Schuler, Arnold
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Tutto bio, ma può funzionare?

Può reggere un’agricoltura che produce solo tramite regole biologiche? E può essere costretta a farlo tramite referendum? L’assessore Schuler risponde al salto Gespräch.
Von
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Arnold Schuler03.02.2020
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Sicurezza della produzione


La coltivazione biologica è sicuramente nell’insieme più ecologica ma meno efficiente nelle quantità prodotte. Poiché la popolazione in continuo aumento deve essere nutrita, negli ultimi decenni l’agricoltura ha dovuto confrontarsi con un incremento dell’efficienza legata a nuovi metodi di difesa delle piante e di concimazione. Secondo il patto sociale dell’ONU, ogni stato sarebbe obbligato a contribuire alla sicurezza alimentare della popolazione mondiale. La maggior parte degli stati europei però non raggiunge questo obiettivo ma addirittura questi paesi sono diventati importatori di derrate alimentari. Uno studio dell’Associazione Italiana delle Società Scientifiche Agrarie (AISSA) attesta che il grado di autosufficienza alimentare dell’Italia si è progressivamente ridotto sotto l’80%, tendenza in calo

Secondo la WTO l’Italia nel settore della produzione di prodotti agrari ha un deficit commerciale di circa 10 miliardi di dollari (importazioni: 54,3 miliardi di dollari, esportazioni: 43,8 miliardi di dollari). Una conversione dell’agricoltura italiana in bio diminuirebbe ancora una volta questo grado di autosufficienza alimentare già basso e rispettivamente aumenterebbe il deficit commerciale

Va anche considerato che la necessaria importazione di alimenti non solo avrebbe svantaggi sul conto economico nazionale ma che si ripercuote di conseguenza anche sulle risorse di altri stati. Visto che gli importi dell'UE di alimenti agrari primari arrivano per il 70 per cento da paesi in via di sviluppo questo ci dovrebbe far riflettere non solo dal punto di vista ecologico ma anche dal punto di vista etico. 
 

Salute e ambiente


Fitofarmaci biologici vengono prodotti in modo naturale, ma anche loro devono ripercorrere lo stesso iter di approvazione come quelli chimici di sintesi. Anche perché per il processo di immissione sul mercato sono comunque da valutare la tossicità, se sono cancerogeni, oppure se sono dannosi per l’ambiente e non le modalità di produzione. Nel processo di revisione del PAN per questo non si distingue più fra prodotti chimici di sintesi e sostanze biologiche per la determinazione delle distanze di sicurezza. 
 

Il mercato


Il potenziale di mercato è a causa dei prezzi elevati per prodotti biologici ancora relativamente limato. In Italia si presume un potenziale di mercato di alimenti biologici del 5%. Per promuovere una conversione veloce e totale al bio anche le persone dovrebbero essere disposte a comprare bio e sopportare una spesa maggiore per gli alimenti e rinunciare di conseguenza all’acquisto di prodotti a basso costo dall’estero. 

Si dovrebbe effettivamente lasciare all’esito di un referendum popolare la decisione di come si deve coltivare la terra?

Essere contadino è e rimane anche in futuro il lavoro più importante del mondo e per questo motivo fondamentalmente dovrebbe essere apprezzato di più dalla società. Noi produciamo una grande varietà di alimenti. Noi dobbiamo garantire, che vengono prodotti quantità di alimenti sufficienti nel mondo. La FAO stima che per nutrire in futuro una popolazione mondiale di ben 10 miliardi di persone l’agricoltura dovrebbe aumentare la sua produzione del 70%. 

Essere contadino è e rimane anche in futuro il lavoro più importante del mondo e per questo motivo fondamentalmente dovrebbe essere apprezzato di più dalla società

Noi ci impegniamo secondo i diversi aspetti dell’ecologia a ridurne al massimo gli effetti negativi sull’ambiente durante le fasi produttive agricole. Dobbiamo fare tutto questo però in sinergia con la popolazione. Per questo necessitiamo di una specie di patto sociale. Produzione agraria, sicurezza alimentare e le abitudini dei consumatori devono svilupparsi insieme in maniera armoniosa

Votare unilateralmente (l’agricoltura rappresenta solo il 2-3% della popolazione), su come l’agricoltura dovrebbe produrre, non solo porta a conflitti tra popolazione e società ma si ripercuote dal punto di vista di danno economico solamente sull’agricoltura. L’agricoltura deve quindi poter produrre anche in futuro e diventare più ecologica. La società e la politica devono adoperarsi affinché si creino le necessarie condizioni. L’agricoltura si propone di produrre in maniera sempre più rispettosa dell’ambiente gli alimenti che consumiamo ogni giorno sulla nostra tavola.

