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Immigrazione

Una questione di umanità

Quello che sapevo e quello che ho imparato sull'immigrazione in Alto Adige dopo la serata di dibattito all'Ost-West di Merano.
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Tre ospiti, tre visioni differenti, tre modelli di affrontare i temi dell'immigrazione e dell'accoglienza. Una serata di dibattito alla Lampada Verde di Gabriele Di Luca con Paolo Valente, Andrea Rossi e Christian Bianchi.
 

Alle serate di dibattito organizzate da Gabriele Di Luca con la sua "Lampada Verde" presso il circolo culturale Ost West di Merano ci vado spesso e volentieri, ma quella di giovedì 26 aprile è stata un'edizione che ho gradito particolarmente per la scelta degli ospiti, per le informazioni che ho raccolto e per i toni pacati e garbati di tutta la discussione che hanno permesso di trattare in modo rilassato un tema tanto controverso quanto delicato.

A prescindere da come la si pensa, l'immigrazione non è più un'emergenza nel senso di un fenomeno imprevisto, di allarme, ma è diventata un fatto strutturale a cui dobbiamo abituarci. Secondo i dati de Il sole 24 ore, nel mondo sono circa 244 milioni le persone che si spostano per cercare altrove condizioni di vita migliori. I migranti provengono principalmente dall'India, dal Messico, dalla Russia e dalla Cina. Sono invece 5 milioni i siriani scappati dalla guerra civile.

"La gestione dei flussi migratori da parte dei paesi UE principalmente coinvolti è complessa e dal punto di vista normativo nebulosa. Se il diritto internazionale tutela i migranti che scappano da guerre o da condizioni di vita disagiate, il diritto nazionale italiano ribadisce che solo i perseguitati politici possono fare richiesta dello status di rifugiato, gli altri, invece, dovrebbero essere rimpatriati."

Che cosa vuol dire accogliere? Paolo Valente, direttore della Caritas, non ha dubbi. Accogliere vuol dire innanzitutto garantire ai profughi un'assistenza adeguata, dare loro le protezioni necessarie sancite dal diritto e assicurare sentenze certe e veloci. Sì, perché la rissa scoppiata all'ex Alimarket, ora adibito a centro di accoglienza ed emergenza freddo, ospita profughi, anche minorenni, e clochard. Un ghetto dove la convivenza forzata tra persone di etnia diverse sfocia spesso in forme di intolleranza e di violenza. Gli ospiti della struttura sono in attesa di sapere se otterranno lo stato di rifugiato e se devono lasciare l'Italia. I tempi della giustizia sono lunghi e le attese per i rimpatri non fanno altro che complicare e affaticare la gestione dei migranti per le amministrazioni locali e per gli operatori delle associazioni.

Il Comune di Merano e la sua Giunta hanno aderito al programma SPRAR, Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati. Andrea Rossi, vicesindaco con delega alle politiche per l'immigrazione, l'integrazione e la convivenza ha accettato di aderire all'iniziativa sostenuta dal ministero dell'interno e dall'Anci con l'obiettivo di far fronte in maniera più organizzata ed ordinata al complesso fenomeno dell'immigrazione.

Lo SPRAR prevede un protocollo operativo già dalle prime fasi di attuazione:

-accoglienza diffusa in piccoli nuclei abitativi, anziché ammassamenti,

-coinvolgimento attivo dei singoli Comuni,

-supporto attivo dello Stato,

-accelerazione dei percorsi di vera integrazione,

-riduzione dei tempi di riconoscimento del diritto di permanenza.

Lo Stato sostiene i Comuni aderenti allo SPRAR a finanziare il 95% delle spese sostenute, il 5% spetta ai Comuni, ma non è specificato come. Possono ad esempio mettere a disposizione delle strutture e contribuire a coprire la percentuale mancante. Non da ultimo il Ministero dell'Interno fa sapere che lo Stato devolverà ai Comuni virtuosi 500 euro di premio per migrante ospitato. A Merano sono due le strutture di accoglienza, l'ex casa dei lavoratori in via IV novembre e casa Arnika a Maia Bassa, entrambe gestite dagli operatori e volontari della Caritas e dell'associazione Volantarius impegnati in percorsi di alfabetizzazione, di integrazione e di inserimento nel tessuto sociale.

