Cultura | L'intervista

Il Monumento depotenziato

La genesi e il senso del percorso museale posto sotto al Monumento alla Vittoria, che sarà inaugurato il prossimo 21 luglio.

Ormai non manca più molto. E senz'altro la lunghissima attesa rende sopportabile una vigilia prolungata dalla precedente indisponibilità del ministro, parliamo ovviamente di Dario Franceschini, il quale avrebbe dovuto presenziare all'inaugurazione prevista per il 27 giugno e invece slittata al 21 di luglio.

Una lunghissima attesa, dicevamo, per un evento del quale non è esagerato considerare la portata storica, perché l'apertura del percorso museale allestito nella cripta del Monumento alla Vittoria è destinata a segnare una cesura nella storia di Bolzano e della sua provincia. Stiamo parlando della decostruzione di un simbolo urticante, giustamente inviso alla popolazione di lingua tedesca e, al contrario, per decenni sfruttato dai nazionalisti italiani quale inopportuno bastione identitario, non consentendo così di disgiungere il riferimento all'italianità da quello afferente a una precisa matrice politica, come se dire “italiano” e “fascista” fosse insomma davvero la stessa cosa.

Silvia Spada, direttrice dell'Ufficio Servizi Museali e Storico-Artistici del Comune di Bolzano è un membro della commissione incaricata per l'allestimento del nuovo museo. L'abbiamo intervistata non per svelare quello che vedremo tra pochi giorni, la consegna del silenzio è rigorosissima, ma per ricordarci come sia stato possibile arrivare a una conclusione di questo tipo.

Le sue prime considerazioni riguardano proprio il motivo della segretezza che avvolgerà fino alla fine quanto è stato preparato: “Il motivo della segretezza è molto semplice. Se avessimo rivelato qualcosa in anticipo su una tematica così complessa e articolata siamo convinti che si sarebbero potute innescare sterili polemiche. Non ha senso parlare di qualcosa che non si è ancora visto, perché mancando la possibilità della verifica si aprirebbe il campo a ogni possibile distorsione”.

Chiarito il motivo della segretezza, è opportuno sottolineare la circostanza fortunata che consentirà di avere proprio a Bolzano, cioè in una città fino a poco tempo fa considerato estremamente problematica al fine di attivare un'operazione di questo tipo, il luogo per ripensare criticamente una delle vicende più laceranti della sua storia. “Spontaneamente, e non nascondendo certo le differenze, mi viene da pensare alla caduta del muro di Berlino. Nessuno avrebbe previsto un'evoluzione tanto rapida degli eventi. E anche noi, guardando ai mesi che hanno preceduto la formazione della nostra commissione, non eravamo in grado di prevedere che le cose si sarebbero concretizzate in modo così veloce. Ma basta confrontare le date. La commissione, istituita nel marzo del 2011, già due mesi dopo era in grado di fornire l'indice tematico in base al quale abbiamo poi disegnato la fisionomia del progetto. I passi decisivi, inaugurati dalla politica a livello comunale, provinciale e statale, avevano per così dire predisposto il nostro cammino, e noi abbiamo compiuto il tratto di nostra competenza in modo molto spedito. Questo è il segno che i tempi erano davvero maturi per arrivare a un esito positivo della vicenda”.

Chiediamo ancora alla dottoressa Spada se, pur nella speditezza del cammino, ci siano state pietre d'inciampo, elementi di discordia. “Chiaramente abbiamo dovuto confrontarci provenendo da visioni anche diverse e interpretando il mandato delle nostre rispettive istituzioni, ma la volontà di pervenire a un risultato concreto ha subito prevalso. Chi visiterà la mostra avrà sicuramente modo di leggere in filigrana questa discussione, ma ne percepirà i diversi accenti proprio all'interno di una cornice che a mio avviso è riuscita a racchiudere in modo unitario tali differenze”.

Non potendo dirci quali sono i contenuti veri e propri del percorso museale, Spada cita soltanto la sua ampiezza e il Leitmotiv che ha per così dire orientato le scelte fatte. “Abbiamo usato tutto lo spazio ipogeo posto al di sotto del Monumento. Dunque non solo la cripta vera e propria, ma anche quei vani che non erano stati mai utilizzati e che dunque erano parte integrante delle fondamenta. Una superficie in realtà molto più vasta di quello che si potrebbe pensare, ma alla fine utilissima per consentirci di esporre in modo molto dettagliato il senso dell'operazione”. E qual è dunque il senso dell'operazione? “Abbiamo voluto immergere il manufatto non solo nella luce esplicativa che rende conto degli anni cruciali della sua ideazione e maggiore risonanza simbolica – dunque dal 1926 al 1945 – ma anche nel flusso di eventi precedenti e seguenti che possono contribuire a spiegarne sia la genesi che la persistenza di oggetto polemico”. Il Monumento servirà insomma a leggere la storia di Bolzano lungo tutto il Novecento, un secolo tutt'altro che “breve” se considerato dal punto di vista delle scorie che ha depositato nel discorso pubblico locale, e per questo motivo in un certo senso finalmente congedato proprio da azioni di contestualizzazione come quella che vedremo compiersi la prossima settimana.

