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L'autostrada del Brennero, dispensatrice di ricchi utili per gli enti locali ma anche di inquinamento. Come agire? Le idee appaiono un po' con le armi spuntate mentre per i carburanti alternativi si fa poco o nulla.

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Come poter conciliare l'incasso di ricchi utili dalla A22 e combattere l'inquinamento provocato dai mezzi pesanti?

Ambiente e pedaggi: il palese conflitto d'interessi dei soci pubblici di Autobrennero

Si può essere azionisti di un’autostrada incassandone lauti profitti e poi dover ricevere le reprimende da parte della UE per l’inquinamento da biossido di azoto (NO2)?
Un contributo della community di Michele De Luca12.04.2016
Ritratto di Michele De Luca
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Di recente A22 ha approvato il bilancio del 2015: "La gestione dell’Autostrada del Brennero, per l’esercizio 2015, chiude con un utile netto di esercizio pari a 76,4 milioni di Euro, in linea con il risultato conseguito nel 2014 (72,7 milioni di Euro)".

Per rinfrescare la memoria, nella compagine degli azionisti di A22 risultano:

  • Regione Autonoma Trentino Alto Adige 32,2893%
  • Provincia Autonoma di Bolzano 7,6265%
  • Provincia Autonoma di Trento 5,3359%
  • Comune di Bolzano 4,2268%
  • Comune di Trento 4,2319%

L’inquinamento dell’Autobrennero, ma i pedaggi sono più importanti?

Oltre a dispensare profitti, la A22 dispensa però anche inquinamento. Lo dice il recente rapporto dell’Agenzia Provinciale per l’Ambiente per l’anno 2015. Ma la notizia è nota da tempo.

Dal sito della European Environmental Agency (EEA) si vede chiaramente nella mappa delle emissioni che vi sono valori fra 40 e 50 mg (colore rosso) e sopra i 50 microgrammi (colore marroncino).

Le contromisure prive degli input sui carburanti alternativi

La Provincia ha annunciato delle tutto sommato blande contromisure già nel 2014 (leggasi il Programma per la riduzione dell’inquinamento da NO2 elaborato dalla Provincia nel 2015) bloccate probabilmente per la questione del rinnovo della concessione a livello ministeriale a Roma, quindi la questione oggi dovrebbe essere sbloccata visto l'accordo sulla proroga con la costituzione di una società in-house presentato il 15 gennaio scorso. Contromisure per compensare gli utili? Piacerebbe sapere come vengono impiegati questi utili oppure se vanno a finire nel calderone indefinito delle entrate dei bilanci dei rispettivi enti.

Qualche giorno fa anche il Dachverband für Natur- und Umweltschutz ha preso posizione in merito anche se le associazioni ambientaliste paiono, beninteso ormai da svariati anni, non avere idea alcuna sui carburanti alternativi.

Per A22 i camion a metano non esistono, invece oggi la realtà dice ben altro

Peccato che tali contromisure non prevedano nulla circa i carburanti alternativi. Da anni sto denunciando la letargia in tal senso di A22. Di recente mi fu data una risposta piuttosto piccatina ad inizio settembre 2015 dai vertici di A22 sulla serie di impianti di distribuzione di metano il cui piano di sviluppo (12 impianti, solo 3 al momento attivi) era stato approvato nell’ormai lontano 2007, anche se oggi andrebbe integrato prevedendo punti di rifornimento ancheper i mezzi pesanti, dovrebbe muoversi qualcosa prossimamente ma sono alquanto scettico dopo le tante promesse degli anni scorsi.  

Piano che era essenzialmente pensato per le autovetture mentre oggi i camion a metano (gassoso e liquido) sono una realtà sul mercato europeo e quindi tale piano andrebbe aggiornato comprendendo impianti capaci di garantire rifornimenti anche per i mezzi pesanti, anche se l’a.d. Pardatscher in un’intervista nello scorso agosto ha, un po’ incredibilmente, affermato il contrario. Il che da un po’ l’idea di una certa confusione all’interno di A22 in merito al tema.

Il conflitto d’interessi degli azionisti pubblici

Ma la confusione più grande paiono averla gli enti pubblici che, come sopra evidenziato, incassano benevolmente gli utili di A22, si rallegrano dell’aumento del traffico ma poi si lamentano dell’inquinamento, ma poi cosa fanno per la rete di carburanti alternativi? Se il trasporto pesante rimarrà ancora per anni con tali numeri, bisognerà pur cercare di renderlo più “green” o no?

Ho già scritto di recente che la strategia provinciale sulla green mobility rischia di farci schiantare contro un muro e sull’A22 si vuole solo intervenire con limiti di velocità e null’altro, una strategia totalmente monca sui carburanti alternativi visto che si parla solo e costantemente di idrogeno. Che poi l’A22 abbia speso 5 milioni di Euro per il fabbricato della centrale H2 di Bolzano Sud e che poi stranamente sia rimasto sulla carta il piano di distributori di metano, non lo trovo affatto una coincidenza visto che i costi erano quelli per realizzare i distributori di metano. In altri paesi si sono creati, anche con finanziamenti europei dei “blue corridor” con distributori di metano liquido per camion LNG ma qualcuno deve aver dormito e così l’asse del Brennero non compare fra questi.

Azionisti pubblici, incassare va bene, ma bisogna adoperarsi anche concretamente per trasporti più puliti

Se gli azionisti pubblici di A22 continueranno ad intascare gli utili ma a non dare input ad A22 sulla rete di carburanti alternativi, che dovrebbe essere al centro della strategia ambientale, è chiaro che il management di A22 se ne disinteresserà. Ma poi non lamentiamoci se continueremo a ricevere reprimende e, prima o poi, salate multe da pagare da parte della UE.

Rimane in ogni caso da risolvere l’evidente ed enorme conflitto d’interessi dei soci pubblici. Intanto le colonne di camion ogni giorno sulla striscia d’asfalto targata A22 continuano ad ammorbare l’aria. Appare evidente che o queste possibilità alternative sono state del tutto sottovalutate, oppure, ancora peggio, che nessuno si sia interessato in questi anni agli sviluppi tecnologici e di prodotto. Il fatto, eclatante di per sé, è che si sono persi ben dieci anni e che nessuno se ne assumerà la responsabilità. Il mito del “Wir sind die Besten” vacilla sempre di più.

La direttiva DAFI 2014/94/UE sulla realizzazione di un'infrastruttura per i combustibili alternativi

Un appiglio importante dovrebbe darla però la direttiva europea DAFI che prevede specifici obblighi a carico degli stati membri di impostare una politica che preveda lo sviluppo di reti di rifornimento di elettricità, idrogeno e metano/biometano (gassoso e liquido). Per quanto a mia conoscenza in sede ministeriale romana dovrebbe essere al momento in preparazione il piano strategico italiano. C'è da chiedersi se la provincia di Bolzano e quella di Trento si faranno parte attiva di tale iniziativa, per non parlare del necessario raccordo con il Tirolo. Non se ne sa nulla e temo il peggio a furia di essere ultraortodossi con una visione solo "elettrocentrica" della mobilità futura.

Ma, come ho domandato ormai infinite volte, se ne vorrà mai discutere pubblicamente?

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