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Gare d'appalto

(in)utilità delle gare d’appalto

Gare d'appalto per l'affidamento di servizi pubblici in ambito sociale e sanitario? Esistono forme di assegnazione alternative
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In seguito alla vicenda della gara d’appalto per il servizio di trasporto di alunni con disabilità vinta da un’impresa di Lecce, in Alto Adige  il tema dell’affidamento dei servizi pubblici in ambito sociale e sanitario è balzato al centro del dibattito. È necessario allora fare un passo indietro e chiedersi il motivo per cui è stato introdotto questo sistema degli appalti.

Quando nel 2006 è entrato in vigore il nuovo decreto legislativo in materia di appalti pubblici, lo scopo era quello di garantire una maggiore trasparenza, scongiurare la corruzione e abbassare i costi della pubblica amministrazione. Si scelse dunque la via dell’introduzione indiscriminata delle gare d’appalto, basate sul criterio del prezzo più basso o dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

A quasi dieci anni dall’introduzione di questa normativa, dopo numerosi adattamenti e modifiche e una sempre maggiore insicurezza sulle modalità di gara, è ora di tirare le somme.

Le gare d’appalto per l’affidamento dei servizi pubblici in ambito sociale e sanitario hanno portato ad una riduzione dei costi? Esse sono riuscite a vincere la corruzione? I tempi di assegnazione dei lavori si sono accorciati? Purtroppo la risposta è negativa. In questi ultimi anni la burocrazia legata agli appalti è costantemente aumentata e di conseguenza sono anche lievitati i costi. I tempi di affidamento dei lavori si sono allungati e la corruzione in Italia non sembra essere diminuita. La normativa dunque non ha sortito gli effetti sperati, anzi, è addirittura riuscita a peggiorare la situazione, creando insoddisfazione tra gli enti appaltanti e i loro lavoratori e insicurezza tra gli utenti dei servizi.

La soluzione però esiste. Anche nel nostro paese le regole si possono cambiare. Chiediamo dunque nuove e immediate procedure di assegnazione per servizi sociali e sanitari, una nuova alternativa forma di assegnazione ancorata giuridicamente che possa garantire servizi qualificati per le persone assistite, lavoro sicuro, a lungo termine e professionale per le organizzazioni di pubblica utilità e costi commisurati per la mano pubblica. Questo processo deve essere accompagnato da una pianificazione generale, ampia e partecipativa per il Sociale e la Sanità, in cui venga chiarito quali prestazioni di base debbano e possano essere garantite anche in futuro, quali siano in merito gli offerenti adatti e come possa essere chiaramente differenziata la funzione dell'assegnazione da quella della gestione per proprio conto.

La Provincia ha già segnalato la sua disponibilità ad elaborare una nuova legge in grado di rispondere ai bisogni degli utenti e allo stesso tempo valorizzare il lavoro svolto dalle organizzazioni non profit. E anche noi vogliamo dare il nostro contributo, basato sulla nostra esperienza e sulle competenze maturate negli anni.

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Ritratto di Emiliano Busqueda
Emiliano Busqueda 23 Settembre, 2014 - 10:54
Strano che in questi otto anni di appalti nel sociale nessuno si sia lamentato... il sistema funziona se a vincere le gare sono le (solite) onlus locali, mentre è fallace se vince una ditta non targata Alto Adige? Sono d'accordo sul fatto che le gare al ribasso nel sociale non garantiscono la qualità del servizio erogato, ma le convenzioni dirette lo fanno? Per esempio, una onlus locale che stipula una convenzione con il Comune di Bolzano per un servizio, è poi in grado di assicurare la giusta paga ai propri dipendenti? Garantisce libero accesso al servizio? E' monitorata dall'Amministrazione Pubblica per verificare la coerenza economica e qualitativa del progetto finanziato? Ovviamente no, gli esempi sono davanti ai nostri quotidianamente.... L'Alto Adige conferma nuovamente (e tristemente) il suo atteggiamento corporativista.
Ritratto di Legacoopbund .
Legacoopbund . 24 Settembre, 2014 - 11:19
Ci teniamo a precisare che non siamo contrari agli appalti in ambito sociale e sanitario, siamo contrari agli appalti basati unicamente sul criterio del prezzo più basso. Non chiediamo un ritorno al sistema dell'affidamento diretto, ma nuove procedure di assegnazione per servizi sociali e sanitari; procedure che valutino anche la qualità dei servizi e in grado di sostenere l'inclusione sociale; procedure che assicurino una certa continuità alle imprese appaltanti, ai lavoratori, ma soprattutto agli utenti, che dovrebbero sempre essere posti al centro dell'attenzione.
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