Politica | Europa 2019

Il volto del nuovo Parlamento europeo

Secondo le prime stime Popolari e Socialisti non bastano da soli a formare la maggioranza. Il boom di Alde e Verdi riapre i giochi delle alleanze.
Europarlamento
Foto: Nicola Caputo

In Europa gli equilibri cambieranno, il voto frammentato delle elezioni comunitarie, che si sono tenute fra giovedì 24 e domenica 26 maggio, ne è la prova. Formare una maggioranza stabile non sarà così semplice, i Popolari e i Socialisti non hanno più i numeri per “governare” da soli nell’europarlamento, è questo il dato eclatante che emerge dalle prime stime sulla composizione dell’emiciclo dopo la chiusura delle urne. I due gruppi politici insieme arriverebbero infatti a circa 330 seggi su 751. Secondo le previsioni fornite dal sito del Parlamento europeo i Popolari dovrebbero ottenere circa 180 seggi (furono 221 nel 2014) e i Socialisti circa 150 contro i 191 dell’ultima tornata elettorale. 

 

 

A sbancare è invece il gruppo dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa (Alde) che per la prima volta nella sua storia supererà quota 100 seggi (guadagnandone circa 40 rispetto al 2014), grazie anche alla spinta del presidente francese Emmanuel Macron e del suo partito En Marche. “Ho lavorato per 5 anni per rompere i monopoli. È quello che è accaduto questa sera. Il monopolio è stato rotto. Possiamo fare le cose in modo diverso”, è stato il commento a caldo di Margrethe Vestager, Commissaria alla concorrenza e una delle leader dell’Alde. Fra le altre forze politiche che hanno ottenuto un risultato notevole ci sono i Verdi con i risultati più che positivi raccolti in Germania, Belgio, Francia e Irlanda (in Italia al contrario non superano la soglia di sbarramento del 4%), e passano dai 50 seggi del 2014 ai 70 del 2019

Crescono i partiti sovranisti, in Italia con la Lega di Matteo Salvini, primo partito, che sfonda quota 34%, in Francia con Marine Le Pen e in Gran Bretagna con Nigel Farage, paladino pro Brexit; ma restano in minoranza a Strasburgo. Da segnalare la performance del partito di Viktor Orbán, Fidesz, in Ungheria che scavalca il 50%. Complessivamente i gruppi euroscettici, che vanno dai Conservatori dell’Ecr all’Enf della Lega all’Efdd che “ospita” anche il Movimento 5 stelle, conquista circa 170 seggi, troppo pochi per comporre una maggioranza. I giochi sono aperti.