 

La presa di posizione integrale dell’assessore all’agricoltura Arnold Schuler relativamente all’intervista di Stefano Voltolini, pubblicata domenica 2 febbraio, “Biologico, usciamo dal conflitto”. Nell’articolo Fabio Giuliani illustra le ragioni della raccolta firme, in Trentino, a favore del referendum sull’istituzione del distretto del biologico in tutta la provincia di Trento.

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Kommentare

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Peter Gasser 03.02.2020, 17:30

"Va anche considerato che la necessaria importazione di alimenti non solo avrebbe svantaggi sul conto economico nazionale ma che si ripercuote di conseguenza anche sulle risorse di altri stati. Visto che gli importi dell'UE di alimenti agrari primari arrivano per il 70 per cento da paesi in via di sviluppo questo ci dovrebbe far riflettere non solo dal punto di vista ecologico ma anche dal punto di vista etico":
Wie wahr und wie richtig dieser Satz ist. Wie weiland in der Kolonialzeit essen wir anderen, die weniger habe als wir, die Nahrung weg.

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Max Benedikter 04.02.2020, 08:51

Wohl eher wie einseitig dieser Satz ist. Wir Europäer überschwemmen die Märkte der Entwicklungsländer mit subventionierten Agroindustrieprodukten. Gleichzeitig stehlen Multis über Landgrabbing fruchtbare Land, vertreiben lokale Bauern und versuchen sie und ihr Land.
Das Argument der Steigerung der Nahrungsmittelproduktion ist in den 80 Jahren entstanden und stimmt heute nicht mehr so.

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Peter Gasser 04.02.2020, 12:45

auch das ist absolut richtig.

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Gianni Bodini 04.02.2020, 13:31

Legittima la presa di posizione dell'Assessore Schuler che difende i suoi interessi economici e politici, ma non posso condividerla. E a ogni suo punto potrei controbattere con un altro argomento. Solo per restare nell'ambito della produzione di mele in Val Venosta, che da decenni ormai snatura l'ambiente e il paesaggio, ci sarebbero tantissime cose da dire, ma basta guardarsi intorno. Che valore dare però alle sue argomentazioni quando ricordo che al termine di una manifestazione tenuta nella biblioeca di Silandro, alla mia domanda: "Se tutti quei trattamenti chimici non danneggiano l'ecosistema, perchè 20 anni fa, quando tornavo verso sera da Merano verso Silandro trovavo il parabrezza e il radiatore ricoperti da innumerevoli insetti e ora invece l'auto resta pulita?", rispose: "Negli ultimi anni le automobili sono diventate molto più aerodinamiche!"
(Già, ma io ho la stessa auto che avevo 20 anni fa).

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Peter Gasser 04.02.2020, 17:45

Natürlich haben Sie vollkommen recht: „tutti quei trattamenti chimici (...) danneggiano l'ecosistema“, wie fast alles Wirtschaften des Menschen die Ökosysteme beschädigt, alle Massenprodukte wie Tabak, Zucker, Palmöl, Kaffee und viele und alle anderen auch, aber vor allem natürlich die Energieproduktion, die noch immer zum allergrößten Teil auf Erdöl und Erdgas basiert und für über 75% des menschengemachten CO2 verantwortlich ist.
Natürlich verändert und zerstört der Mensch, der Südtiroler, jeder von uns zunehmend die Natur, hier und dort, und mit dem, was wir kaufen, zerstören wir die Natur überall auf der Welt. Auch ich bin letzthin mit dem Auto bis kurz vor Wien gefahren, und auf meiner Scheibe war kein einziges (!) totes Insekt, während man vor 20 Jahren schon in Rosenheim zum ersten Mal die Scheibe reinigen musste, und die Front des Autos mit dem Hochdruckreiniger gereinigt werden musste.
Wir alle müssen unsere Gewohnheiten ädern, nicht nur der Südtiroler Bauer. Was wir von diesem verlangen, muss jeder von uns auch bereit sein, zu leisten.

