Società | Il dibattito

Athesia e il risiko del monopolio

Il colpo grosso degli Ebner, l'informazione "verticale" e "orizzontale", la crisi dei giornali, l'invasione dei webeti. Se ne è parlato all'Ost West Club di Merano.
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Foto: upi

“Chi di voi vorrà fare il giornalista, si ricordi di scegliere il proprio padrone: il lettore”, tornano quantomai attuali - visti i risvolti delle ultime settimane (leggi acquisizione da parte di Athesia dei quotidiani Alto Adige e Trentino) - le parole di Indro Montanelli pronunciate durante una lezione di giornalismo, all’Università di Torino nel 1997. In un’epoca in cui i giornali sono in crisi e su molti di loro aleggia lo spettro della chiusura, perlustrare le ragioni di questo annunciato declino non costituisce, evidentemente, un esercizio ozioso. Un tentativo, in questo senso, è stato compiuto mercoledì scorso, 26 ottobre, da Massimiliano Boschi, giornalista del Corriere dell’Alto Adige, Flavio Pintarelli, blogger ed esperto di comunicazione digitale e il trentino Stefano Fait, antropologo e analista di macrotendenze, durante uno dei consueti appuntamenti de La lampada verde dal titolo “La (dis)informazione totalizzante”, all’Ost West Club di Merano. Moderatore del dibattito Gabriele Di Luca, collaboratore di salto.bz ed editorialista del Corriere dell’Alto Adige. “Mentre da più parti si afferma che il potere verticale della carta stampata sta perdendo quota, a vantaggio dell’informazione orizzontale e partecipata online, con una mossa (quasi) a sorpresa il gruppo Athesia – che edita il Dolomiten – si mangia due quotidiani: il cosiddetto giornale degli italiani, l’Alto Adige, e Il Trentino, ponendoci così di fronte a una situazione di monopolio senza precedenti. Quali effetti avrà questa mossa sul piano dell’informazione locale? E come reagirà per l’appunto il mondo proteiforme che articola i suoi contenuti sul web?”, si legge nel testo che prepara all’evento.

“Il potenziale acquisto da parte della famiglia Ebner de L’Adige è vista con una certa inquietudine dagli addetti ai lavori, se il quotidiano in questione venisse fuso con il Trentino ci sarebbero tagli consistenti e ciò rappresenterebbe un duro colpo sul piano simbolico anche per i lettori”, avverte Fait che aggiunge: “L’idea che il giornale venga comprato da un ‘tedesco’ non piace granché, ma per ora sembra che l’offerta sia stata rifiutata in quanto al di sotto delle aspettative, è stata ventilata inoltre la possibilità che una cordata trentina acquisti il quotidiano, staremo a vedere. Il rischio è che questi giornali si uniscano per morire e non per sopravvivere e che diventino mere agenzie di comunicazione”. Scettico Boschi: “Mi chiedo in che modo le due testate (Dolomiten e Alto Adige, ndr) potranno conciliare le rispettive anime, faccio un esempio: il Dolomiten ha condotto, in varie occasioni, delle dure campagne contro il senatore Francesco Palermo, il quale scrive saltuariamente sull’Alto Adige, cosa succederà in futuro, allora? Resta tuttavia un fatto incontestabile - prosegue - e cioè che i giornali hanno bisogno di finanziamenti e se Ebner è in grado di garantirli allora forse cambierà qualcosa, altrimenti il destino della carta stampata è segnato”. Quello etnico sembra l’unico aspetto su cui l’opinione pubblica si è concentrata da quando è stata annunciata la manovra imprenditoriale dei magnati “tedeschi”, osserva Pintarelli, “non c’è scampo, il monopolio nel mercato giornalistico è sempre più forte e Athesia, dal punto di vista economico, ha compiuto una mossa logica, cerca di resistere al declino del modello di business dell’informazione”.

Cosa si guadagna e cosa si perde, dunque, nella staffetta fra l’informazione online e quella cartacea? Fait avanza l’esempio dell’Independent, quotidiano britannico che dal 28 marzo 2016, in seguito a gravi difficoltà finanziarie, è disponibile esclusivamente sul world wide web. “Passare dalla carta alla rete non è necessariamente la soluzione, ma cosa accade se i proventi non arrivano?”, si chiede l’antropologo. Non c’è una perdita né un guadagno nel passaggio, è l’opinione di Pintarelli, “non abbiamo però ancora interiorizzato il fatto di dover pagare per ottenere le informazioni online”. Occorre tener conto anche del fattore affidabilità, interviene Boschi, “la versione web dei giornali cartacei spesso mischia sulla home contenuti seri al gossip più scadente per generare ‘clic’, una scelta piuttosto opinabile”. E per quel che riguarda gli internauti? Sulla rete non pascolano solo i cosiddetti “webeti”, “bulli con uno strumento potente fra le mani”, li definisce il blogger, “a volte i commentatori su Facebook scrivono sotto i post contributi molto intelligenti, tanto che a volte mi capita di leggerli senza nemmeno aprire gli articoli”, aggiunge Fait. Il punto è che il modello dialogico, oggi, è quello del talk show ovvero chi grida più forte - e questo vale anche per il macrocosmo online - ottiene maggiore attenzione, “va preso atto che il politico di turno non ha più bisogno dei giornali per testare il suo livello di consenso, per quello basta e avanza Facebook”, chiosa Pintarelli. La conoscenza del contesto è tutto, conclude Boschi, la vera forza sta nel selezionare le notizie, “chi oggi possiede questo potere ha vinto, la verità sta nel coraggio di sfatare i luoghi comuni”.