Società | Il progetto

Podcast che decolonizzano la mente

Con il supporto della OEW, due classi del Liceo Carducci di Bolzano hanno incontrato otto persone con background migratorio e hanno realizzato una serie di podcast.
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Foto: oew

Una serie di podcast per “ascoltare” storie di migrazione e colonialismo, raccontate da chi le ha vissute sulla proprie pelle. È questo il progetto cui hanno preso parte le classi 3 A e 4 I del Liceo Classico Carducci di Bolzano, con il coordinamento della OEW, l’Organizzazione per Un mondo solidale di Bressanone, e delle insegnanti Alessia Giangrossi e Novella Carpanese. I podcast, realizzati dalle studentesse e dagli studenti della scuola bolzanina sono disponibili online e andranno in onda su Radio Tandem.

Siamo abituati a un solo modo di rappresentare le migrazioni”, sottolinea Giangrossi, insegnante di Filosofia e Storia, “e questo modo non rispecchia né le molteplici dinamiche umane e sociali che portano le persone a lasciare il paese in cui vivevano, né le cause storiche di questo fenomeno”. Per la realizzazione dei podcast, le classi si sono suddivisi in gruppi, ampliando e approfondendo il concetto di migrazione, e formulando domande da rivolgere agli intervistati. Le considerazioni delle studentesse e degli studenti, attorno al progetto didattico, vanno nella stessa direzione: “Non c’è solo disperazione e fuga, ma un aspetto umano nella realtà della migrazione. Essa va ben oltre la descrizione binaria che ne danno media e politica: perché l’identità umana è mutevole e molteplice”.

 

Durante le lezioni, le classi hanno affrontato l’epoca del colonialismo, ricordando che anche l’Alto Adige ha visto partire 1.200 uomini nelle guerre di Abissinia. Dopo la liberazione dei Paesi sottomessi gli effetti del colonialismo sono però ancora ben visibili. Le otto persone intervistate che oggi vivono in Sudtirolo ne sono a conoscenza e legano alcuni aspetti dei loro Paesi al passato coloniale: il sistema e il potere politico e a chi appartiene, l’organizzazione economica, il sistema scolastico (che spesso utilizza le lingue dell’ex-paese colonizzatore e segue i suoi programmi e contenuti), il tessuto sociale e i diversi ruoli all’interno della società.

Un modo per “rileggere la storia sotto un’altra lente”, che sia diversa dalla nostra eurocentrica, “un percorso di conoscenza, crescita, studio e sensibilizzazione per noi africani molto significativo, perché riguarda un fenomeno che abbiamo vissuto in prima persona e ha toccato i nostri antenati ” ha spiegato Fernando Biague, uno degli intervistati dagli studenti del Classico. A Biague, originario della Guinea Bissau, si sono aggiunti un’altra guineense, Lourdes Mendes, barista diplomata all’alberghiero di Merano, nonché i camerunensi Vladimir Darell Bemmo, infermiere alla Marienklinik, e Vanessa Ayama, studentessa universitaria all’unibz, tutti da una decina d’anni nel nostro paese.

 

 

Chi vive in un Paese dell'Africa vede questi collegamenti ogni giorno”, ricorda Farida Lardjane, co-ideatrice del progetto “Decolonising Minds”, che l’OEW realizza da due anni. “In Europa, però, siamo spesso ciechi in confronto a questi legami”, aggiunge Adrian Luncke, responsabile dell’ambito “Diversità e convivenza” dell’organizzazione brissinese. Il linguista Federico Faloppa, spesso invitato a Bolzano, evidenzia da tempo il carattere problematico della rappresentazione del fenomeno migratorio. La migrazione, infatti, viene solitamente raccontata dai media in termini di attraversamento di un confine, quando si tratta di un processo più lungo che inizia con la decisione di spostarsi, per motivi individuali e comprensibili.