Con l'adesione allo SPRAR la Giunta voleva essenzialmente occuprasi in prima persona del fenomeno migratorio, eliminando passaggi inutili e lungaggini burocratiche per gestire la distribuzione dei migranti e la loro permanenza in modo più efficace possibile. E poi - spiega Andrea Rossi - è una questione di umanità. Non importa se morirò cristiano o musulmano, ma non possiamo continuare a far finta che il mondo attorno a noi stia cambiando. Siamo una Provincia che rivendica con forza la propria autonomia, ma avremo sempre più bisogno di stranieri, se vogliamo essere autonomi.

Più cauta la posizione del sindaco di Laives Christian Bianchi, le cui dichiarazioni sul tema dell'immigrazione avevano sollevato non poche polemiche sulla carta stampata. "Sì all'accoglienza, ma a condizione che tutti i Comuni facciano la loro parte e che i migranti possano essere impiegati in lavoretti socialmente utili". Inizialmente il sindaco aveva posto il proprio veto all'accoglienza poiché il Comune non aveva a disposizione strutture idonee; sembra invece che per mano di un privato verrà costruito un edificio per accogliere i migranti. Lo stesso sindaco aveva sollecitato altri Comuni ad una presa di posizione e alla collaborazione. I migranti se distribuiti proporzionalmente sul nostro territorio possono essere gestiti meglio: questo aumenta anche il grado di accettazione da parte dei cittadini residenti che soprattutto a Bolzano vivono la presenza dei migranti come ingombrante e pericolosa per la sicurezza.

Non lo ha esplicitato, ma anche Christian Bianchi potrebbe dichiarsi favorevole al progetto SPRAR.

Molti sono i sindaci che nel resto di Italia hanno dichiarato la propria indisponibilità all'accoglienza; chi per la mancanza di strutture, chi per convinzione ideologica, chi per non scontentare il proprio elettorato o inasprire il clima di intolleranza tra i cittadini residenti.

Certo è che le responsabilità che sono state chieste ai sindaci sono molte, a fronte di uno Stato e di una Europa impreparati a gestire con competenza l'emergenza profughi.

Credo personalmente che l'Alto Adige possa diventare una provincia di organizzazione virtuosa dell'accoglienza, qui non mancano né risorse né strutture per pianificare una gestione controllata dei migranti.

Inoltre il nostro territorio può contare su un nutrito esercito di volontari e di associazioni che si occupano di integrazione per far fronte alle necessità e ai bisogni di queste persone che ricordiamo vengono da situazioni difficili e portano con sè traumi profondissimi.

Come sempre sono tornata a casa in bicicletta, felice e fiduciosa per quello che avevo ascoltato. Pedalando, mi sono ricordata di Insah, il ragazzo che ho conosciuto al centro di accoglienza di Merano. Quando è scappato dal terrore delle milizie di Boko Haram aveva un sogno, quello di studiare filosofia. Ora è in attesa dello stato di rifugiato e ha cominciato un corso di giardinaggio organizzato dalla Provincia. Io dico che abbiamo ancora tanto da fare e da imparare sull'immigrazione se vogliamo trasformarla in un'occasione di crescita e di investimento per il futuro e la convivenza delle prossime generazioni.

L'autrice: Francesca Morrone, insegnante di Italiano L2, attenta alle tematiche ambientali e civiche. Promotrice di progetti scolastici per l'integrazione e contro la violenza sulle donne.

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Kommentare

Bild des Benutzers gorgias

Un ghetto dove la convivenza forzata tra persone di etnia diverse sfocia spesso in forme di intolleranza e di violenza.

Alloara speriamo che questo non sia una premunizione in piccolo che cosa ci aspetterà fra dieci anni in grande. Perchè tanti vedono la immigrazione come atto forzato su di loro.

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