Wirtschaft | Caso Twenty

“Le attività del Twenty sono abusive”

Aspiag festeggia la sentenza che conferma l’illegittimità del raddoppio del centro commerciale: “La chiusura sia immediata. I dipendenti? Troveranno un altro lavoro”.
Aspiag
Foto: Salto.bz

È stata indetta stamani, 12 ottobre, l’attesa conferenza stampa promossa da Aspiag sulla vicenda che ha visto coinvolto il centro commerciale Twenty. Lo scorso 6 ottobre il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della società Podini Spa e Twentyone Srl contro le due sentenze emesse dal Tar nel 2019 e 2021, su iniziativa della concorrente Aspiag, che aveva intrapreso un lungo percorso legale che si è concluso con l’annullamento della delibera provinciale con la quale veniva autorizzato nel lontano 2013 il raddoppio del centro commerciale di via Galilei.
La decisione, definitiva e inappellabile, ha confermato l’illegittimità dell’individuazione del sito e la conseguente concessione edilizia per il raddoppio dello stabile. 

Il Consiglio di Stato ha inoltre respinto gli appelli incidentali della Provincia, condannandola assieme alle società proprietarie, al pagamento in favore di Aspiag di 15 mila euro di spese processuali.

È una sentenza che parla da sola e che affronta tutte le problematiche derivanti dal comportamento dell’amministrazione provinciale caratterizzatosi sin dall’inizio da posizioni illegittime ad personam e palesemente arbitrarie

“Contrariamente a quanto riportato dai media, la sentenza era tutt’altro che inaspettata - sottolinea l’avvocato Guido Zago che assieme ai legali Federica Sgualdino e Christof Baumgartner ha seguito la vicenda per conto di Aspiag -. È una sentenza che parla da sola e che affronta tutte le problematiche derivanti dal comportamento dell’amministrazione provinciale caratterizzatosi sin dall’inizio con posizioni illegittime ad personam e palesemente arbitrarie”.

Secondo i legali, la posizione del Twenty (e di tutte le attività connesse) è assolutamente non regolarizzabile: “Si tratta di una situazione non ripristinabile, in quanto contraria all’ordinamento giuridico comunitario, nazionale e, recentemente, persino di quello provinciale”.

Queste attività devono essere considerate totalmente abusive e pertanto vanno chiuse immediatamente

Mentre le istituzioni provinciali e comunali prendono tempo, attraverso l’istituzione di una commissione ad hoc incaricata a studiare la sentenza, la posizione di Aspiag è al contrario netta: “L’unica soluzione possibile è quella di dare esecuzione alla sentenza, interrompendo la prosecuzione delle attività commerciali che oggi vengono svolte in assenza di titoli edilizi, agibilità dei locali e titoli commerciali. Queste attività – sottolinea l’avvocato Zago – devono essere considerate totalmente abusive e pertanto vanno chiuse immediatamente. Non c’è nessun margine di manovra per poterne consentire la prosecuzione”.

“Non ci interessano i colpevoli -  si affretta a ribadire l’avvocato Baumgartner – ma vogliamo una soluzione che non vada più a discapito di Apsiag che per anni ha lottato per questa sentenza. Noi siamo dalla parte del diritto e vogliamo giustizia perché avevamo tutte le carte in regola per poter costruire”.

Il riferimento è al permesso di costruzione ottenuto sotto la firma dell’allora prefetto Michele Penta ma revocato successivamente dalla Provincia. Il ricorso, ancora pendente, fa sperare Aspiag: “Non è possibile dare l’esclusiva per la grande distribuzione a un unico soggetto. Non  c’è volontà di impedire alcuna attività imprenditoriale ma vogliamo concorrere ad armi pari, con le stesse regole e senza che qualcuno di trovi a percorrere una corsia preferenziale a discapito degli altri attori. Siamo consapevoli – aggiunge l’avvocato – che la presenza di dipendenti e investimenti crei una serie di problematiche economiche e sociali rilevanti. L’unica soluzione è quella di ammettere per quel sito una destinazione commerciale per la vendita al pubblico, intervenendo con una variante ordinaria allo strumento urbanistico vigente”.

Il tema dei licenziamenti di buona parte di quei 500 lavoratori impiegati nella parte ritenuta illegittima del centro commerciale viene trattato a margine e in punta dei piedi. Gli avvocati si fanno ottimisti, affermando che il mercato del lavoro è talmente fluido che verranno riassorbiti nel circolo economico in breve tempo.

Un’operazione sicuramente più facile a dirsi che a farsi. E gli umori che si registrano tra i dipendenti, pedine sacrificabili di una battaglia tra giganti a cui non sapevano nemmeno di partecipare, sembrano voler confermare. 
 

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Massimo Mollica Mi., 12.10.2022 - 18:18

Ho sempre palesato il mio favore al centro commerciale di Aspiag e penso che, in merito abbiano ragione, nell'ottica di libero mercato. Ma se mi affermi che “La chiusura sia immediata. I dipendenti? Troveranno un altro lavoro” in un momento di crisi come questo, lo trovo davvero poco umano. Per questo motivo non farò più la spesa nei negozi Despar. Ci sono altre alternative. Non avranno più i miei soldi!
In un momento critico come questo, con spese pazze e guerra imminente dobbiamo rimanere umani!

Mi., 12.10.2022 - 18:18 Permalink
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Manfred Klotz Do., 13.10.2022 - 07:27

Antwort auf von Massimo Mollica

Beh, se la preferenza è data dallo "spirito caritatevole", la famiglia Podini batte Aspiag 10-0, solo per dire. Tuttavia, va detto una cosa, l'Aspiag non avrebbe mai ricorso, se anche essa avesse potuto realizzare un centro commerciale. Che ci dice questo? Che in sostanza non interessano le leggi, ma che in sostanza anche l'Aspiag voleva avere il diritto di violarle. Alla fine potrebbe succedere che il Twenty verrà definitivamente chiuso, ma che Aspiag non otterrà comunque ciò che in sostanza voleva: il permesso di costruire e l'eliminazione a priori di un concorrente. Sarebbe una vittoria di Pirro. Just my two cents.

Do., 13.10.2022 - 07:27 Permalink