Giocatori belgio inginocchiati
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Società | IL CAPPUCCINO

Spostando il calcio più in là

Cosa ci dicono la vicenda del cuore di Eriksen e i giocatori inginocchiati ad inizio partita.

Spostare il calcio (giocato) più in là? Vogliamo provarci, proprio in queste settimane in cui si parla e si scrive molto dei campionati europei? Lasciamo perdere qualche paradigma di tifo (sperare che la squadra avversaria non perda e basta ma che le succeda chissà cosa di brutto: esistono anche ebeti che lo pensano) e alcune prove di imbecillità (tifosi o presunti tali sul tetto dei bus, anche a Bolzano: poi a mamma e a papà chi lo dice se vi fate male, rubando peraltro tempo ad ambulanze e forze dell’ordine impegnate in cose più serie?). Parliamo piuttosto di cuore e di ginocchia.

Prima, il cuore. Abbiamo tutti seguito la vicenda di Christian Eriksen, il giocatore della Danimarca (e dell’Inter), che si è sentito male in campo, arrivando secondo i medici alla soglia della morte. I compagni di squadra, i tifosi anche delle squadre avversarie hanno lanciato numerosi messaggi di affetto e di auguri. Dai, Christian. Domanda: in quanti campi sportivi, anche e soprattutto amatoriali, c’è un defibrillatore funzionante e con qualcuno che sappia farlo funzionare? E questa provincia di Bolzano è virtuosa o non lo è? L’episodio di Eriksen, che pare finirà bene (salvo che lui avrà un altro ruolo sportivo-professionale e non scenderà più in campo) ci offre la rappresentazione reale, non finta o virtuale, di che cosa debba essere uno sport. Anche se milionario, anche se spesso succube di regole e di meccanismi non proprio esemplari.

E qui siamo al secondo esempio, dopo il cuore: le ginocchia. I giocatori di alcune squadre si sono inginocchiati prima di alcune partite. Non tutti, solo i migliori, almeno secondo noi. Quelli cioè che hanno voluto richiamare e denunciare ancora una volta la violenza omicida – e reiterata in più episodi - di alcuni poliziotti statunitensi e non solo, in servizio di ordine pubblico. Ricordiamo che le nostre forze di polizia, in più occasioni, si sono sfilate il casco davanti ai dimostranti che avevano di fronte. In altri frangenti hanno invece caricato. Per carità, per ogni caso si stabilirà quale tipo di responsabilità hanno raggiunto. Ma spesso le immagini dei tg e dei siti ci hanno restituito poliziotti, carabinieri, finanzieri sfilarsi il casco. Come dire: non ce l’abbiamo con chi protesta perché non ha lavoro, ad esempio. Non li colpiremo. Non li disperderemo. Scene che non sarebbero dispiaciute, ad esempio, a Pier Paolo Pasolini, che molti citano anche non avendolo mai letto. Succede, anche dalle nostre parti… Ma torniamo ai giocatori di calcio degli Europei in corso. Quelli che si sono inginocchiati per protesta contro la violenza di alcuni agenti sono stati applauditi da parte di tifosi ma ricoperti di fischi da tifoserie, così abbiamo letto, molto più numerose. Qualche tifoseria si è spinta a minacciare alcune squadre del torneo: se vi inginocchiate boicotteremo le partite, perderete i soldi dei nostri biglietti e chissà che cosa ancora. Alcune formazioni hanno rinunciato alla protesta, sottostando a questo ricatto indegno. Gli Europei di calcio vanno avanti, dalle nostre parti si tiferà Italia ma anche Austria, Germania, Svizzera e chissà quante altre strade. Benissimo. Ma perché non proviamo, ogni tanto, a spostare il calcio solo giocato più in là? C’è tanto di più - prima, dopo ma anche durante le partite - di cui prendersi cura. Magari bevendo acqua di fonte e nient’altro.