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Avvenne domani

L’inquieta quietanza

A 30 anni dalla chiusura della vertenza tra Italia e Austria ci sono questioni aperte su cui nel mondo politico dovrebbe aprirsi un dibattito che stenta a decollare.
Kolumne von
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Maurizio Ferrandi27.05.2022
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Sfogliare il calendario di questo 2022 significa imbattersi, ad ogni piè sospinto, in un anniversario che richiama momenti cruciali nelle vicende politiche dell’Alto Adige. Le celebrazioni per il mezzo secolo di vita del secondo Statuto si saldano inevitabilmente con quelle, ormai prossime, per i trent’anni della chiusura della fase di attuazione dello Statuto stesso e del rilascio della cosiddetta “Quietanza liberatoria”, atto conclusivo della vertenza internazionale tra Italia e Austria apertasi davanti all’Assemblea Generale dell’ONU nel 1960. Prima di cercare di delineare gli effetti che quelle intese proiettano sulla situazione politico istituzionale di oggi, vediamo di rievocare in rapida sintesi i principali avvenimenti di quel semestre, fatidico non solo per la storia altoatesina.

30 gennaio 1992. A Roma il Consiglio dei Ministri vara le ultime quattro norme di attuazione del Pacchetto. Nel pomeriggio il Presidente del Consiglio Andreotti riferisce al Parlamento sulla chiusura della controversia nell’ambito del discorso con il quale conclude la legislatura.

3 marzo. Dopo tre anni di silenzio sul fronte degli attentati terroristici, un nuovo inquietante episodio fa salire la tensione. Una bomba gettata in sala provoca tredici feriti al cinema Capitol di Bolzano. Viene arrestato un uomo Vicenzo Finocchiaro di 52 anni. Ha dei precedenti penali e dei legami con ambienti della ex Jugoslavia. Sul movente dell’atto terroristico, che poteva avere conseguenze assai più tragiche, e su eventuali mandanti cala il silenzio. Finocchiaro viene giudicato infatti infermo di mente e internato in un manicomio criminale dove morirà, nel giugno del 1993, durante un’operazione chirurgica.

29 marzo. Assemblea e sfilata degli Schützen a Merano. Protestano contro la chiusura del Pacchetto.

22 aprile. Roma, al Ministero degli Esteri consegna all’Ambasciatore austriaco della nota sulla chiusura della vertenza altoatesina.

30 maggio. Con 1329 sì e 265 no il congresso SVP approva la mozione favorevole alla chiusura della vertenza. Prevale la linea sostenuta dal nuovo Obmann Roland Riz, ma è decisivo, come sempre, l’intervento di Silvius Magnago che ha abbandonato la guida del partito un anno prima.

4 giugno. Un sì alla chiusura anche dalla Dieta provinciale del Tirolo. Si oppongono solo i Freiheitlichen.

5 giugno. Tocca al Parlamento austriaco dare il suo assenso, con 125 sì e 30 no, alla conclusione della vertenza altoatesina. Approvano i Popolari, i Socialisti e i Verdi. Contrari i liberali di Haider.

11 giugno. Il Ministro degli Esteri austriaco Alois Mock consegna nelle mani dell’ambasciatore d’Italia Alessandro Quaroni la quietanza liberatoria, il documento con il quale Vienna dà il nulla osta alla chiusura della vertenza.

19 giugno. New York: gli ambasciatori di Italia e Austria consegnano al Segretario dell’ONU Butros Ghali il documento di chiusura.

Questo, per sommi capi, quel che avvenne trent’anni or sono, in un anticipo di estate nel quale l’atmosfera politica, in Italia, era assai più torrida di quella metereologica. L’inchiesta di Mani Pulite stava iniziando a produrre i suoi devastanti effetti. La legislatura conclusa da Giulio Andreotti con l’annuncio della chiusura della vertenza altoatesina, sarebbe stata in effetti l’ultima della prima repubblica anche se nessuno allora lo poteva immaginare. Nel giro di qualche mese il panorama politico sarebbe stato letteralmente sconvolto, con la scomparsa dei principali partiti di governo, dalla DC al PSI, al fronte laico, con le conversioni verso altri modelli e con altri nomi del vecchio PCI e della Fiamma missina. All’orizzonte il trionfo berlusconiano del 1994 e la dedizione dell’intero sistema al mito del maggioritario.

Alcuni tra questi passaggi delle cronache di trent’anni or sono verranno rievocati nelle celebrazioni che si preparano e che culmineranno, a metà giugno, in una celebrazione alla quale, salvo impedimenti dell’ultimo minuto sempre possibili in tempi di emergenza come quelli presenti, dovrebbero presenziare i due ministri degli Esteri di Roma e Vienna.

È più che certo che ai discorsi celebrativi si affiancheranno, come del resto anche settembre, quando a Bolzano verranno le più alte cariche dei due Stati, anche conversazioni di sapore più politico riguardanti l’attuale stato di salute dell’autonomia speciale altoatesina.

