Pedofilia
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Chiesa e pedofilia

I caschi blu in Vaticano

Durissimo richiamo dell’ONU sulla pedofilia nella Chiesa.
Colonna di
Ritratto di Gianluca Battistel
Gianluca Battistel20.02.2019
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Pochi giorni fa la rivista Left ha pubblicato un articolo di Federico Tulli sul documento del Comitato Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza reso pubblico il 7 febbraio 2019 in cui si evidenziano gravissime omissioni dello Stato italiano nella persecuzione della pedofilia nella Chiesa Cattolica. Nelle Conclusioni del documento sono elencate 8 raccomandazioni all’Italia che equivalgono a una condanna morale di proporzioni devastanti. Il Comitato ONU raccomanda all’Italia di:

(a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

(b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale da esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica;

(c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la “riabilitazione” psichica delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

(d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

(e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

(f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità per tali atti;

(g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato italiano;

(h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

La tolleranza zero di papa Francesco sulla pedofilia non ha il benché minimo riscontro oggettivo

Come ben si evince anche da questo documento, la tolleranza zero di papa Francesco sulla pedofilia non ha il benché minimo riscontro oggettivo. Infatti, come già approfondito in precedenti articoli, i casi di violenza contro i minori nella Chiesa sono tuttora regolamentati dall’Istruzione Crimen sollicitationis del 1962 e dalla lettera del 18 maggio 2001 De delictis gravioribus del cardinale Josef Ratzinger, allora capo della Congregazione per la dottrina della fede, in cui è stabilito il principio di assoluta riservatezza dei processi interni alla Chiesa per i casi di pedofilia, ma soprattutto l’estensione del vincolo di segretezza della confessione anche fuori dall’ambito specifico della confessione stessa. Ovvero, tutto ciò che accade nell’ambito della relazione personale tra il prete e il minore è vincolato dal sigillo sacramentale della confessione, che si applica a entrambi. Quindi, anche la vittima che subisce violenza è comunque obbligata al silenzio e non può rivolgersi alla giustizia secolare, pena la scomunica.

Un’istituzione religiosa non solo si macchia di crimini orrendi su vasta scala contro bambini e minori, ma non fa nulla per rimuovere le norme del proprio diritto canonico che ne impediscono la persecuzione giudiziaria

Va sottolineato che il documento ONU del 7 febbraio 2019 non è affatto un caso isolato. Già nel 2014 il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e il Comitato ONU contro la tortura avevano richiesto alla Santa Sede la lista dei nomi di circa 900 sacerdoti pedofili che nei 10 anni precedenti erano stati ridotti allo stato laicale (alcuni di loro avevano confessato più di 200 stupri), richiesta rispedita al mittente. Proprio com’era stata respinta la richiesta di chiudere i pre-seminari e i seminari minori gestiti da ordini e congregazioni religiose essendo dimostrato che gran parte delle violenze avviene in questi istituti. E sempre nel 2014 lo stesso Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza aveva formulato una serie di suggerimenti per garantire l’incolumità dei minori che frequentano chiese, parrocchie, seminari e scuole cattoliche, il 1° settembre 2017 la Santa Sede avrebbe dovuto presentare a Ginevra il dossier per dimostrare di averli tramutati in legge e naturalmente non lo ha mai fatto.

In sintesi. Un’istituzione religiosa non solo si macchia di crimini orrendi su vasta scala contro bambini e minori, ma non fa nulla per rimuovere le norme del proprio diritto canonico che ne impediscono la persecuzione giudiziaria. E lo Stato italiano, invece di mobilitare tutti gli strumenti giuridici, legislativi e parlamentari affinché questa incommensurabile mostruosità venga sradicata una volta per tutte, ben si guarda dallo scalfire gli innumerevoli privilegi garantiti alla Chiesa Cattolica dai vari Concordati, costringendo l’ONU a intervenire a difesa dei nostri bambini. Almeno ci è consentito di vomitare liberamente o è già vilipendio della religione?

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