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Luigi Mariotti 04.02.2020, 15:03

Secondo l'Assessore Schuler la conversione  dell'agricoltura da chimica a biologica  diminuirebbe il grado di autosufficienza alimentare. Anche in Alto Adige bisognerebbe quindi mantenere le monocolture e l'agricoltura chimica per sfamare la popolazione mondiale in crescita.

In realtà i motivi che portano ad una limitata produzione di cibo, accessibile a tutti, sono altri:

1.Terre abbandonate (in Italia 3,5 milioni di ettari inattivi secondo la Rivista Agromagazine). http://www.agromagazine.it/wp/banche-del-terreno-in-italia-35-milioni-di...

2. Spreco di cibo;

3. Coltivazioni destinate a produrre biocarburanti http://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/mondo_agricolo/2016/03/06/...

4. Alimenti destinati agli animali allevati negli allevamenti intensivi.
http://www.greenreport.it/news/agricoltura/soyalism-oggi-l80-della-soia-...

5. Perdita di aree agricole a causa della cementificazione del territorio (penso ai tanti capannoni, molti dei quali vuoti, in Pianura Padana);

6. A questo aggiungerei le aree coltivate a vite. In Trentino Alto Adige si estendono per circa 15.000 ettari.  In Italia abbiamo circa 600.000 ettari coltivati a vite, non certo per nutrire il pianeta. Il vino è una bevanda alcolica che si beve per il puro piacere.

Per quanto riguarda le decisioni su cosa e come coltivare, se con il metodo biologico o con pesticidi chimici. Gli alimenti prodotti dal settore agricolo sono destinati ai consumatori. Perché non dovremmo poter decidere tutti, consumatori compresi, come viene coltivata la frutta e la verdura che arriva sulle nostre tavole?

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Peter Gasser 04.02.2020, 17:57

„Perché non dovremmo poter decidere tutti, consumatori compresi, come viene coltivata la frutta e la verdura che arriva sulle nostre tavole?“
Natürlich dürfen wir das, natürlich sollen wir das, ja, wir müss(t)en!

Verbieten wir in ganz Europa den Verkauf von landwirtschaftlichen Produkten, die nicht nach Bio-Standard erzeugt worden sind.

Ich unterschreibe morgen.
Aber vom Südtiroler Bauern ausschliesslich Bio-Produktion verlangen, und dann im Supermarkt und in den Kaufhäusern selbst Billigprodukte kaufen, welche mit Pestiziden hergestellt worden sind, ist unverständlich.

Wären Despar, Eurospin, Coop und andere Lebensmittelketten bereit, nur noch Bio-Produkte zu verkaufen? Versuchen Sie, dies (auch) dort zu verlangen?
Versuchen Sie es!
Und dasselbe z.B. auch in der Textil- und Möbelindustrie: Stoffe und Kleider nur aus Bio-Baumwolle: versuchen Sie, in Südtirol durchzusetzen, dass nur Produkte aus Bio-Baumwolle verkauft werden dürfen.
Ich bin dabei.
Verlangen Sie dies dort genauso, wie Sie es vom Landwirt verlangen. Der Umwelt zuliebe.

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Klaus Griesser 04.02.2020, 22:14

