Politica | La polemica

“Basta con le attività fasciste!”

Accesa discussione in consiglio provinciale sulla mozione di Südtiroler Freiheit in merito al ricollocamento del leone di S. Marco e la lupa capitolina.
Il leone di S. Marco.jpg
Foto: Ansa

Torna al centro del dibattito politico, in consiglio provinciale, la questione del restauro delle due “colonne” davanti al monumento alla Vittoria e la decisione di ricollocarvi il leone di S. Marco e la lupa capitolina. Nel mirino di Bernhard Zimmerhofer i soldi spesi per questo scopo e per il restauro stesso del monumento di Piacentini, e anche la tolleranza verso la vendita di materiale di propaganda fascista, come i calendari di Mussolini, “senza che la Procura intervenga”, ha affermato Zimmerhofer. L’alfiere di Südtiroler Freiheit ha quindi presentato una mozione - poi respinta -, “Basta con le attività fasciste in provincia di Bolzano!”, con la quale chiede di invitare il sindaco di Bolzano Renzo Caramaschi a un’audizione in Consiglio per conoscere le ragioni che l’hanno indotto a riattivare i simboli fascisti, di sospendere gli incontri regolari fra giunta provinciale e amministrazione comunale di Bolzano finché la città di Bolzano non si sia ufficialmente distanziata dal fascismo, pronunciandosi chiaramente e senza alcuna ambiguità contro il restauro e la banalizzazione ideologica di simboli fascisti; e di informare il Parlamento e la Commissione europei sulle attività fasciste in provincia di Bolzano e soprattutto nel capoluogo. Il leone di S. Marco e la lupa capitolina, si legge nel testo della mozione, “come simboli dell’oppressione fascista hanno fino a oggi la sola funzione di marcare l’appartenenza di parte del Tirolo alla regione fascista del Triveneto ovvero allo Stato italiano”.

Di “fobia paranoica” nell’approccio con la storia parla il consigliere provinciale di Alto Adige nel cuore Alessandro Urzì che ha aggiunto: “Non si può rimuovere la storia con le ruspe, né farne una questione ideologica”. D’accordo su un confronto con il primo cittadino si è detto Andreas Pöder (Bürgerunion), il quale avanza critiche alla giustizia italiana, ricordando anche “l’aggressione” al senatore della Svp Hans Berger (attaccato da Giuseppe Cruciani alla Zanzara di Radio24 per via delle espressioni in tedesco pronunciate dal senatore al tempo delle consultazioni al Quirinale dopo le dimissioni di Matteo Renzi), secondo il consigliere perseguibile sulla base della legge Mancino. “Allo stesso modo andrebbero considerati dalla giustizia italiana anche gli atteggiamenti di certi consiglieri comunali bolzanini”, così Pöder. Una mozione “penosa” la definisce invece il consigliere dei Verdi Riccardo Dello Sbarba, in quanto dimostra l’estraneità del firmatario con la popolazione della città di Bolzano, argomentazione, quest'ultima, condivisa anche da Dieter Steger della SVP.

"La Südtiroler Freiheit non può porsi come unica vigilante contro il fascismo"

“Bolzano - ha sottolineato Dello Sbarba - è comunque la più grande città tedesca del Sudtirolo, e ciononostante la Südtiroler Freiheit non vi è mai entrata”. E ancora: “Nella mozione si parla di ‘Säule’, ovvero ‘colonne’, ma si tratta di due aste di bandiera, che sono state semplicemente restaurate. Da tempo il capoluogo ha scelto la strada della contestualizzazione e della spiegazione di parti della città, da trasformare in un grande museo a cielo aperto”. Roberto Bizzo (Pd) ha ricordato che la Repubblica italiana è nata dalla lotta al fascismo, “pertanto quando si parla di Bolzano, dei suoi luoghi e della sua memoria, bisogna tenere presente l’operazione di un popolo, quello della città di Bolzano, che sa distinguere tra memoria e nostalgia”.

Dura la posizione espressa dal co-firmatario della mozione Sven Knoll (Südtiroler Freiheit): “Non stupisce che i fascisti si trovino bene a Bolzano dove emerge la schizofrenia tra fascismo e nazismo, sempre pronti a criticare il secondo, mai il primo. I Verdi dovrebbero uscire dal loro mondo idilliaco per confrontarsi con la realtà di Bolzano: essi hanno sono stati i primi a chiedere di togliere alle scuole tedesche nomi di personaggi compromessi col nazismo, cosa giusta, ma sono anche i primi a chiedere di lasciare i monumenti fascisti, questa è un’interpretazione della storia!”. Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha poi evidenziato che la Svp è nata nello spirito della resistenza, e dunque si oppone a certe ideologie, e che la Südtiroler Freiheit non può porsi come unica vigilante contro il fascismo. La volontà - ha aggiunto il Landeshauptmann - è quella di proseguire sulla strada del dialogo, anche rispetto al monumento di piazza Tribunale.