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Un bus a metano acquistato da Trentino Trasporti nel 2014 (a sinistra) e i bus a gasolio acquistati dalla Provincia per Sasa nel 2011.
Mobilità alternativa

In Trentino si può, in Alto Adige... no?

Sempre più paradossale la storia dei nuovi bus che la Provincia di Bolzano vuole acquistare a gasolio. Fra Piano Clima 2050 disatteso e la recente "spallata" trentina.
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Mi ero occupato di recente sull’aggiudicazione di 14 bus a metano a Trento, poi vi è stata ad inizio settimana la dichiarazione congiunta delle associazioni ambientaliste che chiedono di rivedere la scelta dei 124 bus tutti a gasolio (124, di cui 38 per Sasa), il 9 febbraio è arrivata una risposta in consiglio provinciale a Trento che conferma come la scelta fatta dalla Giunta provinciale di Bolzano sia molto discutibile.

Infatti, l’interrogazione del consigliere del M5S Filippo Degasperi, era incentrata proprio sul tema bus a gasolio e metano. La risposta dell’assessore provinciale trentino Mauro Gilomozzi è illuminante e quantomeno potrebbe, anzi dovrebbe portare (si spera finalmente) a un cambio di rotta anche in provincia di Bolzano.

Non solo, ma tale risposta confuta in modo piuttosto netto le affermazioni dei responsabili provinciali della mobilità e di Sasa (come la recente, solita, risposta del presidente Pagani), a giustificazione dell’acquisto pro gasolio.

In sintesi:

  • la flotta di Trentino Trasporti a Trento è ora composta per metà da bus a gasolio e metà a metano
  • che il maggior costo dei bus a metano si è ridotto considerevolmente in quanto “il maggior costo stimato di un bus metano 12mt rispetto ad un bus diesel 12 mt è pari a 10.000 euro (240.000 euro contro 230.000)”
  • “il differenziale tra costo km metano e costo km diesel permane (metano euro/km 0,172; gasolio euro/km 0,352), e rapportato ad una percorrenza annua per bus di 40.000 km determina un risparmio annuo pari a circa 7.000 euro che, moltiplicato per il periodo di ammortamento utile del bus di almeno 10 anni, consente economie ben superiori al maggior costo di acquisto iniziale”
  • “In ambito urbano non si hanno sostanziali impedimenti funzionali all'impiego di bus a metano, nemmeno nelle aree collinari. Unico limite, allo stato degli impianti è connesso alle più laboriose operazioni di rifornimento, che avvengono quotidianamente in orario notturno per 4 bus/ora circa”
  • Spazio anche al biometano poiché “La implementazione dei sistemi di rifornimento o produzioni in loco di metano da biogas (su cui si stanno conducendo approfondimenti anche relativi all'impianto di smaltimento a Rovereto) potrà consentire un ulteriore sviluppo della flotta a metano, con profili di vantaggio sia economici che, seppure non macroscopici, lato emissioni (vedasi allegato)”.

Questo l’allegato e le differenze di emissioni sono importanti, soprattutto per quanto riguarda NOx (ossidi di azoto) e PM (particolato):

emissoni-bus-diesel-metano-interrogazione-prov-trento.jpg
(Fonte: Consiglio Provinciale di Trento)

In poche parole: perché a Trento sì e a Bolzano no? Il tutto dovrebbe far riflettere seriamente gli amministratori provinciali di Bolzano e della città capoluogo nonché i vertici di Sasa che, a questo punto, al di là di certe risposte da “muro di gomma”, azzardo ormai di affermare che proprio “non la raccontano giusta”. Probabilmente quanto vado scrivendo da un lustro a questa parte non sono poi, secondo taluni, cose campate per aria. Peccato che si siano persi ben dieci anni a rincorrere… non so davvero cosa.

Su mia domanda nel corso della conferenza stampa del martedì, il 14 febbraio il presidente Kompatscher ha accennato ad un possibile riesame della decisione (contrariamente a quanto affermato in un articolo di stampa), facendo però capire che ci sia sostanzialmente un problema di fondi e quindi che il rinnovo della flotta “all’ingrosso” è andata a privilegiare i bus a gasolio perché più economici, andando però a scardinare quanto previsto nel Piano Clima 2050 per il tpl nel 2025.

Ecco, se qualcuno volesse (finalmente) discuterne, sono sempre a disposizione. Davvero peccato che i media, salvo rare eccezioni, non dedichino spazio alla problematica. Perché in fondo si tratta di sostanziosi investimenti pubblici (oltre 30 milioni di Euro per i 124 bus) nonché di scelte strategiche e dell’aria che respiriamo.

Domanda ormai retorica e posta ormai tante volte: perché non se ne discute pubblicamente?

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