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Alla fine delle gallerie

Negli anni Settanta erano l’archetipo dei centri commerciali, oggi si svuotano. Quale futuro hanno le gallerie di negozi a Bolzano?
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Foto: Othmar Seehauser
Era sul finire degli anni Settanta, quando mia madre iniziò a lavorare a Bolzano, in una tipografia nella galleria “Vintler”. Un’epoca nella quale la città capoluogo del Sudtirolo, per chi come lei proveniva dalle zone rurali della provincia, brillava come se fosse una metropoli – o almeno, così la s’immagina ascoltando i suoi racconti. La storica vocazione commerciale della città, crocevia di fiere e mercati sin dalla fondazione nel Duecento, con il boom economico si tradusse in una febbre per lo “shopping”, a tutt’oggi il tratto identitario che forse più di altri contraddistingue la “bolzaninità”. Lo confermano anche i numeri. Uno studio pubblicato nel 1970 dalla Camera di Commercio – scrive lo storico Rolf Petri nel libro Storia di Bolzano – “lamentava una struttura imprenditoriale che in anni più vicini a noi sarebbe forse stata esaltata positivamente” con “una licenza su 53 abitanti”.
 
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Galleria Walther: Vetrine vuote  (Foto: Othmar Seehauser)
 
 
Cent’anni prima, il rapporto era di un negozio ogni 34 abitanti. Nel 2021, l'indice di superficie commerciale a persona vede ancora Bolzano ben al di sopra della media provinciale e nazionale, con 2,26 metri quadri per abitante – a fronte del dato altoatesino di 1,9 metri quadri e quello italiano di appena 1,03 (in Austria è 1,65). Numeri destinati a crescere, in primis con la costruzione dei 22mila metri quadri riservati al commercio nel Waltherpark, i “grandi magazzini” voluti da René Benko. Una crescita, però, non priva di conseguenze: secondo una geo-analisi realizzata dall’hds, l’Unione commercio e turismo, nel 2023 sono oltre duecento i locali produttivi sfitti siti al piano terra, per un totale di 14mila metri quadri. Spazi vuoti che richiamano altri spazi vuoti, in un trend apparentemente inarrestabile.
 
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Galleria Europa: “È una situazione disperata: chiude un negozio dopo l’altro. (Foto Othmar Seehauser)

 

A soffrire maggiormente questo trend negativo sono le storiche gallerie di negozi, l'archetipo dei moderni centri commerciali. Basta attraversarle una ad una per farsi un’idea. Sulle complessive settanta vetrine nelle gallerie Stella, Vintler, Sernesi, Europa e Walther, oltre una ventina riportano la scritta “affittasi” o “cedesi attività”. Il caso più eloquente è quello della galleria Europa, tra via Museo e Piazzetta dell’Università: 7 spazi commerciali vuoti su 22. “È una situazione disperata, veramente triste: chiude un negozio dopo l’altro. E ci sono già altre due chiusure annunciate” racconta Helga Ebner, la negoziante più longeva della Europagalerie. Il suo negozio di numismatica e filatelia è qui sin dai tempi dell’inaugurazione del passaggio, cinquant’anni fa. “D’altronde anche i miei nipoti mi consigliano di chiudere. Chi s'interessa più ai francobolli?”. Negli ultimi due anni c’è stata un’impennata delle chiusure, complice l’affermazione dell’e-commerce, l’altro indiziato numero uno del cambio d’abitudini dei consumatori.

