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Mobilità alternativa

Le 'capriole' sui carburanti alternativi

Rispondere “fischi per fiaschi” sui carburanti alternativi dimostrando di non avere una strategia complessiva. A questo punto è ormai chiaro che qualcosa proprio non va.
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Sui carburanti alternativi la situazione è ben diversa da quella ufficiale “green” provinciale che si tenta di imporre. In realtà basta poco per scoprire una strategia a dir poco fallimentare e che ha fatto perdere almeno 12 anni, che pochi non sono, per una mobilità pubblica e privata più pulita di cui però da sempre non si discute pubblicamente (sfilarsi dai confronti dice un po’ tutto...), né pare essere un tema da approfondire sui media. Se vi sono poi manifestazioni ufficiali si sentono sempre le solite cose sulla “green mobility”, ma basta mettere il naso fuori dalla porta di casa per accorgersi che si sta scontando nei polmoni della cittadinanza le non-scelte frutto di valutazioni e di considerazioni semplicemente sbagliate e assai poco lungimiranti.

La prima interrogazione e le non-risposte

La dimostrazione con una recente interrogazione del consigliere 5 Stelle Paul Köllensperger in Consiglio provinciale con la quale si è chiesto cosa ha intenzione di fare la Provincia dopo il recepimento in Italia della direttiva europea Dafi (Deployment of Alternative Fuels Infrastructure) che riguarda elettricità, idrogeno ma anche metano e biometano in forma compressa o gassosa e, per il finire, il gpl.

Che si nicchiasse in Provincia e probabilmente in molte altre regioni italiane, era ovvio. Che si arrivasse però a fornire una risposta del tutto fuorviante, non era davvero prevedibile. Non solo si è andati a riferirsi ad una direttiva e ad un regolamento sui fondi europei Fesr, che c’entra come i cavoli a merenda, e si è continuato con una elencazione delle iniziative sulla mobilità elettrica. L’accenno alla Sasa che è “a conoscenza del D.Lgs. di recepimento relativo alle aree con alte emissioni di PM10”, fa sorridere, non fosse altro che è una palese presa in giro visto che si finirà con l’acquistare (per pura disperazione a seguito del mancato rinnovo della flotta…) 38 bus diesel. L’ing. Günther Burger (GB), che ha redatto la risposta firmata dall’assessore Mussner, conclude quasi con uno sberleffo citando i soliti bus a idrogeno ed elettrici, che altrettanto c’entrano come i cavoli a merenda. Ma, quello che è peggio, neanche una riga su cosa si farà in futuro.

Come si possa fornire una simile risposta, ben si può affermare al limite della presa per il naso, solo il competente assessore provinciale alla mobilità e il suo capo ripartizione possono spiegarlo.

La seconda interrogazione e la "mobilità provinciale" si eclissa

Ebbene, il consigliere 5 Stelle Paul Köllensperger ha riproposto le domande in una seconda interrogazione che ha riproposto alcuni quesiti sulla Dafi. E’ arrivata una seconda risposta questa volta però da parte addirittura del Presidente della Provincia e per la penna del rag. Bruno Fontana, direttore reggente dell’Ufficio Commercio e Servizi. Un po’ singolare, no? Adesso si aggiunge un terzo settore dell’amministrazione provinciale ad essere coinvolto (?) dopo l’ambiente (che non si sa bene che ruolo abbia…) e la mobilità.

La cosa diventa difficile per i carburanti alternativi non solo a benzina e gasolio ma anche ad elettricità e idrogeno. L’elencazione delle problematiche pare essere uno “scudo” nei confronti dell’ampliamento della rete e si apprende pure che ormai da sei anni non sono previsti contributi per aggiungere il metano alle stazioni di servizio. Anche l’aver citato le “compagnie petrolifere” fa capire la totale defaillance delle ex aziende dell’energia Ae e Sel e la totale pietrificazione delle altre società locali del settore. Solo che a volgere lo sguardo oltre il passo del Brennero le cose cambino un po’ tanto. L’attuale rete di ben 28 distributori di metano, in parte realizzati dalla società parapubblica Tigas, dicono che si poteva fare di più e meglio. Bastava avere un progetto, un'idea, una prospettiva... nisba qui da noi.

