Politica | Autobrennero

“A22? Basta con la vecchia politica”

L’appello dei consiglieri pentastellati Marini, Degasperi e Nicolini al ministro Toninelli. Un vademecum condito di retorica anti-casta.
A22
Foto: Südtirolfoto/Othmar Seehauser

Se il nodo della concessione A22 (la firma sull’accordo è slittata perché il Ministero per le Infrastrutture vuole che l’approvazione passi per il comitato di controllo), oggetto di un lavoro certosino del presidente Arno Kompatscher, complica le trattative per la costituzione della nuova giunta provinciale, c’è chi tenta di sfruttare il momento per imporre una differente direzione di marcia. Forti della linea diretta con il governo centrale i consiglieri provinciali trentini del Movimento 5 stelle Alex Marini e Filippo Degasperi, insieme al neoeletto in Alto Adige Diego Nicolini lanciano un appello al ministro Danilo Toninelli affinché vengano prese tutte le accortezze del caso per evitare “errori d’impostazione” che avrebbero “ricadute negative per almeno 30 anni”.

L’occasione è ghiotta per puntare il dito sulla “casta” e su come è stata gestita Autobrennero fino a questo momento; i “vari potentati” vorrebbero continuare a “fare come hanno sempre fatto, utilizzando l’A22 come ‘gallina dalle uova d’oro’ per finanziare il loro sistema, garantendo posti sicuri e ben remunerati a se stessi ed ai propri seguaci più fedeli. La logica è quella del ‘Manuale Cencelli’, unico ‘strumento gestionale’ nel cui utilizzo possono dirsi esperti”.

Per gli esponenti del M5s il piano della “vecchia politica” per l’utilizzo degli utili derivanti dall’autostrada del Brennero (leggasi: il completamento del BBT) è disastroso e controproducente, e a sostegno della propria tesi i tre consiglieri fanno riferimento ai danni provocati dalla recente ondata di maltempo. “Le minacce derivanti dal cambiamento climatico - sottolineano i pentastellati - sono una realtà tangibile, che una volta di più ha lasciato ferite indelebili sul territorio italiano e sulla sua gente. Sarebbe intollerabile che le linee di indirizzo della nuova A22 non ne tenessero conto, ignorando l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile approvata per acclamazione dalle Nazioni Unite nell’ottobre 2015 ma poi in larga parte divenuta lettera morta”.

 

Il vademecum 

 

In un lungo comunicato stampa la triade individua gli opportuni passi da seguire nella futura gestione dell’autostrada. Si parte dalla soluzione “in house controllata da un comitato paritetico di gestione interistituzionale: qualora si scegliesse questa opzione occorre “semplificare il quadro societario della nuova A22” liquidando non solo le quote dei soci privati ma anche quelle di “quei soci che rendono la composizione societaria inutilmente frammentaria, ad esempio le camere di commercio e i Comuni”. Gli utili devono essere investiti nella mobilità sostenibile e nei collegamenti intervallivi su rotaia, viene quindi ribadita l’idea - che ha mandato su tutte le furie gli industriali - di cestinare il progetto del tunnel di base del Brennero.

E ancora: garantire “alla cittadinanza e all’opinione pubblica un sistema di verifica e controllo”. Interpellare istituzioni regionali e locali interessate dalla A22 per creare un corridoio di trasporto comune (per merci e passeggeri) attraverso l’estensione e l’efficientamento delle infrastrutture ferroviarie locali e l’ampliamento del servizio di tpl su ferrovia.

Per i cittadini c’è di più: un coinvolgimento praticamente a tutti i livelli (anche tramite referendum), dalla definizione delle tariffe dei pedaggi agli indirizzi strategici di gestione che vanno monitorati attraverso “strumenti di controllo popolare”; inoltre vanno devolute le “risorse finanziarie necessarie a realizzare investimenti funzionali al passaggio delle merci dalla gomma alla rotaia sul Corridoio del Brennero nell’ambito del Corridoio Scandinavia – Mediterraneo”. Valutare con attenzione la possibilità dell'elezione diretta per i membri del comitato paritetico - i cui verbali andranno pubblicati in maniera tempestiva e trasparente - e considerare di sottoporne le azioni a meccanismi di consultazione popolare. La stessa trasparenza, infine, dovrà essere rispettata relativamente all’operato del nuovo concessionario e sulle varie nomine corollarie. Insomma, proposte “impegnative” e “rivoluzionarie”, eppure “necessarie”, secondo i consiglieri del M5s, che, non è difficile immaginare, troveranno un orecchio attento a Roma.