Società | Giovani

Streetwork a Bolzano

Se i giovani sono il nostro futuro, il loro malessere è il malessere del futuro stesso. Perché è importante creare spazi di ascolto inclusivi e senza pregiudizio.
Avvertenza: Questo contributo rispecchia l’opinione personale del partner e non necessariamente quella della redazione di SALTO.
Street
Foto: ©Pixabay

Da molti anni il Forum Prevenzione Onlus che si occupa di prevenzione sul territorio di Bolzano, segue i giovani con gravi problematiche psicosociali direttamente sul suo setting elettivo: la strada. Negli ultimi due anni su mandato del Comune, il Forum collabora in questo servizio con le ong La Strada-Der Weg e Volontarius.
Gli streetworkers, operatori ed educatori su strada, si occupano delle situazioni più a rischio per motivi biografici (11-26 anni), sociali e sanitari. A volte il disagio di quest* ragazz* cerca una illusoria compensazione in attività criminali oppure in abuso di sostanze, anche in giovanissima età, pertanto i normali accessi alla vita civile, alla formazione, alla partecipazione sociale, sono falliti già in tenera età, mentre le risorse standard, predisposte dai Servizi per le situazioni problematiche della cittadinanza, non riescono ad essere sufficienti ed efficaci.
Il lavoro di streetworker rappresenta forse l’unica possibilità di raggiungere ancora quest* ragazz*, ormai pers* sia dalla scuola che dalla società allargata, non di rado anche dalla loro stessa famiglia.  Andando noi da loro, mettendosi al loro sincero ascolto e disposizione, come quegli adulti fiduciari di cui hanno estremo bisogno, senza porre condizioni, esprimere critiche e riprovazione, si aprono nuove porte e vie di elaborazione di quello che è “andato storto”.
In questo compito ci basiamo sull’approccio psicoanalitico applicato al sociale e su una metodologia di riduzione del danno e del rischio che ci aiutano ad interpretare e quindi ipotizzare dispositivi funzionali, ma anche sulla solida esperienza diretta degli operatori, rafforzata da centinaia di situazioni e casi seguiti.  Questo impianto scientifico del nostro lavoro operativo trova riscontro in un’ampia letteratura ma soprattutto nello scambio costante con una supervisione mirata ed anche nella disponibilità che colleghi e “compagni di strada” più esperti di noi, a livello nazionale attivi da decenni, ci offrono.

Anche se non manca la motivazione, crediamo vada assolutamente promossa e rafforzata l’acquisizione di uno stile di lavoro collegiale intraistituzionale, proprio nella gestione di quei casi complessi e apparentemente “irrisolvibili”

Quello che si verifica è che in un contesto relativamente circoscritto come Bolzano, dove sia l’ingresso migratorio che delle altre problematiche sociali nazionali è davvero circoscritto, l’incidenza del disagio giovanile da un lato ha un eco spesso altisonante, mentre dall’altro si renderebbe necessario un dispiegamento di energie ed economie relativamente ridotto, a fronte di numeri comunque relativamente “bassi”. Anche se non manca la motivazione, crediamo vada assolutamente promossa e rafforzata l’acquisizione di uno stile di lavoro collegiale intraistituzionale, proprio nella gestione di quei casi complessi e apparentemente “irrisolvibili”. L’acquisizione di questo stile di lavoro sarebbe enormemente vantaggioso per la creazione di nuove strategie volte a favorire il recupero dei “nostr*” ragazz*. Alcune strategie, forse, andrebbero cercate fuori dai nostri ristretti margini, allargando confini di riferimento concettuale ed operazionale a volte un poco angusti.


Con tale obiettivo, come streetworkers del Forum, abbiamo partecipato all’organizzazione del Congresso nazionale del 3-4 dicembre “Una concretissima utopia” promosso dall’ARPAD (Associazione Romana Psicoterapia dell’Adolescenza) con la collaborazione della FeNaCoPsi (Federazione Nazionale Comunità ad Orientamento Analitico), apportando un contributo originale riferito al nostro territorio, confidando nel successivo dialogo che potrà nascere dall’incontro di diverse realtà nazionali, convergenti sulle stesse necessità di scambio, problem solving e supporto. Con questa speranza portiamo l’informazione di questa importante iniziativa specialistica ma aperta a tutt*, rintracciabile sul sito www.associazionearpad.it e completamente gratuita: se i giovani sono il nostro futuro, il loro malessere è il malessere del futuro stesso. E il futuro non ha confini territoriali ma cerca spazi, più larghi e più condivisi allo stesso tempo.