Alla fine chiediamo alla dottoressa Spada quanto è costata la realizzazione del progetto e in che modo esso verrà ampliato mediante il trattamento degli altri manufatti d'epoca, come ad esempio il bassorilievo mussoliniano di Piazza Tribunale, anch'esso reso oggetto di annose polemiche. “Le cifre sono state più volte comunicate, in questo caso non ci sono segreti. Il percorso espositivo è costato 500.000 euro (200.000 euro versati da Provincia e Comune, 100.000 euro da parte dello Stato). Tutto il restauro, a totale carico dello Stato, invece è costato 834.788 euro. Sugli altri manufatti preferisco non espormi perché le scelte concrete sono ancora in corso di valutazione, posso dire comunque che le nostre indicazioni metodologiche sono state recepite, dunque una soluzione compatibile e, speriamo, anche rapida non dovrebbe ormai mancare. Tra non molto bolzanini e turisti avranno modo di entrare in possesso di un'importante documentazione riguardante la città, senz'altro capace di fornire un valido esempio di elaborazione collettiva della memoria”.


 

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Gabriele Di Luca Mar, 07/15/2014 - 14:58

"Obbriobrio" è una parola ben strana. Comunque no, il significato della storicizzazione va esattamente nella direzione giusta. Abbatterlo sarebbe un gesto di una stupidità davvero incommensurabile, anche tenendo conto del grande rilievo artistico del manufatto. Chi parla di abbattimento lo può fare a bar, ridendo e scherzando con altri ubriachi, non in un contesto di seria discussione.

Mar, 07/15/2014 - 14:58 Collegamento permanente
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andrew_catalan… Mar, 07/15/2014 - 15:13

In risposta a di Gabriele Di Luca

Obbrobrio é anche troppo poco per definire quel vomito di monumento fascista. Quel cesso fascista va abbattuto é offensivo nei confronti dei sudtirolesi é un marchio vergognoso per la cittá. Il fatto che non venga percepito come un simbolo vergognoso da parte degli italiani é un fatto estremamente grave. Gabriele: i bolzanini al referendum hanno scelto la "Vittoria" e non la "Pace". Ai caroselli vanno con la bandiera del Duce davanti al monumento. Non neghiamo l'evidenza in questa maniera. È intollerabile. Non c'é nessun valore artistico in quello schifo.

Mar, 07/15/2014 - 15:13 Collegamento permanente
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Gabriele Di Luca Mar, 07/15/2014 - 15:19

Il valore artistico e storico è innegabile. Il Monumento va tutelato, conservato e spiegato. Così come si è giustamente deciso di fare. Se qualche imbecille continuerà a utilizzarlo per compiere azioni come quelle da te descritte, si tratterà per l'appunto di qualche imbecille. Col tempo diventeranno sempre meno. E diventeranno anche sempre meno quelli che propongono di toglierlo di mezzo. Alla fine ognuno potrà accedervi e capire meglio perché è lì, cosa significa e soprattutto ripensare a quanta stupidità (collettiva) ha potuto generare.

Mar, 07/15/2014 - 15:19 Collegamento permanente
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andrew_catalan… Mar, 07/15/2014 - 15:34

In risposta a di Gabriele Di Luca

Non c'é nessun valore artistico in quegli affari. Sono orribili sia nella forma che nel significato. I bolzanini che hanno scelto la "Vittoria" non é "qualche imbecille". Cosí come non é "qualche imbecille" quelli che costantemente fanno apologia del fascismo in occasione dei caroselli. Sono tanti. La connivenza c'é, é diffusa lo sappiamo perfettamente tutti quanti, e questo spiega molto bene la formidabile resistenza e reazione difensiva che si incontra appena si propone di abbattere quegli abominevoli relitti. È proprio questa tenacissima reazione difensiva per tenere i monumenti fascisti che é esplicativa di questo legame identificativo che c'é ancora sempre. Quei monumenti sono ancora sempre il simbolo della cosiddetta "italianitá" per la stragrande maggioranza degli italiani qui. È cosí, dobbiamo smetterla di fare gli ipocriti.

Mar, 07/15/2014 - 15:34 Collegamento permanente
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Andrea Terrigno Mar, 07/15/2014 - 15:23

Suggerisco l'assoluta necessità di porre il divieto a qualsiasi manifestazione ideologico/politica/nostalgica, compresi caroselli di tifoserie e corone commemorative, anche per gli alpini.

Mar, 07/15/2014 - 15:23 Collegamento permanente
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Benno Kusstatscher Mar, 07/15/2014 - 15:45

In risposta a di Andrea Terrigno

Theorie gut. Praxis schwierig. Siehe Beispiel Heß Grab im Bayrischen Wunsiedel, dem jedes Jahr die Aufmachung gemacht wird und weder Gemeinde noch Behörden dem Einhalt bieten können. Nicht umsonst gibt es für Hitler und Bin Laden keine Pilgerstätten. Das ist jetzt nicht meine Meinung zum Siegesdenkmal, sondern als nur als Warnung zu sehen, sich die Welt zu einfach vorzustellen.

http://de.wikipedia.org/wiki/Rudolf-He%C3%9F-Gedenkmarsch

Mar, 07/15/2014 - 15:45 Collegamento permanente
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gorgias Mar, 07/15/2014 - 15:44

Per me abbattere il monumento è un discorso da taliban, soprattutto addesso dove si fa un tentativo serio di storicizzarlo. -----------------------------------------------------------------------------------------------
P.S. Qualcuno per favore cancelli i commenti multipli che fanno venire le vertigini.

Mar, 07/15/2014 - 15:44 Collegamento permanente