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Mobilità alternativa
Sempre più paradossale la storia dei nuovi bus che la Provincia di Bolzano vuole acquistare a gasolio. Fra Piano Clima 2050 disatteso e la recente "spallata" trentina.
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Mi ero occupato di recente sull’aggiudicazione di 14 bus a metano a Trento, poi vi è stata ad inizio settimana la dichiarazione congiunta delle associazioni ambientaliste che chiedono di rivedere la scelta dei 124 bus tutti a gasolio (124, di cui 38 per Sasa), il 9 febbraio è arrivata una risposta in consiglio provinciale a Trento che conferma come la scelta fatta dalla Giunta provinciale di Bolzano sia molto discutibile.

Infatti, l’interrogazione del consigliere del M5S Filippo Degasperi, era incentrata proprio sul tema bus a gasolio e metano. La risposta dell’assessore provinciale trentino Mauro Gilomozzi è illuminante e quantomeno potrebbe, anzi dovrebbe portare (si spera finalmente) a un cambio di rotta anche in provincia di Bolzano.

Non solo, ma tale risposta confuta in modo piuttosto netto le affermazioni dei responsabili provinciali della mobilità e di Sasa (come la recente, solita, risposta del presidente Pagani), a giustificazione dell’acquisto pro gasolio.

In sintesi:

  • la flotta di Trentino Trasporti a Trento è ora composta per metà da bus a gasolio e metà a metano
  • che il maggior costo dei bus a metano si è ridotto considerevolmente in quanto “il maggior costo stimato di un bus metano 12mt rispetto ad un bus diesel 12 mt è pari a 10.000 euro (240.000 euro contro 230.000)”
  • “il differenziale tra costo km metano e costo km diesel permane (metano euro/km 0,172; gasolio euro/km 0,352), e rapportato ad una percorrenza annua per bus di 40.000 km determina un risparmio annuo pari a circa 7.000 euro che, moltiplicato per il periodo di ammortamento utile del bus di almeno 10 anni, consente economie ben superiori al maggior costo di acquisto iniziale”
  • “In ambito urbano non si hanno sostanziali impedimenti funzionali all'impiego di bus a metano, nemmeno nelle aree collinari. Unico limite, allo stato degli impianti è connesso alle più laboriose operazioni di rifornimento, che avvengono quotidianamente in orario notturno per 4 bus/ora circa”
  • Spazio anche al biometano poiché “La implementazione dei sistemi di rifornimento o produzioni in loco di metano da biogas (su cui si stanno conducendo approfondimenti anche relativi all'impianto di smaltimento a Rovereto) potrà consentire un ulteriore sviluppo della flotta a metano, con profili di vantaggio sia economici che, seppure non macroscopici, lato emissioni (vedasi allegato)”.

Questo l’allegato e le differenze di emissioni sono importanti, soprattutto per quanto riguarda NOx (ossidi di azoto) e PM (particolato):

emissoni-bus-diesel-metano-interrogazione-prov-trento.jpg
(Fonte: Consiglio Provinciale di Trento)

In poche parole: perché a Trento sì e a Bolzano no? Il tutto dovrebbe far riflettere seriamente gli amministratori provinciali di Bolzano e della città capoluogo nonché i vertici di Sasa che, a questo punto, al di là di certe risposte da “muro di gomma”, azzardo ormai di affermare che proprio “non la raccontano giusta”. Probabilmente quanto vado scrivendo da un lustro a questa parte non sono poi, secondo taluni, cose campate per aria. Peccato che si siano persi ben dieci anni a rincorrere… non so davvero cosa.

Su mia domanda nel corso della conferenza stampa del martedì, il 14 febbraio il presidente Kompatscher ha accennato ad un possibile riesame della decisione (contrariamente a quanto affermato in un articolo di stampa), facendo però capire che ci sia sostanzialmente un problema di fondi e quindi che il rinnovo della flotta “all’ingrosso” è andata a privilegiare i bus a gasolio perché più economici, andando però a scardinare quanto previsto nel Piano Clima 2050 per il tpl nel 2025.

Ecco, se qualcuno volesse (finalmente) discuterne, sono sempre a disposizione. Davvero peccato che i media, salvo rare eccezioni, non dedichino spazio alla problematica. Perché in fondo si tratta di sostanziosi investimenti pubblici (oltre 30 milioni di Euro per i 124 bus) nonché di scelte strategiche e dell’aria che respiriamo.

Domanda ormai retorica e posta ormai tante volte: perché non se ne discute pubblicamente?

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