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giorgio santoriello
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Covid e smog

BolzaNO2: zona "rosso smog"

Neanche il COVID blocca lo smog a Bolzano: tra dicembre 2020 e febbraio 2021 tre sforamenti mensili registrati per il biossido di azoto
Un contributo della community di giorgio santoriello21.07.2021
Ritratto di giorgio santoriello
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Ambiente & Salute e Cova Contro, grazia al finanziamento di Patagonia ed al sostegno di alcuni privati cittadini hanno avviato nel dicembre 2020 una campagna di monitoraggio dal basso sulla qualità dell’aria a Bolzano. La pandemia unitamente alla presunta aurea di città tra le più vivibili d’Italia non sono bastate per avere un’aria pulita a Bolzano.

L’obiettivo della campagna di misura è la ricerca delle zone di massima concentrazione del biossido d’azoto, un gas particolarmente legato alle combustioni dei motori e delle caldaie, gas tossico che secondo la normativa vigente non può superare il valore di 40µg/m³ come media annua. Abbiamo collocato due misuratori passivi dello stesso tipo utilizzati dall’APPA di Bolzano, uno presso via Roma non lontano da aree già monitorate dalla Provincia di Bolzano, l’altro in via Renon vicino l’autostazione, in una zona non controllata dall’APPA ma che rappresenta il principale portale di ingresso per pendolari e turisti. Tra le due stazioni nel periodo 11 dicembre 2020 - 11 febbraio 2021 i nostri campionatori passivi hanno misurato tre sforamenti su tre misurazioni svolte, nonostante Bolzano fosse zona rossa e col traffico al minimo ( a questo link tutti i dati, le foto ed i pdf scaricabili ).

Siamo in attesa dei risultati dei mesi successivi. Questi primi valori dimostrano che: non è vero che con la pandemia ed il lockdown la qualità dell’aria è “migliorata”, è rimasta sempre oltre soglia di legge, magari in meno stazioni di misura si sono registrati sforamenti, denotando un trend sì in discesa ma sempre in un range complessivo di cattiva qualità dell’aria in quelle zone critiche che tali sono rimaste (senza il lockdown gli sforamenti sarebbero stati solo più frequenti e pesanti – ndr).

La Provincia di Bolzano, il Comune ed il locale Tribunale, ignorano i dettami legislativi UE sulla qualità dell’aria che impongono l’abbattimento degli inquinanti non teoricamente ma nelle aree critiche devono rientrare sotto soglia, un aspetto che gli enti altoatesini di fatto ignorano e disattendono da quando la normativa europea esiste. È prevista la possibilità che le zone di massima concentrazione vengano determinate attraverso una modellazione (calcolo matematico secondo determinati algoritmi) che utilizza i dati rilevati dalle stazioni fisse ma tale modellistica appare lacunosa, ed esclude zone della città molto trafficate come via Renon – Autostazione e dintorni per esempio. La Provincia e l’Appa hanno collocato poche centraline e pochi sensori passivi per ricostruire nel dettaglio il problema smog e soprattutto non rispettano le regole in materia di abbattimento degli inquinamenti da essi stessi rilevati infatti non mettono in campo politiche attive di contrasto come il blocco totale del traffico o le targhe alterne.

La nostra campagna di misurazioni utilizza dei tamponi passivi (radielli) che sono collocati ad un’altezza di ca. 3,5 metri dal piano strada. Non sono in prossimità di incroci o semafori. I misuratori sono forniti ed analizzati da un laboratorio svedese, IVL di Goteborg. Questo laboratorio è stato prescelto in quanto ha fornito e/ fornisce i tamponi all’Agenzia Provinciale dell’ambiente altoatesina. La campagna durerà 13 mesi, nei mesi estivi misureremo anche l’ozono, problema connesso al caldo ed alla disponibilità di ossidi di azoto, e che aggrava il problema smog. Ogni analisi ci costa circa 60 euro per campione, e ad oggi abbiamo affrontato anche 1770 euro di spese legali (tutto fatturato) per denunciare le autorità sanitarie locali, inadempienti. Le stesse autorità che non ci hanno supportato in questo monitoraggio dal basso, negandoci appoggio istituzionale ed economico. Cerchiamo donatori per sostenere i costi di questa campagna di misurazioni dal basso, nella quale vorremmo includere l’acquisto anche di sensori mobili ed eventi divulgativi, per un costo complessivo di circa 6mila euro.

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