Altes Rathaus Bozen
Hannes Prousch
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Bolzano

Le bugie hanno le gambe corte

Considerazioni sul ballottaggio del capoluogo che vedrà contrapposti il candidato di centrosinistra Renzo Caramaschi e quello di centrodestra Roberto Zanin.
Un contributo della community di Ardelio Michielli28.09.2020
Ritratto di Ardelio Michielli
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Abbiamo assistito ad una campagna elettorale che, pur senza gli exit poll si poteva sin dall'inizio prevedere: una forte polarizzazione sui due candidati di centrodestra e centrosinistra, ed anche seguendo gli andamenti delle altre elezioni regionali, si conferma una tendenza a valorizzare quelle liste che direttamente sono espresse dai candidati governatori o sindaci, penalizzando tutte le altre liste che li circondano. A Bolzano come unica eccezione la lista dell'assessore uscente Gennaccaro, che ha costruito un percorso a sé stante, contando molto sul lavoro di coinvolgimento dei giovani e dell'associazionismo sportivo per tutte le iniziative svolte, e senza pagare pegno per la fallimentare politica di revisione delle circoscrizioni, che è venuta a mancare. Un buon risultato ha ottenuto TK presentando una prospettiva politica alternativa, basata sull'impegno di una società plurilingue e interetnica, lontana dagli interessi delle principali lobby che condizionano spesso le scelte sia in Provincia, sia in Comune. Buona anche l'affermazione dei verdi, che nonostante la sconfitta al referendum sul tram, hanno saputo valorizzare un programma basato principalmente su sviluppo ambientale ed integrazione, con una valida presenza di candidati.

Ora la polarizzazione della campagna elettorale si concentra sui due candidati, da una parte l'uomo del fare, che ha fornito programmi dettagliati sulle opere da realizzare nei prossimi anni, accompagnate da finanziamenti chiari e tempi precisi che consentiranno uno sviluppo di Bolzano capoluogo della Provincia, se gli alleati e in particolare la SVP non ostacoleranno l'andamento di tali realizzazioni, pressata troppo spesso da interessi locali delle diverse categorie economiche, e per queste ragioni meglio sarebbe che in particolare l'assessorato all'urbanistica torni ad essere in mano di un consigliere competente e sopra le parti, di cui dispone la coalizione di Caramaschi. Dall'altra l'uomo del centrodestra che si è dichiarato della moderazione, ed ha raccolta con la sua lista una buona percentuale (10%). Ma dove finisce la sua predicazione moderata e la sua consistenza elettorale: nelle braccia di Salvini e della Meloni, e probabilmente anche in minima parte sorretta dai voti nascosti o malcelati di Casapound.

Abbiamo percepito l'imbarazzo al tavolo di Fratelli d'Italia, quando dichiarava: “Sono qui come ospite, il contributo di FDI ai nostri tavoli di lavoro è stato fondamentale”.  E sul palco in via Dalmazia con Salvini, che a tutto petto dichiarava: "Stavolta a Bolzano vinciamo noi", e sfoggiando, senza dare spazio al programma del candidato sindaco, il solito repertorio di selfie, immigrati, processo Open Arms..., nascondendo i peccati della Lega per 49 milioni di ragioni, comprese quelle dei tre commercialisti indagati. Bella compagnia per un moderato, che da Salvini ha avuto questo elogio: "È un uomo d’impresa, che ha dato lavoro a molte persone, mentre la sinistra ripropone il solito vecchietto, non in senso anagrafico ma ideologico" "questa volta non corriamo alle elezioni comunali per partecipare ma per vincere, ed abbiamo l’ambizione di essere autosufficienti". Spuntata poi anche la casella del "prima i bolzanini", che hanno la precedenza “sull’assegnazione delle case popolari, i posti di lavoro, i contributi provinciali".

La Lega di Bolzano nei suoi manifesti elettorali, in sostegno della candidatura di Roberto Zanin, ha lanciato lo slogan "Facciamo tornare Bolzano capoluogo", forse non hanno presente che Bolzano è già capoluogo della provincia e rappresenta il fulcro del potere politico e amministrativo locale. Caro Zanin, rappresentante della moderazione, sei alleato e sostenuto da quell'esponente del Carroccio in Alto Adige, già candidato alle politiche del 2018, Matteo Gazzini, che ha scritto: "Non ci può essere libertà se non si permette a una persona di essere razzista". È anche vero che il lupo spesso diventa agnello, se vediamo quanto realizza la Lega in alleanza con la SVP in Giunta Provinciale. La mia conclusione è che la promessa di moderazione in questa circostanza risulta contraddetta e compromessa dai fatti, e vale il detto che "le bugie hanno le gambe corte", per una corsa alla prima carica di cittadino di questa città.

 

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