Politica | Il ricordo

L'albero di Sassoli

Un ritratto del Presidente del Parlamento europeo da poco scomparso: il coraggio per le proprie idee, la cura per la sostanza delle cose, il rifiuto dell'esteriorità
L'albero di David Sassoli
Foto: Giuseppe Musmarra Salto.bz

C'era luce quel  giorno dell'ultimo autunno nel bellissimo parco, ad Aviano. Una luce così forte, così intensa che pareva poter rendere plausibile tutto. Di pubblico, di quella giornata, c'è il video con il quale David Sassoli annunciava di sottoporsi a nuove cure. Di privato e personale, di quella giornata, ci sono tante altre cose, piccole e meno piccole, immagini di memoria che personali, e private, restano. Oltre a tante parole che non è vero che volano, chi dice che le parole volano dice una fesseria.

La luce di quel giorno induceva a ritenere che per David la speranza di guarigione fosse non una possibilità ma quasi un naturale diritto, data la perfetta armonia del tutto, la cura certosina del verde, l'antica e accurata disposizione degli alberi del parco, nel silenzio. Appassionato di giardinaggio, trovandosi lì per motivi di salute aveva preso a interessarsi ai luoghi e particolarmente appassionarsi a un albero che qui nella foto intravedete laggiù a destra: una Sophora japonica, affresco naturale di vita con mirabolanti e possenti ramificazioni, ognuna frutto di decenni di avventura originatasi dalla nuda terra.

Adesso che con la camera ardente, i funerali di Stato, il rito della sepoltura, le nobili e alte parole pronunciate nell'aula di Strasburgo da Roberta Metsola ed Enrico Letta la vicenda terrena di David Maria Sassoli si è definitivamente conclusa, è possibile per me dire qualcosa.

Possibile ma difficile, francamente.

Ho letto tante cose, e per tutte devo dire d'esser grato: perché ho letto parole belle, commosse, spesso anche per me inedite a dimostrazione che gira che ti rigira alla fine nessuno conosce davvero una persona fino in fondo; tutti inevitabilmente ne possediamo solo uno spicchio, piccolo o grande che sia. Il mio spicchio è che per un certo numero di anni, e fino alla sua scomparsa, oltre qualche modesto contributo teorico per due campagne elettorali europee, sono stato la sua voce sui social in Italia, Facebook e Twitter.

Lavorare per lui, all'inizio estremamente diffidente dello strumento, è stato pilotare un aereo senza rotta scritta e con pochissimi cenni di rotta orale, ma con una robustissima rotta mentale. Mi è capitato, talvolta, di cedere alla tentazione di credere d'essere io a scrivere per lui; era invece lui a fare tutto, solo che non lo sapeva. Nel senso che le sue indicazioni erano così chiare da delineare a perfezione la cornice. Soprattutto, la cornice delle cose da non fare.

Mai sponsorizzare i contenuti, perché la gente va raggiunta ma non disturbata.

Nessuna polemica, mai.

Nessuna ricerca della quantità fine a sé stessa, ma solo della qualità cercando di renderla popolare.

Nessuna concessione all'esteriorità.

Le photo opportunity? Mai fatta una. 

Le stories? Per carità.

Non era ad esempio un mistero la grande e sincera attenzione di David per le tematiche di genere, per le quali nutriva spiccata sensibilità. 

La concessione all'esteriorità risultava vietata perfino qualora fosse stata realmente idonea a corroborare coerentemente un concetto. Non era ad esempio un mistero la grande e sincera attenzione di David per le tematiche di genere, per le quali nutriva spiccata sensibilità. Ma quando, in occasione di una recente giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ho eccezionalmente azzardato l'idea di una foto con tocco di colore rosso sul volto seguendo la traccia di una famosa campagna, la sua risposta è stata:

"Ma c'ho un'età, che mi metto a fare queste cose?"

"Ma mica sei 'na mummia"

"Diciamo una quasi mummia".

Tra pochi, pochissimi eletti, da eccezionale giornalista e animale televisivo capiva e praticava l’importanza del limite delle cose: ossia che l'eccesso di esibizione è non solo inutile ma dannoso, controproducente; perché è nell'eccesso di esibizione e nella banalità della reiterazione che si annida il rischio della consumazione di ogni politico, come peraltro dimostrano le parabole brevi di tanti leader. Capiva cioè che si può fare politica soprattutto andando al di là di sé stessi, parlando di cose e di concetti attorno ai quali costruire una comunità di valori. Quanto questa comunità gli fosse grata e devota, quanto fosse reale e numerosa, forse lo si è capito davvero pienamente solo con la morte. Lo si è capito dalla commozione sincera di tante persone comuni, dalla disciplina con cui si mettevano in fila per la camera ardente, dal dolore di tanti colleghi di partito e di schieramento, dalle lacrime (non esibite) di un'avversaria politica come Giorgia Meloni.

Certo, non sono mancate da talune persone parole deplorevoli e sgangherate. Ma nell'albero della vita di Sassoli, nella sua Sophora japonica, quanto peso possono avere provocazioni così? Forse la decima parte di un decimale di una ramificazione minore? Ecco perché enfatizzarle oltremisura è sbagliato, ecco perché di fronte alle provocazioni non dev'esserci polemica, ma noncuranza e relativizzazione; differenziandosi, la vita, tra il frastuono delle mille cose che accadono e l'importanza delle poche cose che restano.

