Kultur | Kunst | Arte e memoria

Cara Emily,….

L'arte indaga la memoria attraverso i lavori di 13 artisti e una performance, nella mostra "I'm gone. Can you remember me?" allestita nella galleria Ar/Ge Kunst.
Foto
Foto: Salto
  • E se la funzione della memoria non fosse solo quella rivolta al passato, per tenerlo in vita? Le opere di tredici artisti contemporanei raccolte nella mostra I'm gone. Can you remember me?  inaugurata alla galleria Ar/Ge Kunst si confrontano con la costruzione della memoria, con la sua messa in scena, con il suo carattere fuggevole che la avvicina al sogno. Con il laborioso lavoro di tenere in vita ricordi, con l’irrisolvibile legame al presente di chi ricorda. Con la perdita di identità, della propria terra, di beni materiali o di affetti che siano, che ci inducono a ricordare. Con il dissolversi ineludibile della memoria nel momento in cui tentiamo di fissarla.
    Il tentativo di ancoraggio di una qualche nostra identità alle memorie personali, sottoposte anch’esse a una continua rielaborazione, ha a che fare con il nostro essere nel presente, liquido, fuggevole e continuamente mutevole, ci ricordano le opere esposte dei tredici artisti. Disegni, pitture, video e installazioni, riconducono principalmente a tre aspetti legati alla memoria, al suo valore salvifico, quando il presente si sgretola in immani conflitti e indicibile dolore o anche solo si assopisce nell’indifferenza.

  • Galleria Ar/Ge Kunst, in primo piano l'opera Long Arm dell'artista Masatoshi Noguchi Foto: Salto

    La memoria è una luna che si allontana, La memoria come materia organizzata, La memoria è una recita ed è una farsa, queste le tre sezioni della collettiva curata da Francesca Verga e Zasha Colah e allestita in collaborazione con lo Studio Gisto di Milano. Noor Abed (PS), Noor Abuarafeh (PS), Anna Boghiguian (EG), Cristian Chironi (IT), Muna Mussie (ER/IT), Masatoshi Noguchi (JP), Abdul Sharif Oluwafemi Baruwa (UK/IT), Bea Orlandi (IT), Adrian Paci (AL/IT), Moira Ricci (IT), Jessica Russo (IT), Becky Shaw (UK), Cesare Viel (IT), i nomi degli artisti.
    Ad introdurre alla mostra la performance dell’artista Cesare Viel, la sua lettura davanti al folto pubblico presente al vernissage di una lunga lettera scritta alla poetessa Emily Dickinson. Una lettera riscritta a distanza di vent’anni, dopo la stessa performance presentata nel 2003 dall’artista alla galleria Fontana di Milano. Quasi a rimarcare la continua necessità di affinare i ricordi, di tarare i meccanismi che forniscono le coordinate della nostra esistenza attraverso il confronto con un passato prescelto. In questo caso una corrispondenza ideale dell’artista con l’anima della poetessa americana, che aveva scelto di vivere rinchiusa in un mondo di purezza, entro le pareti di una stanza, comunicando solo attraverso la scrittura e una fitta corrispondenza con la cerchia di amici.
    All’immagine del cofanetto di poesie di Emily Dickinson, rinvenuto dopo la sua morte, con le centinaia di sue composizioni in versi, scritte su foglietti ripiegati e cuciti con ago e filo, sembra richiamarsi indirettamente anche il lavoro Persona (2022) dell’artista Muna Mussie che ricama pazientemente, lettera per lettera, su un libro le parole della sceneggiatura dell’omonimo film di Ingmar Bergmann del 1966. La rielaborazione della storia di famiglia dell’artista italo-eritrea compare lì a fianco nel video dell’intervista alla nonna, intitolata Milite ignoto, che gioca sull’ambiguità del significato del nome ‘Milite’ che in tigrino significa Maria e in italiano soldato.