Il problema dei rapporti tra i poteri centrali e quelli di un ente periferico così particolare come la provincia di Bolzano sono questione antica.

Ne ha anticipato i contenuti il Presidente della Provincia Arno Kompatscher intervenendo, alcuni giorni fa presso la biblioteca Tessmann, alla presentazione del volume firmato dal giurista Francesco Palermo e dal sottoscritto sui 50 anni dell’Autonomia. Kompatscher, riprendendo una linea di pensiero già esposta nel recente viaggio a Vienna, ha affermato che il combinato disposto della riforma costituzionale del Titolo V approvata nel 2001, di alcuni sentenze della Corte Costituzionale e di alcune iniziative dei Governi che si sono succeduti a Roma negli ultimi anni mette a rischio i livelli di autonomia raggiunti da Bolzano. Non si tratta, secondo il Presidente altoatesino, solo di una lesione di competenze acquisite di recente ma di un vero e proprio affievolimento di quel livello di autonomia che era stato delineato con l’attuazione del Pacchetto. A comporre il quadro complessivo ci sono l’ondata di centralismo che ha investito negli ultimi anni la politica italiana, sempre oscillante tra questa tendenza e le aperture al federalismo, e la linea seguita durante l’emergenza pandemica. A questo proposito è interessante l’analisi svolta, nel dibattito da Francesco Palermo che ha messo in luce come, dal punto di vista giuridico, la gestione emergenziale affidata a semplici atti amministrativi, abbia finito per spazzare via la ripartizione di competenze tra Stato ed enti locali. Un processo forse inevitabile ma anche proietta ombre inquietanti su un futuro nel quale le emergenze, si pensi a quella climatica, potrebbero essere materia quotidiana nell’azione di governo.

Il problema dei rapporti tra i poteri centrali e quelli di un ente periferico così particolare come la provincia di Bolzano sono questione antica. Basti pensare, solo per fare un esempio, che uno dei problemi che, trent’anni or sono rischiò di rimandare indefinitamente la chiusura del Pacchetto, fu proprio quello dei cosiddetti “poteri di coordinamento e indirizzo”, rivendicati di Roma proprio sul finire degli anni 80 e con i quali, sostenevano non senza ragione gli esponenti sudtirolesi, lo Stato poteva svuotare con la mano sinistra il vaso delle competenze che aveva riempito con la destra.

Sono questioni di fondo, sulle quali nel mondo politico altoatesino dovrebbe aprirsi un dibattito che stenta a decollare

La questione fu risolta con una clausola di garanzia, a cui formulazione occupa una delle norme di attuazione (ecco, per chi ne avesse curiosità il testo) varate dal Governo Andreotti  in quella fatidica giornata del 30 gennaio 1992.

Ora la questione si ripropone sia pur in termini diversi. Se ne dovrà discutere tra Roma, Bolzano e Vienna, come avvenne trent’anni fa ed è fatale forse che il dialogo si intrecci con quello su un possibile adeguamento ai tempi dello Statuto. Un cinquantenne di successo che però, come avviene a tutti coloro che doppiano il capo di mezzo secolo, abbisognerebbe di una manutenzione che non può più essere quella ordinaria, affidata alle sole norme di attuazione varate, quando ci si riesce, dalle Commissioni dei sei e dei dodici.

Sono questioni di fondo, sulle quali nel mondo politico altoatesino dovrebbe aprirsi un dibattito che stenta a decollare, in un agone dove gli strumenti di incontro e di scontro restano per ora altri.

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Kommentare

Bild des Benutzers Karl Trojer
Karl Trojer 29.05.2022, 10:59

Grazie, Signor Fabrizio Ferrandi, della Sua attenzione e del Suo interessamento all´evolversi del nostro Statuto di autonomia ! Potrebbe , per cortesia, riassumere telegraficamente le questioni, che a Suo parere, sono da esaminare e chiarire ? Grazie, Karl Trojer, Terlano

Bild des Benutzers Maurizio Ferrandi
Maurizio Ferrandi 29.05.2022, 20:09

Arduo compito quello di riassumere temi vasti e complessi. Sullo sfondo, come detto, la questione dei poteri che lo Stato rivendica in chiave di governance generale e che in pratica taglierebbero i livelli di competenza provinciale un po' su tutte le materie. Le questioni più spinose sono sicuramente quella legate alla politica sanitaria, all'urbanistica, alla tutela dell'ambiente. Altro discorso quello di livello superiore riguardante la revisione dello Statuto. Si pensi, per fare solo un esempio, che, concepito oltre mezzo secolo fa, non dice nulla riguardo al rapporto tra autonomia spèeciale e Europa.
Comunque penso di tornare più diffusamente sulla questione in uno dei prossimi interventi.

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Luca Marcon 30.05.2022, 21:16

Lo statuto, un «cinquantenne di successo»: affermazione d'imperio che lascia al lettore tutto onere della sua falsificazione (cit. K Popper)

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