Der Behauptung „Ohne Pestizide keine Welternährung“ widerspricht die UN- Sonderberichterstatterin für das Recht auf Nahrung Hilal Elver, „ist nicht nur unzutreffend sondern völlig irreführend“, sie werde von der Agrochemie-Industrie befördert. Das trifft sich mit meiner Beobachtung, dass die Südtiroler Landwirtschaftsproduktion zum Großteil von den Agrochemiekonzernen abhängig ist. Frau Elver und ihr für gefährliche Substanzen zuständiger Kollege Baskut Tuncak betonen weiters, dass Rückstände bestimmter Pestizide jahrzehntelang in der Umwelt erhalten bleiben und so das gesamte Ökosystem bedrohen, auf dem die Lebensmittelproduktion beruht. Die Folgen des übermäßigen Pestizideinsatzes seien verseuchte Böden und Wasserressourcen, der Rückgang der Artenvielfalt und die Zerstörung der natürlichen Feinde von Schädlingen. Die Expertin beklagt die systematische Weigerung der Pestizid- und Agrarindustrie, das Ausmaß der durch Pestizide hervorgerufenen Schäden anzuerkennen, sowie aggressive, unethische Marketing-Taktiken. Agrarökologische Methoden, die statt Chemie auf Biologie setzen, liefern ausreichende Erträge, um die Weltbevölkerung ausgewogen zu ernähren, ohne das Recht künftiger Generationen auf angemessene Nahrung und Gesundheit zu untergraben, erklärt Elver.
Und das lehrt genauso der Weltagrarbericht. Aus meiner Sicht behandelt Südtirols Monokultur-Landwirtschaft die Böden wie Dreck, indem sie dort permanent Kunstdünger und sogenannte PSM reinschüttet - wie weiland die Faschistischen Regierungen die Gründe um die Metall- und Chemoindustrien. Und heute, Herr Landesrat muss das Land (das sind wir und nicht die verursachende Industrie!) viel Geld berappen um deren Böden zu sanieren.
Ein letztes Argument gegen die Behauptungen des Landesrats: Eine extensive Monokulturlandwirtschaft kann nicht so rasch auf die durch den Klimawechsel zunehmenden Wetterunbilden (viel Regen, lange Dürren, extreme Temperaturen) reagieren wie eine vielfältige, kleinproduktive Landwirtschaft, auch mittels Einsatz vieler erprobter alter Sorten, Samen und Rassen.

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Peter Gasser 05.02.2020, 07:47

Da gibt es eine ganz einfache Lösung: der Einsatz der Pflanzenschutzmittel wird von der Gesellschaft verboten. Wozu wählen wir Parlamente und erlassen Gesetze?
Verbieten wird nicht erst den Einsatz, verbieten wir die Produktion der Pflanzenschutzmittel und verbieten wir, diese in Verkehr zu setzen.
Nichts einfacher als das.

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Günther Mayr 05.02.2020, 10:49

Ohne Pestizide gibt es auch keinen Bio-Anbau, ausser Grasland.
Viel Spaß ...

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Klaus Griesser 05.02.2020, 12:47

Oje, dann müsste eigentlich die Landwirtschaft vor der synthetischen Chemie-"Revolution" untergegangen sein.
Unser System Landwirtschaft kann sich offensichtlich nichts anderes vorstellen als synthetische Chemie in Luft, Wasser und Böden. Ein Holzweg!

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Günther Mayr 05.02.2020, 14:25

Tja, im Gegensatz zu Ihnen kenne ich die "Materie" aus der Praxis.
Wozu braucht es dann auch eine "Betriebsmittelliste"?

Vor der industriellen Revolution gab es auch kein "bio".
Träumen Sie ruhig weiter:
Realitätsverweigerung ändert an den Tatsachen nichts.

Bild des Benutzers Günther Mayr
Günther Mayr 05.02.2020, 14:47

Speziell für Sie noch einmal:
Greenpeace Schwarze Liste 2016 - zugelassen im biol. Landbau: Kupfer, Parafinöl, Pyretrin, Spinosin. Quelle: Lucius Tamm, FIBL - Schweiz
Alle müssen schauen wie sie zurecht kommen, alle kochen nicht nur mit Wasser

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Klaus Griesser 05.02.2020, 16:31

Nachtrag: Die Argumentationskette im Artikel ist reiner ökonomischer Standpunkt des Systems industrialisierte Extensivlandwirtschaft. Es wird dabei unterschlagen, dass die intensivste und produktionsstärkste Landwirtschaft die (kaum subventionierten) kleinstrukturierten Garten- und Hochbeetkulturen sind, während die hochsubventionierte industrialisierte LW auf die großen Handelsketten ausgerichtet ist und sich vorwiegend an hochpreisigen Luxusnahrungsmitteln wie Fleisch, Käse, Äpfel, Wein orientiert. Klar, dass der Import z.B. von Soja aus Brasilien für den Fleischexport zu einem Handelsdefizit beiträgt. Die Nahrungsmittelproduktion sollte hingegen im Hinblick auf die Welternährung öko-sozial, ethisch und auch zwecks Einhaltung des Pariser Klimaabkommens lokal- selbsterhaltend und nicht globalisiert sein. Jene Landwirte schieben ihre ethische , ökologische und soziale Verantwortung beiseite, die auf die "Freiheit" beharren, auf ihren Gründen zu tun und zu lassen was ihnen "ökonomisch" passt. Denn das nimmt dem Großteil der Menschen die Freiheit, in einer gesunden Welt mit gesunder Nahrung zu leben.

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