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Immigrazione

“Migranti fatti passare per bestie”

Continua a far discutere la rissa all'ex Alimarket, una volontaria di Bozen Accoglie: "Gli operatori non erano formati, il nostro lavoro non è fare da guardiani".
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È l’ennesimo, fulgido, ormai fisiologico esempio di una fallimentare capacità gestionale che fa della Provincia un cadetto dell’accoglienza, lasciando inevitabilmente campo libero alla demagogia della retorica stucchevole. Mentre gli avvocati tentano di scongiurare l’ipotesi espulsione a danno degli 8 arrestati per rissa aggravata e danneggiamento durante gli scontri avvenuti venerdì 14 aprile e nella notte fra domenica 16 e lunedì 17 all’ex Alimarket di via Gobetti a Bolzano, fra il primo cittadino Renzo Caramaschi e le autorità provinciali la tensione sale. “Quando il direttore della Ripartizione Politiche Sociali della Provincia Luca Critelli afferma che il sindaco di Bolzano, che partecipa sin dalla scorsa estate a tutti i tavoli di lavoro sul tema dell'accoglienza di richiedenti protezione internazionale presso il Commissariato del Governo, era ed è a conoscenza dei numeri e della tempistica relativa al piano di distribuzione dei migranti sull'intero territorio provinciale, afferma una cosa corretta. Lo stesso Critelli però non fa alcun riferimento ad un aspetto certamente non secondario, ovvero che tale piano risulta ancora in gran parte disatteso”, bacchetta Caramaschi.

"È chiaro che più sono ampie le strutture che accolgono più aumentano le probabilità che ci sia una testa calda fra gli ospitati, è la legge dei grandi numeri, qualcuno prima o poi una cazzata la farà, perciò è fondamentale la formazione di chi lavora in questi centri e il rapporto che si crea con i migranti"

E intanto, a dispetto di qualsivoglia bega e delle statistiche feroci, la distanza tra la realtà vera della società e le istituzioni si fa siderale. E a “sporcarsi le mani” sono i supplenti della politica, ovvero chi al diluvio di parole preferisce l'azione, chi comprende la condizione dei migranti per quotidiana partecipazione. “Ho letto alcuni commenti che danno la misura di quanto poco si conoscano certe dinamiche - racconta a salto.bz una volontaria del gruppo Bozen Accoglie -, qualcuno ha scritto che episodi come quelli capitati nei giorni scorsi all’ex Alimarket non succedono nei centri piccoli, ma non è affatto così, queste cose accadono ovunque. Certo, è chiaro che più sono ampie le strutture che accolgono più aumentano le probabilità che ci sia una testa calda fra gli ospitati, è la legge dei grandi numeri, qualcuno prima o poi una cazzata la farà, perciò è fondamentale la formazione di chi lavora in questi centri e il rapporto che si crea con i migranti. L’Alimarket è un dormitorio, per di più sovraffollato [ad aprile i profughi accolti sono 220, ndr], e in un dormitorio non si può stabilire un contatto vero con queste persone, quel legame che aiuta a risolvere situazioni difficili”.

"Stavolta vedo una forte volontà politica nel focalizzare così intensamente l’attenzione sulle ultime vicende"

L’episodio di violenza scoppiato al centro di via Gobetti non è nemmeno imputabile, secondo la volontaria, alle diverse nazionalità ospitate nell’edificio, ma è piuttosto un “problema di accoglienza, e se la prima soluzione percorribile è quella di chiamare la polizia allora significa che non stiamo lavorando nel sociale, ma siamo dei meri guardiani”. Vale a dire che questa avvilente pagina di cronaca poteva essere evitata? “Si deve mettere in conto che le persone litigano, ed è sufficiente una forchetta, un pezzo di legno se l’intenzione è quella di fare del male. Tutto dipende dal senso che si vuole dare al nostro lavoro. Gli operatori impiegati all’ex Alimarket non sono adeguatamente formati. Se ci si fosse concentrati sulla costruzione di una relazione con i richiedenti asilo, quanto avvenuto si poteva evitare, sì. E invece è stata allontanata, con la scusa della lite, anche della gente che non era implicata direttamente nella prima rissa, al solo fine di togliere di mezzo i soggetti più difficili. Non sottovalutiamo il fatto che i richiedenti protezione internazionale hanno penato a lungo, molti anche un anno e mezzo, prima di poter avere un posto in una struttura del genere, ci credo che scatta la frustrazione se ti buttano fuori pur non avendo preso parte alla colluttazione”, tuona l’esponente di Bozen Accoglie che aggiunge: “Sono a conoscenza di cose molto gravi successe in Provincia legate ai migranti che non sono mai finite sui giornali, stavolta vedo una forte volontà politica nel focalizzare così intensamente l’attenzione sulle ultime vicende”.

"Perché è passato immediatamente in secondo piano sui media che la rissa sia nata in conseguenza del fatto che alcuni richiedenti asilo si sono scagliati contro un profugo che aveva molestato due volontarie della struttura? In questo modo sembra che ci siano solo delle bestie all’Alimarket"

Nel frattempo negli ultimi giorni sono sbarcate sulle coste italiane altre 8.500 persone, “lo sa questo la Provincia? Sa che inevitabilmente arriveranno su questo territorio altre persone? Non possono certo fare finta di niente. E perché continua a non essere presa in considerazione l’ipotesi dello Sprar, unica struttura in cui si può garantire un minimo di controllo?”. Domande tutt’altro che oziose ma che finiscono, sciaguratamente, per diventarlo. E ancora: “Perché è passato immediatamente in secondo piano sui media che la rissa sia nata in conseguenza del fatto che alcuni richiedenti asilo si sono scagliati contro un profugo che aveva molestato due volontarie della struttura? In questo modo sembra che ci siano solo delle bestie all’Alimarket, ma ci rendiamo conto che non c’è niente di peggio per queste persone che essere espulse? Se hanno la fedina penale sporca non avranno mai un permesso di soggiorno, rischiano moltissimo, anche quando sono innocenti, perché hanno meno diritti”.

Il comune di Bolzano, incalza la volontaria, “non ha mai fatto niente per i richiedenti asilo”. Né è stato mai fatto nulla per quelli che hanno subito un trauma, “nessuno di noi - prosegue la volontaria - ha fornito loro gli strumenti adatti per vivere in questa società e far sì che non reagiscano con violenza di fronte a certe situazioni, il Servizio psicologico locale non li prende in carico perché non parlano la lingua, la soluzione è quindi quella di mandarli nel reparto psichiatrico dove li riempiono di farmaci. So che la questione è estremamente complessa ma bisogna smettere di ragionare in ottica emergenziale”. Oggi, come annunciato dall’assessora Martha Stocker, è previsto un vertice a Palazzo Ducale. Si proporranno espedienti per un processo di integrazione reale o ci si limiterà a fare i burocrati? Di nuovo il vizio delle domande oziose, reflusso incontenibile.

 

 

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Kommentare

Bild des Benutzers Massimo Mollica

Io non comprendo tutto questo clamore per questa vicenda. E' successo un fatto spiacevole ma ne succedono molti di più in ambienti ben più "consoni" alle nostre abitudini. Come se noi fossimo dei santi immacolati e esenti da ogni infrazione!

+1-12
Bild des Benutzers Rocco Panzavolta

Non comprendo questa "gestione" dei "richiedenti asilo". Durante le guerre balcaniche i profughi (al 99% vecchi, donne e bambini) erano confinati in caserme o strutture controllate dai Carabinieri e Militari.
E' così difficile riesumare quel modello che ha funzionato (con qualche limitazione per i volontari) piuttosto bene all'epoca?

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