Cultura | Intervista

Un incontro tra cinema e teatro

Per una felice coincidenza l'attore Silvio Orlando è ospite a Bolzano con lo spettacolo Ciarlatani in scena al Teatro comunale nella stagione dello Stabile e anche del Bolzano Film Festival Bozen con la proiezione del film Ariaferma, nel ruolo di protagonista.
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Foto: Guido Mercari
  • Silvio Orlando è impegnato in questi giorni nello spettacolo Ciarlatani (Los Farsantes)  in scena al Teatro comunale di Bolzano per la stagione dello Stabile. Sul palco con lui gli altri interpreti Francesca Botti, Francesco Brandi e Blu Yoshimi. La satira è scritta e diretta dallo spagnolo Pablo Remón. 

    L'attore napoletano sarà ospite d'eccezione anche del Bolzano Film Festival Bozen e presente in sala sabato 20 aprile alla proiezione del film Ariaferma. Per la sua interpretazione nel film di Leonardo Di Costanzo del 2021, Silvio Orlando ha vinto nel 2022 il David di Donatello (il suo terzo Donatello insieme a innumerevoli altri premi nella lunga carriera cinematografica) e il Nastro d'argento come miglior attore protagonista.

    SALTO: Silvio Orlando, lei sarà presente a Bolzano nei due ruoli, ma qual è la differenza per un attore tra cinema e teatro?

    Silvio Orlando: Questa è una coincidenza fortunata, che hanno saputo cogliere gli organizzatori del Bolzano Film Festival Bozen. Altrimenti sono due mondi, quello del cinema e del teatro, che non dialogano molto tra loro. Per un attore il cinema è quasi violento, anche se è una parola forte, cioè devi essere pronto e girare un tot di scene in un giorno, non hai tempo per farti domande e devi avere le idee molto chiare, mentre a teatro puoi chiarirti meglio le idee. Nella sua semplicità il teatro ti dà la sensazione che hai più controllo di quello che porti in scena.

    Ciarlatani è una commedia ambientata nel mondo del cinema e parla con ironia dei fallimenti di ciascuno. 

    I personaggi della commedia sono sì una giovane attrice e un regista che ha già successo, che si confrontano con i propri fallimenti, ma la commedia non è solo autoreferenziale, proprio perché parla di fallimenti, si rivolge anche a chi è in platea. Il cinema è un po' l'archetipo di quello che stiamo vivendo oggi tutti, non solo nel mondo dello spettacolo. Tutti siamo sotto pressione per avere successo, per avere la nostra notorietà, piccola o grande che sia. Abbiamo un forte obbligo sociale e negli ultimi anni si è amplificato questo aspetto. Attraverso le vicende dei personaggi che portiamo in scena tutti possono trarre qualcosa sulla propria vita.

     

  • Quali sono i fallimenti del suo personaggio e dell'altra protagonista, e come se la cavano i due?

    L'angoscia di Anna la giovane attrice, è quella di trovare una sua grande occasione nella vita, il proprio posto nel mondo, mentre il mio personaggio è un regista che ha già avuto successo con un film commerciale e che dopo un incidente in cui ha visto la morte, si chiede cosa lascierà dietro di sé, se ha realizzato davvero  il suo sogno di ragazzo. E vorrebbe finalmente fare un film, da un copione che rispecchia questo desiderio.
    I due affrontano il fallimento in maniera diversa. Anna accettando che quella di voler fare l'attrice era una falsa pista, indotta dall'esterno e decide di ripartire da zero. Mentre il regista oramai si trova in una macchina mentale che lo riporta a fare gli stessi errori e probabilmente non riuscirà a realizzare questo cambiamento.
    L'invito con questo spettacolo in fondo è quello di affrontare i propri fallimenti, a non continuare a raccontarci bugie, per non voler  affrontare il dolore e la fatica che comporta accettare un fallimento. Per questo il titolo è 'Ciarlatani'. È anche fondamentale non dare la colpa agli altri dei nostri fallimenti, altrimenti non ne veniamo fuori.

