Mauro Corona
upi
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finferli e nuvole

Corona non virus

Di come mi sono perso nelle storie di Mauro Corona dimenticandomi del virus che nel frattempo lentamente mollava la presa.
Colonna di
Ritratto di Fabio Marcotto
Fabio Marcotto27.02.2020
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Sentendomi addosso tutti i sintomi, inequivocabili, ho cercato corona. In internet non è saltato fuori il virus, ma Mauro. L'anarchico arrampicatore e scrittore.

Lo ricordo una trentina di anni fa, che teneva una rubrica sull'Alto Adige. Racconti di boschi e monti. Storie sobrie che leggevo sempre volentieri. Poi in Tv c'è stato lo storico monologo “Vajont”, il 9 ottobre 1997, di Marco Paolini. Tra il pubblico c'era anche lui. Aveva, come oggi, barba e capelli lunghi. Solo che erano tutti neri.

Siccome non guardo la Tv (se non per lo sport e per connettermi a Netflix), ho scoperto solo adesso che è ormai diventato un vip e che salta da un programma all'altro.

Ci marcia.

In un paese anche di puttanieri ed evasori fiscali, però, ha suscitato enorme e indignato scandalo una sua dichiarazione. Con una sincerità che rasenta l'esibizione, Mauro Corona ha detto di essere un alcolista. Beve una decina di birre al giorno e un paio di bozze di vino rosso.

Ha aggiunto anche che gli piacciono le vecchie. Over 60/70.

Ha comunque quattro figli, tutti mandati all'università.

Così ne ho cercato l'immagine in rete. A settant'anni si presenta con un fisico invidiabile e nient'affatto sgonfio. Leggo che ha smesso di fumare (ciuccia il sigaro per noia) e che ha scritto, tra racconti e romanzi, più di trenta libri. Quasi tutti pubblicati con editori importanti.

Degli stessi editori dice che sono dei paraculi. Sapeva già un anno prima che si erano messi d'accordo per fargli vincere un premio importante e che l'avrebbe vinto anche presentando un libro fatto di pagine bianche.

Sentendomi addosso tutti i sintomi, inequivocabili, ho cercato corona. In internet non è saltato fuori il virus, ma Mauro. L'anarchico arrampicatore e scrittore

Un suo saggio si intitola “Guida poco che devi bere”. Lì, riconosciuto come ineluttabile il vizio, dà dei consigli per poterci convivere.

Perso in queste storie, verso le quattro del pomeriggio ho sentito che corona, il virus, lentamente mollava la presa. Non tossivo quasi più e il naso aveva smesso di gocciolare.

Così sono uscito. In giro non c'era nessuno. Sono andato al supermercato di Appiano, che, con mio grande stupore, aveva gli scaffali tutti quanti pieni di prodotti. Ho, tra il resto, comprato una bottiglia di pinot nero Trattmann, della cantina di Cornaiano. 2016.

A casa l'ho stappato e nell'aria non si è alzato alcun aroma sospetto. Due bicchieri mi hanno riconciliato con il mondo e stamattina mi sono svegliato perfettamente guarito.

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