Pensionen nach den regionalen oder örtlichen Preissteigerungen berechnen. Ich habe seit 12 Jahren kaum eine Rentenerhöhung erhalten. Heuer konnte man hoffen, aber jetzt müssen wir die kleine Steigerung wieder zurück zahlen.
Diesbezüglich bin ich auch von den Rentner-Gewerkschaften enttäuscht. Sie lassen uns Pensionisten im Stich. Mag sein, dass unsere nachkommenden Generationen weniger Renten erhalten werden, aber wir müssen auch noch über die Runden kommen und brauchen Unterstützung, bevor wir in die Armut rutschen! Wir sind fast ein viertel der Bozner Bevölkerung, aber wir haben keine Vertreter in der Politik, die unsere Interessen vertreten!

Ritratto di Martin Aufderklamm
Martin Aufderklamm 17 Agosto, 2019 - 23:54

E' il risultato dell' assenza di
- un mercato immobiliare concorrenziale
- un sistema alimentare distributivo concorrenziale
- un sistema politico concorrenziale non sorretto da rendite storiche di posizione (elettorato).

Poi aggiungo il connubio fra questi tre elementi. Ma evidentemente a Bolzano con l' overtourism tanti ancora stanno troppo bene per alzarsi dal divano e scendere in strada.

Prima o poi la bolla scoppiera'…....

Ritratto di Faber Simplicius
Faber Simplicius 19 Agosto, 2019 - 14:00

Il partito dei contadini fissa il prezzo del terreno a mq... da lì si parte e da lì molto prende vita nella spirale dei prezzi.... soccorrono peraltro in questo giochino anche le organizzazioni e le cooperative che hanno fonte di sostentamento nelle agevolazioni provinciali all'edilizia agevolata, che non hanno quindi un reale interesse a "smontare" questo grande imbroglio, dove l'agevolazione provinciale arriva nelle tasche dei proprietari dei terreni ed in secondo battuta, per quanto residua, di chi costruisce. Quest'ultimo peraltro si assume un certo rischio d'impresa mentre i primi sfruttano una mera resa di posizione.

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