    Il mestiere di attore, interpretare i fallimenti di tanti personaggi diversi, aiuta poi ad affrontare i fallimenti nella propria vita?

    Non è che un attore o un'attrice ha le spalle più forte degli altri, anzi sei esposto ancora di più ai gusti e al giudizio di altre persone, tutti i giorni e tutte le sere. Questo può portare a un'insicurezza patologica. Ti devi rinnovare in continuazione, niente è dato per sempre per un attore, sei sempre alla ricerca di qualcosa e questo aumenta la fragilità.

    Come ha scelto di  portare in scena  questa commedia del drammaturgo e regista spagnolo Pablo Remón?

    Da tredici anni con la nostra casa di produzione cerchiamo di portare in scena testi contemporanei, di ricercare nuovi linguaggi e titoli nuovi, che non sono mai andati in scena. E ci siamo innamorati del linguaggio e del talento di Pablo Remòn, per la sua freschezza. Lui proviene dal cinema, ma poi ha scelto il teatro. Probabilmente si è chiesto cosa gli dava più gioia e la possibilità di esprimersi meglio. Inoltre questo copione dà l'opportunità a una giovane protagonista di mettersi in mostra. Vogliamo dare spazio ai giovani, di cui si parla tanto, ma per loro in concreto spesso non si fa nulla.

  • Un vecchio carcere ottocentesco, situato in una zona impervia e imprecisata del territorio italiano, è in dismissione.
    (c) BFFB

  • Veniamo al film Ariaferma, che sarà proiettato al festival. Il film è del 2021, lei nel film interpreta il ruolo del protagonista, per il quale ha ricevuto alcuni premi importanti.

    Ariaferma è un film importante per me in particolare, ma anche come film in sé. Leonardo Di Costanzo è un regista molto rigoroso, che proviene dal documentario e fa un lavoro di approfondimento molto serio. Il film è ambientato in carcere, in una situazione particolare in un momento di stasi in cui non si capisce bene chi comanda, e i ruoli si confondono tra la guardia carceraria e il detenuto. Il film si interroga anche sul destino delle persone, come uno finisce per diventare guardia carceraria e un altro un detenuto. Il tipo di vita di un detenuto non è molto differente da quello di una guardia, la differenza è che uno sa che si trova lì dentro perché ha commesso un reato, ma le frustrazioni stanno da entrambe le parti.

    Ariaferma tocca il tema del carcere che è ancora un tabù nella nostra società.

    Esatto. Se ne parla poco e non si considera quello che dovrebbe essere poi l'elemento fondamentale della detenzione, che è il reinserimento nella società delle persone che hanno sbagliato. In italia la recidiva è molto alta, il tempo che viene speso in carcere è un tempo perso, che è la forma di violenza più forte che si possa fare a un essere umano, aldilà delle cose efferate e violente. Il clima carcerario tra esseri umani rinchiusi, senza dare un senso a quel tempo è un tema che emerge dal film.

  • La Stagione del Teatro Stabile di Bolzano a Bolzano si conclude da giovedì 18 a domenica 21 aprile (gio. h. 20.30, ven. e sab. h. 19.00 e dom. h. 16.00) con “Ciarlatani (Los Farsantes)”, spettacolo di Pablo Remón , interpretato da Silvio Orlando affiancato da Francesca Botti, Francesco Brandi e Blu Yoshimi.

    Nella matinée di sabato 20 aprile, nell'ambito del Bolzano Film Festival Bozen, Silvio Orlando incontrerà il pubblico e sarà presente alla proiezione in programma alle ore 10.30, del film Ariaferma di Leonardo Di Costanzo del 2021, in cui recita il ruolo del protagonista, affiancato dagli altri due interpreti principali del film, Toni Servillo e Fabrizio Ferracane.