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Elezioni europee

Buonanotte

Considerazioni in ordine sparso sulle elezioni europee.
Kolumne von
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Gianluca Battistel31.05.2019
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Il successo ottenuto dalla Lega alle elezioni per il Parlamento Europeo era ampiamente prevedibile. Tutti i sondaggi la davano sopra il 30 % e con l’aria che tira nel paese il risultato è tutt’altro che inaspettato. In tutto ciò va dato atto al M5S di aver compiuto un autentico capolavoro. Dopo aver martoriato gli zebedei agli elettori fin dalla sua fondazione con la storia del “No a qualsiasi alleanza!” e “I partiti sono tutti corrotti!”, l’alleanza l’ha fatta con un partito xenofobo condannato per aver rubato 49 milioni alla collettività. Dopo aver inserito flat tax e condono (ah no scusate, si chiama pace fiscale) nel contratto di governo senza battere ciglio, i grillini hanno fatto scattare l’immunità parlamentare, fino a ieri privilegio schifosissimo della schifosissima casta, bloccando l’incriminazione di Salvini per sequestro di persona. Destra e sinistra non esistono più e allora chissenefotte di qualche barcone ricolmo di migranti? Onestà, onestà! Risultato? Voti del M5S dimezzati in poco più di un anno e raddoppiati quelli della Lega che, con i valori attuali e la legge elettorale vigente, insieme a Fratelli d’Italia otterrebbe la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Somari allo sbaraglio.

Ora Salvini proporrà qualche provvedimento indigesto al partner di coalizione, tipo l’approvazione definitiva della TAV o una versione estremizzata della flat tax, in modo tale da costringere Di Maio e compagnia a dire di no e addossare loro la responsabilità di far cadere il governo. Dopodiché passerà all’incasso. Forza Italia (l’8,7 % dell’elettorato vota ancora per un delinquente conclamato) si accoderà alla Lega o scomparirà per sempre. E non facciamoci illusioni, l’impronta dichiaratamente razzista del partito che fino a qualche anno fa insultava i terroni salvo accorgersi che per prendere il potere bisogna raccogliere voti anche al sud, si radicalizzerà ulteriormente. Perché, va detto con chiarezza, è esattamente ciò che si aspetta chi vota per la Lega. Né sorprenda l’ostentazione della simbologia cristiana nei comizi elettorali e raduni di partito, una buona fetta di elettorato cattolico è perfettamente a suo agio nel vedere rosari e madonne branditi come arma identitaria contro lo straniero.

Destra e sinistra non esistono più e allora chissenefotte di qualche barcone ricolmo di migranti? Onestà, onestà! Risultato? Voti del M5S dimezzati in poco più di un anno e raddoppiati quelli della Lega che, con i valori attuali e la legge elettorale vigente, insieme a Fratelli d’Italia otterrebbe la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Somari allo sbaraglio.

E il PD? Devastato dal flagello del renzismo, è bastato eleggere un segretario capace di dire due frasi non dico di sinistra, ma almeno prudentemente centriste sui diritti del lavoro e sulla detassazione dei redditi medio-bassi per riportare il partito sopra il 20 %. Dopo anni di jobs act, manomissione dell’articolo 18, patto del Nazareno e decreti salva banche, agli elettori del PD sarà sembrato Che Guevara. E infatti i renziani sono molto irritati, se per caso Zingaretti in un momento di euforia dovesse farsi scappare che flessibilità è sinonimo di precariato e che la scuola pubblica deve essere laica, gli sfasciano il partito in men che non si dica. Del resto Calenda, che fa più danni in politica di uno sciame di locuste nella sala della Gioconda, ha già annunciato di voler fondare un proprio partito.

Infine, La Sinistra. Per una volta le varie sigle delle frazioni a sinistra del PD erano riuscite a unirsi in un’unica lista, con l’eccezione del Partito Comunista di Marco Rizzo che col suo glorioso 0,88 % sta per dare l’assalto al Palazzo d’Inverno. Non si può dire che Nicola Fratoianni sia un leader impreparato o di scarsa abilità retorica, né che la sua piattaforma programmatica presentasse proposte sovversive. Dalla revisione dei trattati europei all’armonizzazione fiscale dei paesi membri, dal salario minimo alla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, dalla tassazione sulle transazioni finanziarie all’aliquota minima al 25 % sulle multinazionali del web, il programma si orientava, verrebbe da dire moderatamente, ai principi costitutivi della socialdemocrazia. Eppure, il risultato è semplicemente disastroso: 1,74 %. La sconfitta della Sinistra è rovinosa sia in Germania con la Linke che in Francia con La France Insoumise, unica eccezione Podemos in Spagna, comunque fermo al 10 %.

Forse sarebbe il caso di prendere atto che la nostra sconfitta è irrimediabile. Che l’egemonia culturale del modello economico liberista, costruita in tre decenni di pensiero unico pressoché incontrastato dominante in tutti i mezzi di comunicazione, ha instaurato rapporti di forza impossibili da sovvertire. A meno che a sovvertirli non intervenga la prossima crisi finanziaria, alle cui dinamiche e possibili esiti la Sinistra cosiddetta radicale farebbe bene a rivolgere lo sguardo.

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