  • Performance dell'artista Cesare Viel, alla galleria Ar/Ge Kunst. Lettura della lettera a Emily Dickinson Foto: Salto

    Seguendo un percorso casuale nelle sezioni della mostra, definite dai pannelli  multifunzionali dell’allestimento, studiati in un colore rilassante che smorza i contenuti emotivi degli interventi artistici, si incontra anche il video Per sempre con te fino alla morte (2012) di Moira Ricci, in cui il padre dell’artista, dopo la scomparsa della moglie, canta le canzoni d’amore che aveva condiviso con lei in una vita. Alla parete una piccola poesia d’amore intrisa d’ironia, con lo stesso tema, tracciata su un supporto di piccolo formato. Dal tema della presenza e assenza in un ambito intimo e familiare, un altro video, questa volta dell’artista palestinese Noor Abed, elabora poeticamente un altro tipo di memoria, in cui il gesto personale si intreccia con l’altra faccia, pubblica e politica del ricordo. Nel video I’m so high on you (2012) l’artista danza nello scheletro di un edificio a Ramallah, in Palestina e la sagoma del suo corpo danzante si staglia negli spazi vuoti dei diversi piani dell’edificio incompiuto, simbolo di una memoria negata. Due i Iavori espressamente pittorici nella prima sala della galleria. Brains (2017) dell’artista egiziana Anna Boghiguian consiste in una serie di dipinti di cervelli che riconducono al corpo e rivelano la natura umana, fisiologica dei processi della memoria. A fianco sulla stessa parete, il dipinto di Cesare Viel riproduce luoghi di guerra e distruzione usando il carboncino, grafite e le matite colorate su carta da pacchi, e accompagna il testo della sua lettera aggiornata a Emily Dickinson nella performance Accendere una luce e scomparire.

  • Brains, opera dell'artista Anna Boghiguian, galleria Ar/Ge Kunst Foto: Arge Kunst

    Nella seconda sala, ancora un lavoro pittorico di Abdul Sharif Oluwafemi Baruwa. Su un supporto di materiale di recupero, l’artista nato a Londra con legami diretti con il Sudtirolo attraverso la madre nativa di Luson, usa i pastelli morbidi per disegnare le ramificazioni di un albero, quasi una metafora delle sue radici personali complesse che l’artista ripropone anche in testi editi in pubblicazioni e riviste artistiche. La memoria, che è anche ricerca di sé, prende forma per l’artista, con il nome d’arte Sharif o  Daniel, il nome di battesimo cristiano, anche in minuscoli manufatti di ceramica che conservano una traccia dell’impronta dell’autore, impressa durante la loro creazione.
    Le ramificazioni verso l’alto dell’albero del parco di Vienna, rappresentato da Abdul Sharif Oluwafemi Baruwa che ha vissuto e studiato a Vienna, si sviluppano in senso opposto nell’installazione site specific Long Arm (2024) creata  per questa mostra dall’artista giapponese Masatoshi Noguchi. La sua scultura, che accoglie i visitatori all’entrata della galleria, ha la forma di una ramazza sovradimensionale, con i sottili rami di saggina, legati insieme irregolarmente da piccoli nodi, che convogliano le singole memorie  verso un unico lungo sinuoso braccio di bambù che finisce nel soffitto.  

    Oltre ai contributi degli altri artisti, il racconto fantastico The Century Egg di Bea Orlandi, aggancia la memoria addirittura al futuro. Il testo è inserito in Novellas 5, l’ultima delle piccole pubblicazioni edite da Ar/Ge Kunst che accompagnano le indagini collettive della galleria. 

  • Poesia e video Per sempre con te fino alla morte, dell'artista Moira Ricci, galleria Ar/Ge Kunst Foto: Salto
  • La mostra "I'm gone. Can you remember me?" resterà aperta alla galleria Ar/Ge Kunst in Via Museo 29 a Bolzano fino al 27 aprile 2024.