 
 
 
Oswald Zoeggeler, l’architetto vivente più importante di Bolzano, ha il suo studio proprio sopra alla galleria Europa. Galleria che definisce, senza mezzi termini, “una bruttura”. “Storicamente, la struttura medievale del centro di Bolzano aveva degli splendidi giardini interni”, ricorda Zoeggeler, “si trattava di praticelli lunghi della stessa proprietà degli edifici prospicienti la via. C’erano vigneti, orti, storiche osterie. Nel corso dell’ultimo secolo questi terreni sono stati malamente riempiti: il verde privato è stato tagliato con l’allungamento fino a cinquanta metri dei palazzi che si affacciano ad esempio su via Museo”.
“Sono basse, buie e portano verso il nulla. Un disastro urbanistico”.
Il primo affronto è avvenuto proprio con la “moda delle gallerie” negli anni Sessanta e Settanta, “tutte fallite”. “Il caso più grave è quello dell’area dietro a via Streiter – racconta. Lì esisteva il verde urbano più bello della città, il verde della popolazione: un giardino che si estendeva dal convento dei Francescani sino in via Bottai, di cui sono rimaste solo alcune tracce. Pensi, esisteva persino una serra di ananas che riforniva l’impero asburgico. Il prodotto di scarto dei ‘conciapelli’ di Bolzano era un ottimo fertilizzante per gli ananas”. La costruzione della galleria Vintler, verso l’omonima via, ha interrotto l’idillio “distruggendo quel verde prezioso”. “Una galleria che porta verso il niente”, lamenta Zoeggeler.
 
 
Galleria Vintler
Galleria Vintler: pubblicità promozionale nel 1968. (Foto: Südtiroler Landesarchiv)
 
 
“Era di proprietà dell’ingegner Georg Innerebner, molto legato alla Volkspartei. Si dice che Silvius Magnago gliela lasciò costruire”. Eppure le gallerie commerciali furono un’invenzione geniale, spiega l’architetto, “figlia dell’antica Roma e del bazar orientale, esplosa nel Regno Unito e durante la Belle Époque, che in Italia ha avuto la sua massima espressione con la Galleria Vittoria Emanuele II a Milano e la Galleria Umberto I di Napoli, a fine Ottocento. Gallerie enormi, luminose, stupende”, mentre quelle di Bolzano sono “una sfortunata idea urbanistica, per non dire un disastro urbanistico”. Sono infatti “basse e buie, dagli spazi disgraziati, morti, anti-produttivi. Furono pure progettate a zig-zag per dissipare il vento, il che le rende ancora più deprimenti”. Discorso leggermente diverso per la galleria Stella, l’unica costruita dritta: “Sotto i Portici tutte le case avevano dei passaggi nord-sud, di accesso ai cavedi (i cortili interni con il lucernario, ndr). Sono le altre gallerie che non hanno mai funzionato”.
 
Galleria Vintler
Galleria Vintler: Una galleria che porta verso il niente”. (Foto: Othmar Seehauser)
 
 
“Non è accaduto nulla a livello infrastrutturale per rivalutare le gallerie di negozi e renderle più attrattive”, sottolinea Martin Stampfer del Centro di competenza per lo sviluppo urbano dell’Unione commercio di Bolzano. “Negli anni Ottanta e Novanta erano una particolarità, perché la loro frequentazione non dipendeva dal meteo. Oggigiorno nessuna galleria del centro storico rappresenta di per sé una mèta, un punto d’interesse, nonostante vi sia tanto movimento. Ma sono, appunto, solo luoghi di passaggio per recarsi velocemente altrove, nessun passante si trattiene a lungo. Per fermarsi manca la qualità, il piacere di flanieren (passeggiare, dal francese flâneur, ndr)”. Inoltre, con l’eccezione della galleria Greif, “mancano negozi d’una certa dimensione, le catene e i franchising, che aumenterebbero l’utenza”.
 
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Galleria Europa: “Servono accordi tra i proprietari, che adeguino gli affitti”. (Foto: Othmar Seehauser)
 