Sui principi e sul terreno dei diritti Sassoli sapeva invece essere meravigliosamente drastico, direi praticamente un estremista, e non concepiva mediazioni.

Nelle tante scelte da compiere, gli capitava talvolta di commettere errori. Tuttavia mai ricordo un errore sui concetti e sugli atteggiamenti di fondo, sul senso delle cose, sulla strada da indicare e percorrere. David era un uomo prudente, estremamente prudente.  Ma sui principi e sul terreno dei diritti sapeva invece essere meravigliosamente drastico, direi praticamente un estremista, e non concepiva mediazioni.

Per il mio personale tipo di sensibilità, ad esempio, non ho mai considerato l'elezione a Presidente del Parlamento europeo il momento più alto della sua vita politica. Perché il potere va, il potere passa. La mia pagina preferita rimane invece quella che qui vediamo in foto, un semisconosciuto giorno di maggio del 2015, precisamente il 23 di maggio, una settimana prima del suo compleanno, quando ha il coraggio di prendere parte alla Festa dei popoli gitani d'Europa in onore di Santa Sara, a Saintes Maries de la mer, e dire: "Io sono dalla parte dei rom, di ogni minoranza e dei diritti di ogni essere umano".

 

Trovatelo voi, se riuscite, un leader politico anche di sinistra capace di dire: "Io sono dalla parte dei rom" e infischiarsene delle critiche, dei commenti negativi e delle possibili nefaste conseguenze in termini elettorali. Magari c’è, ma io non lo conosco.

Le idee, dunque. Ma soprattutto il coraggio delle idee era a mio avviso degno di particolare ammirazione

Negli ultimi giorni, tornato che ero ad Aviano con stavolta nel cuore assai più angoscia che speranza, a un certo punto un suo caro amico prende a parlare del Beato Marco, uno che di prodigi se ne intende, un big di assoluto rilievo nel campo della miracolistica locale, tanto che poi l'ho pure cercato su Google. Ho acceso a lui un cero per David, anzi credo due, e che non sia bastato mi pare evidente, del resto un'amica molto impegnata nel sociale mi ripete sempre che sarebbe ora imparassi finalmente  a distinguere tra religione e superstizione, e ha ragione da vendere. Anche se mai sapremo se davvero Marco è Beato o solamente uno che lotta insieme a noi, posso però dire con certezza che in quella situazione, oltre i medici che sono stati straordinari, oltre la famiglia, meravigliosa, oltre gli amici e i collaboratori tutti indistintamente di elevatissimo profilo, Marco, o qualche Santo, o qualunque eventualmente disponibile Dio se avesse potuto una mano a David l'avrebbe data più che volentieri, essendo impossibile non volergli bene.

Per quel che però posso intuire, soprattutto nel campo dei diritti, qualcosa dell'albero di David robustamente, concretamente resterà

Toccherà da ora in poi a chi ha il dono e la grazia della fede politica e della militanza ricordarlo. Saranno tante le occasioni per riflettere sulle sue idee e sui suoi discorsi, soprattutto quelli dell'ultimo periodo. Non ho mai capito assieme a chi li scrivesse, né mai ho chiesto: ma sono bellissimi, e  a mio avviso meritevoli di approfondimento e riflessione. Essendo notoriamente noi italiani primatisti mondiali di memoria corta, risulta francamente difficile dire già da adesso se nel solco del suo insegnamento qualcosa di concreto resterà. E comunque certe cose, al di là delle parole del momento, alla fine le vedi davvero soltanto nel tempo. Per quel che però posso intuire, sarei comunque assai propenso a ritenere che sì, soprattutto nel campo dei diritti, qualcosa dell'albero di David robustamente, concretamente resterà: avendo egli investito nella cura della sostanza delle cose e non nella forma, nei principi e non nelle convenienze.

Da queste parti, nelle remote province dell'impero, si persegue intanto con un certo impegno e rigore metodologico il tentativo di scavallare un po' il dolore, perché la vita comunque esiste e va vissuta. C'è, al riguardo, ad esempio il secondogenito che si esibisce nell'arte un po’ spericolata ma infinitamente terapeutica del cazzeggio, e quando torna da scuola prova a prendermi in giro: "Papà, ma ancora dispiaciuto per Sassoli? Ma lo hai visto pure da morto quanti like c’ha avuto?”, e sempre più spesso riusciamo un po' a sorridere insieme.

Io lo capisco che è il suo modo di sdrammatizzare. Lui lo capisce quando a volte esagera. E allora, con maggiore delicatezza, con più pudore, impercettibilmente prende a fissarmi; inclina leggermente il capo, e attenua un poco il tono della voce.

Bild
Profile picture for user Giancarlo Riccio
Giancarlo Riccio Sab, 01/22/2022 - 14:14

Ringrazio di cuore Giuseppe Musmarra, galantuomo della Comunicazione e del Giornalismo, per questo ritratto-ricordo di un Amico comune che avvertiremo sempre accanto. E mi fa piacere che tutto questo avvenga su questo Portale giornalistico.

Sab, 01/22/2022 - 14:14 Collegamento permanente