Sul fatto che i dati dei consumi di metano (e gpl) siano in calo non meraviglia. Se sono presi a scusante per non ampliare la rete, in realtà è stato proprio il blocco della diffusione della rete e il mancato coinvolgimento di enti locali e le aziende di asporto rifiuti, che non hanno mosso quasi un dito verso i carburanti gassosi per la totale assenza di direttive provinciali, accompagnati da una campagna di comunicazione uguale a zero o con evidenti manchevolezze, tacendo poi delle aziende private per le quali sono mancate del tutto azioni di sostegno mirate per i carburanti alternativi. Il tutto condito dall’euforia per l’elettrico e dalla visione monobinario dell’idrogeno e così siamo qui a chiederci perché della situazione nella quale siamo, per tacere delle assurde e scellerate scelte pro diesel per le flotte urbane ed extraurbane dei bus. Ma su questo penso di aver scritto fin troppo.

Metano liquido (GNL): non se ne è mai parlato ma arriverà alla Sadobre nel 2018

Una notizia riguarda il metano liquido. Nel 2018 dovrebbe essere aperto un impianto di rifornimento per camion a GNL presso la Sadobre di Vipiteno e vedremo se disporrà in modo lungimirante pure di metano gassoso per i veicoli leggeri come negli altri impianti italiani realizzati di recente. Davvero una “good news” considerando che l’asse autostradale del Brennero (e fino a Monaco) era totalmente sprovvisto di un tale impianto nonostante l’elevato inquinamento dovuto ai mezzi pesanti ma solitamente si pensa solo a contare i proventi della A22. Certo è un inizio. Fanno sinceramente sorridere le preoccupazioni della dimensione in altezza del serbatoio criogenico, visto che, se “disturba il panorama” della verde alta Val d’Isarco, questo potrebbe essere disposto anche orizzontalmente. Pare poi che non si sia al corrente che, nonostante il GNL debba essere trasportato dalla Spagna, Francia o dai Paesi Bassi, questo sia oggi ampiamente concorrenziale rispetto ai metanodotti e altrettanto pare non si sappia che saranno realizzati a breve bunkeraggi di GNL a Livorno e a Rovigo che dovrebbero risolvere questo problema della distanza.

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Due impianti di rifornimento di metano liquido, a sinistra quello di Padova Interporto con il serbatoio criogenico montato verticalmente e quello di Castel San Pietro Terme (Bo) con serbatoio montato in orizzontale. (da Interporto Padova e Ham Italia)

I carburanti alternativi: sviluppo solo su iniziativa delle compagnie petrolifere? Assurdo!

Al termine della risposta si afferma che “Nelle direttive di prossima emanazione l’ufficio competente sta valutando se sia opportuno prevedere obbligatoriamente la presenza di uno dei suddetti prodotti (metano, gnl gpl), nel caso di realizzazione di nuovi impianti. Nella valutazione si dovrà tenere in debito conto che la rete stradale e autostradale esistente sul territorio provinciale è ben strutturata e moderna, e che oltre alle sopracitate evidenti problematiche tecniche di difficile superamento, il potenziamento e la realizzazione di nuovi impianti con i suddetti prodotti comporta investimenti tali da disincentivare le compagnie petrolifere ad effettuarli”. Allora?

Ebbene, è la prova provata che la Provincia da anni non ha fatto e che non farà NULLA per tale settore, altro che spinta propulsiva, limitandosi a gestire eventuali richieste di autorizzazioni all’apertura di nuovi impianti. Si delega, di fatto e palesemente senza convinzione alcuna, ad aziende private uno sviluppo di rete che negli anni scorsi non è mai veramente partito. Come si pensa poi di incentivare nuovi impianti, senza alcun finanziamento, se le amministrazioni pubbliche locali se ne fregano dei mezzi a carburanti alternativi? E cosa ne è stato della rete di distributori autostradali di cui si aspetta la realizzazione sull’A22 da ormai dieci anni? Sono ben quattro quelli previsti in provincia di Bolzano, per i quali fra l’altro A22 dispone e paga da tempo l’allacciamento al metanodotto.

O forse, semplicemente, si ha timore di perdere le accise su benzina e gasolio se cominciassero a circolare “troppi” mezzi a carburanti alternativi?

La dimostrazione di una non-strategia, un fallimento politico-amministrativo che si dovrebbe spiegare un po’ ai/alle cittadini/e che ogni giorno si “divertono” a respirare i gas di scarico sempre più mefitici di automezzi leggeri e pesanti a gasolio, “puliti” solo nelle procedure di omologazione, come ho riferito tempo fa ma che, al pari del tema principale di questo intervento, nessuno pare abbia la voglia di affrontare e discutere pubblicamente nella provincia della “green mobility” per me di pura facciata.

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