 
Ciononostante, secondo Stampfer i locali vuoti sono tutto sommato pochi, in linea con il trend degli spazi commerciali nel resto della città e senza grandi variazioni rispetto al passato, e il turnover è assai più alto che altrove.
Ma quale futuro possono avere le gallerie? “Non saprei”, risponde Zoeggeler, “via Museo è stata rivalutata come via degli acquisti, ma senza una vera pianificazione urbanistica. Vedremo se l’apertura del Waltherpark riporterà in centro i piccoli commercianti”. Stampfer cita a esempio virtuoso la riqualificazione della via dottor Streiter, avvenuta quando alcuni importanti negozi dei Portici vi si trasferirono per il prezzo più accessibile degli affitti: “Una chance per le gallerie è rappresentata dalla specializzazione in qualcosa di più caratteristico, come negozi d’artigianato, ristorazione o servizi”. Per l’assessore al patrimonio del Comune di Bolzano, Stefano Fattor, l’amministrazione comunale ha però le mani legate: “Le gallerie sono private. Servono accordi tra i proprietari, che adeguino gli affitti, investano in estetica e ridefiniscano gli spazi interni”. Waiting for Benko, il privato straniero che aprirà il suo centro commerciale, la città si affida alla benevolenza dei propri privati. Sperando che le loro gallerie, questa volta, vadano nella direzione giusta.
 
 
Valentino Liberto è redattore di SALTO.
 
 
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Josef Fulterer Gio, 06/15/2023 - 21:38

Der von BENCO & HAGER in die Bozner Altstatt hinein-geklotzte WALTERPARK, wird weitere öde Leerstände der Geschäfts-Räume verursachen.
Das haben sich seiner-Zeit die Gemeinderäte*innen wohl nicht vorgestellt, als sie dem Hager auf den Leim gegangen sind.

Gio, 06/15/2023 - 21:38 Collegamento permanente
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Massimo Mollica Ven, 06/16/2023 - 09:18

Il problema è sempre lo stesso, che si tratti di una galleria o di di una qualsiasi strada. Il costo degli affitti è troppo alto. E basta, non c'è nulla da aggiungere. Se mettessimo una tassa di 5000€ al mese per ogni vano sfitto ho il sospetto che le cose cambierebbero. Il commercio è strozzato dalla speculazione.
Poi certo assistiamo anche a fenomeni mondiali come l'acquisto online e su questo nessuno può farci nulla. Per non parlare delle norme comunali, molte delle quali sono abbastanza assurde.
Personalmente punterei molto sul commercio etnico locale e gastronomia varia.

Ven, 06/16/2023 - 09:18 Collegamento permanente
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Christian I Ven, 06/16/2023 - 13:55

In risposta a di Massimo Mollica

Nessuno può farci nulla?? Sul serio? Io è da anni che acquisto esclusivamente nei negozi qui in zona e solo nel caso che proprio non riesca a trovare quello che cerco mi affido a internet! E anche lì evito amazon e scelgo altri siti alternativi. Tutto questo anche a costo di spendere di più, perchè NON è assolutamente vero che nessuno di noi può fare qualcosa! Tutti noi possiamo fare molto! é inutile continuare a lamentarsi di globalizzazione, sfruttamento dei lavoratori (con conseguente aumento dell'immigrazione), aumento del traffico dei mezzi pesanti, .... e poi continuare a finanziare i colossi multimiliardari campioni di sfruttamento e inquinamento.

Ven, 06/16/2023 - 13:55 Collegamento permanente
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Massimo Mollica Ven, 06/16/2023 - 17:53

In risposta a di Christian I

Gentile Sig. Christian I, rispetto La Sua opinione ma non la condivido. Le ricordo che Lei sta utilizzando uno smartphone e pc che sono stati ingegnerizzati negli USA, costruiti in Cina e hanno viaggiato più di lei forse. Di cosa stiamo parlando? Lei come tutti contribuisce alla globalizzazione anche se compra lo speck dal negozio sotto casa (fatto molto probabilmente con maiali dell' europa dell' est). Io invece compro la qualità possibilmente risparmiando. Per il commercio locale non c'è speranza a meno che non si reinventi. E comunque sarà difficilissimo a causa della speculazione edilizia, di chi vuole guadagnare dagli affitti. E so che Lei in passato si è espresso contro tasse sulla patrimoniale. Che invece secondo me sono indispensabili per l' economia e quindi la comunità.

Ven, 06/16/2023 - 17:53 Collegamento permanente